Il governo pakistano ha confermato la presenza mercoledì delegazioni guidate da Vance e Ghalibaf. Ma Washington e Teheran hanno entrambi espresso la disponibilità a riprendere le ostilità. La tregua scade proprio mercoledì
Il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf si incontreranno mercoledì a Islamabad, in Pakistan, per i colloqui sulla fine della guerra, secondo quanto riportato dall'Afp che cita due fonti nella regione.
I mediatori pakistani hanno ricevuto conferma che i due funzionari arriveranno nella capitale per il secondo round di negoziati.
Intanto la tregua tra Washington e Teheran si avvicina alla fine, prevista proprio per il 22 aprile. I due Paesi si accusano reciprocamente però di avere violato il cessate il fuoco di due settimane, mentre cresce l'incertezza su un possibile stop alla ripresa del conflitto.
Durante i colloqui iniziali in Pakistan all’inizio del mese, le discussioni di più alto livello tra le due parti dalla fondazione della Repubblica Islamica nel 1979, gli analisti avevano indicato il rango elevato delle delegazioni come segnale di una volontà di raggiungere un accordo.
Tuttavia, quei negoziati si sono conclusi senza intesa. Da allora l'Iran ha nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato un blocco della navigazione da e per i porti iraniani.
La Casa Bianca ha dichiarato che il vicepresidente JD Vance è pronto a tornare a Islamabad per guidare la delegazione statunitense, che includerà anche l'inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.
I colloqui, inizialmente previsti per lunedì nella capitale pakistana, sono stati interrotti dopo che l'Iran ha annunciato il suo ritiro.
Il ritiro di Teheran è stato in parte provocato dal sequestro da parte degli Stati Uniti di una petroliera iraniana domenica. La Marina statunitense ha dichiarato che la nave non aveva rispettato gli avvertimenti e stava cercando di eludere il blocco dei porti iraniani.
Il blocco è entrato in vigore la settimana scorsa in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran dall'inizio della guerra, il 28 febbraio, che ha fatto aumentare i prezzi del petrolio in tutto il mondo.
L'Iran ha dichiarato che il blocco navale dei suoi porti è una violazione dell'accordo di cessate il fuoco, cosa che gli Stati Uniti negano. Trump ha insistito sul fatto che la Marina statunitense continuerà ad applicarlo finché l'Iran non riaprirà lo Stretto al traffico marittimo.
"Il blocco, che non toglieremo finché non ci sarà un accordo, sta assolutamente distruggendo l'Iran. Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno, una cifra insostenibile, anche nel breve periodo", ha scritto Trump in un post su Truth Social.
"L'Iran non ha latra scelta che fare un accordo", ha ribadito poi Trump in un'intervista telefonica con Cbnc news. "Ero sicuro che avrebbero mandato una delegazione in Pakistan, non hanno altra scelta", ha aggiunto.
Teheran ha inoltre dichiarato di rifiutare qualsiasi sforzo diplomatico sotto minaccia di attacco, dopo che Trump in vari post sui social ha promesso di intensificare i combattimenti e di "far saltare in aria" l'intero Paese se non verrà raggiunto un accordo.
"Trump, imponendo un assedio e violando il cessate il fuoco, cerca di trasformare questo tavolo negoziale - nella sua immaginazione - in un tavolo di resa o di giustificare un nuovo guerrafondaio", ha scritto lunedì su X lo speaker del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
"Non accettiamo negoziati all'ombra di minacce e nelle ultime due settimane ci siamo preparati a scoprire nuove carte sul campo di battaglia", ha aggiunto.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (Irgc) - un'unità d'élite con una propria marina che risponde direttamente alla Guida Suprema - ha avvertito di prendere di mira qualsiasi imbarcazione che tenti di passare attraverso lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione.
Lo Stretto permette il passaggio di circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio, gas e altri prodotti cruciali come i fertilizzanti che originano dal Golfo Persico.
Il prezzo del petrolio al barile martedì era di 95 dollari, in forte calo rispetto ai quasi 120 dollari raggiunti prima della tregua, ma comunque con un aumento di circa il 40 per cento rispetto ai prezzi di inizio febbraio.