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Olimpiadi invernali tra crescita, clima e identità

Curling Milano Cortina 2026
Curling Milano Cortina 2026 Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Giorgia Orlandi
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Le Olimpiadi invernali affrontano oggi una scelta strategica: ampliarsi per diventare più universali o difendere la propria identità storica. Tra sport di nicchia e sfide climatiche, le discipline evolvono verso formati più brevi e spettacolari, capaci di attrarre un pubblico giovane

Dalle 61 medaglie in palio a Lillehammer nel 1994 alle 116 di oggi: le Olimpiadi invernali sono cresciute, si sono ampliate e hanno ridefinito la propria identità. Ma non si tratta di una semplice espansione numerica.

A cambiare è stato il modo stesso di concepire i Giochi, tra nuove discipline, esigenze televisive e di pubblico insieme alla sfida del cambiamento climatico.

Secondo Valerio Piccioni, giornalista sportivo collaboratore del quotidiano Domani, le Olimpiadi invernali si trovano oggi davanti ad una scelta strategica. “I Giochi Olimpici Invernali naturalmente sono cresciuti, si sono ingranditi, ha spiegato ad Euronews.

Tuttavia, l’aumento non riguarda il numero degli sport, rimasto sostanzialmente stabile, ma le singole discipline che hanno proposto più gare”.

“Il tema, continua Piccioni, ora è capire se ampliare ulteriormente il programma per rendere i Giochi più universali o proteggere lo “zoccolo duro” dei Paesi storicamente coinvolti”.

Piccioni fa notare che il confronto con le Olimpiadi estive è inevitabile, sottolineando come a Parigi 2024 abbiano partecipato 205 Paesi, contro i 92 delle ultime edizioni invernali.

“Per aumentare la platea si guarda a discipline come il ciclocross o la corsa campestre, potenzialmente più attrattive per i Paesi africani. Ma il cambiamento climatico complica lo scenario, restringendo il numero di nazioni in grado di ospitare gare su neve naturale”.

Tra vecchio e nuovo, l’ascesa degli sport “di nicchia”

Le discipline invernali sono cambiate. Secondo Piccioni, l’evoluzione va verso gare più brevi e più spettacolari, anche per rispondere alle esigenze televisive.

“Generalmente le discipline e gli sport si evolvono nel senso di diventare più brevi in termini di spettacolo”, ha spiegato a Euronews.

Il curling rappresenta un’eccezione. “Perché rappresenta il piacere della lentezza”, ha osservato Piccioni.

Al contrario, discipline come il fondo si sono trasformate radicalmente. “Era la celebrazione di una mattinata lunga, interminabile. Ora è tutto più veloce, tutto più rapido”, ha detto a Euronews spiegando che Skiathlon, sprint e staffette hanno reso la competizione più dinamica, intercettando un pubblico giovane abituato a consumare lo sport in forma sintetica.

Snowboard e freestyle, conclude Piccioni, nati come discipline di nicchia negli anni ’90, sono diventati sport di culto tra i giovani. Questa miscela tra gare storiche e nuove discipline rappresenta oggi l’identità dei Giochi invernali”.

Il “compromesso con l’identità storica dei Giochi”

A decidere l’ingresso di uno sport nel programma olimpico chiarisce Piccioni, è l’esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. I criteri includono il numero di federazioni coinvolte e la diffusione globale.

Secondo Piccioni, però, il confine è in continua evoluzione. “È difficile ad esempio, lasciare fuori il padel, che è super diffuso, per tenere dentro discipline più tradizionali”, ha detto a Euronews, riferendosi ai Giochi Estivi.

“C'è sempre un compromesso da fare, continua Piccioni, con la difesa di una identità dei Giochi più classica e più storica. La sfida di queste Olimpiadi moderne sta nel mettere in programma qualcosa di più giovane di più veloce, che vada incontro alla gente più che aspettare la gente”.

Il vero nemico dei Giochi, secondo l’esperto, sono i costi eccessivi che rischiano di escludere molti Paesi dal sogno olimpico, trasformando l’evento in un privilegio per pochi. “Le Olimpiadi devono essere un gioco per molti”, ha aggiunto.

La prima volta delle Olimpiadi diffuse

L’edizione italiana introduce un modello che risponde anche alle indicazioni del Cio di evitare “cattedrali nel deserto”. “L’invito del Comitato Olimpico internazionale è ormai da anni di non costruire impianti che poi non possono essere utilizzati”, ha ricordato Piccioni a Euronews.

Le critiche non sono mancate, anche dalla stampa internazionale. Ma secondo il giornalista si tratta soprattutto di disagi organizzativi per gli addetti ai lavori.

“Per il pubblico si moltiplicano le opportunità”, ha detto, spiegando che distribuire le gare tra Milano, Cortina, Anterselva, Bormio e Verona significa coinvolgere territori diversi, valorizzando tradizioni sportive radicate.

Un modello che potrebbe non essere replicabile ovunque, ma che per un Paese con una geografia alpina articolata rappresenta una scelta naturale.

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