Nell'informativa sugli scontri di Torino per il centro sociale Askatasuna, il ministro ha definito le violenze una "strategia di eversione dell'ordine democratico". Con 108 agenti feriti, il governo si prepara a nuove norme sulla sicurezza. L'opposizione parla di "propaganda"
Sono 108 i feriti tra le forze dell’ordine e 27 le persone fermate a seguito dei violenti disordini scoppiati durante la manifestazione di sabato scorso a Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.
È quanto ha riferito il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nell’informativa urgente martedì alla Camera dei deputati Secondo quanto illustrato, 24 persone sono state denunciate per resistenza e violenza contro pubblico ufficiale e porto di armi improprie.
"Consentitemi innanzitutto di esprimere, anche in questa sede, a nome mio e di tutto il governo, la solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri di sabato scorso a Torino", ha detto il ministro.
Scontri Askatasuna, l’aggressione all’agente e l’arresto di 22enne
Tra gli arrestati figura anche un giovane toscano, individuato grazie ai filmati acquisiti dagli investigatori, in cui compariva vestito di rosso in un gruppo tutto in nero che pestava un poliziotto.
Il giovane, Angelo Simionato di 22 anni e originario della provincia di Grosseto, avrebbe partecipato all’aggressione in cui all'agente sono stati sottratti lo scudo antisommossa e la maschera antigas, motivo per cui è stato denunciato anche per rapina in concorso.
Le indagini, condotte dalla Digos di Torino, sono in corso e mirano a individuare ulteriori responsabili delle violenze.
Durante i controlli successivi agli scontri, le forze dell’ordine hanno sequestrato chiavi inglesi, coltelli, sassi e indumenti utilizzati per non rendersi riconoscibili. Per Piantedosi, il “grande lavoro svolto dalle forze di polizia” ha evitato conseguenze ben più gravi, riducendo il fronte degli aggressori violenti e impedendo danni ulteriori alla città.
Le misure di sicurezza e i rinforzi inviati a Torino
Il ministro ha ricordato che, in previsione della manifestazione, il ministero dell’Interno aveva disposto l’invio di circa 1.000 unità di rinforzo dei reparti delle forze di polizia.
Contestualmente erano state attivate misure rafforzate di controllo del territorio, con particolare attenzione a stazioni ferroviarie, aeroporto, caselli autostradali e valichi di frontiera, per intercettare l’arrivo di soggetti già noti per precedenti specifici.
Nel suo intervento alla Camera, Piantedosi ha negato che questo abbia significato limitare la libertà di manifestare.
“Con il Governo in carica le manifestazioni di piazza sono aumentate significativamente per numero e partecipazione. È falso sostenere che vi sia stata una stretta sul diritto costituzionale di manifestare”.
Secondo il ministro, ciò che preoccupa è invece la crescente propensione ad aggredire le forze dell’ordine e devastare le città, fenomeno che richiede risposte ferme a detta di Piantedosi.
"In uno Stato costituzionale di diritto come l’Italia, le forze di polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà", ha sostenuto il ministro nell'informativa, "devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza".
Askatasuna e la “resa dei conti con lo Stato”
Piantedosi ha ricostruito anche il contesto politico e organizzativo che ha preceduto la manifestazione a supporto di un centro sociale sgomberato nel 2025 "dopo 30 anni di illegalità e violenze".
L’iniziativa del 31 gennaio era stata annunciata durante un’assemblea nazionale svoltasi all’Università di Torino, alla quale avevano partecipato circa 750 persone, tra attivisti dell’area antagonista, sindacalismo di base, movimento No Tav, gruppi ambientalisti e rappresentanti politici e associativi.
In quella sede – ha ricordato il ministro – il corteo era stato descritto come una vera e propria “resa dei conti con lo Stato democratico”, con l’obiettivo dichiarato di innalzare il livello dello scontro.
“Disordini, violenze e devastazioni rappresentano spesso il vero obiettivo perseguito, al di là delle motivazioni ufficialmente annunciate” ha dichiarato il ministro, che parla di una strategia finalizzata a radicalizzare il conflitto con le istituzioni.
Per questo il governo si appresta ad approvare nei prossimi giorni un nuovo pacchetto sicurezza, con un rinvio da mercoledì a giovedì per ulteriori considerazioni.
Nuove misure allo studio: fermo preventivo e strumenti di filtro
Alla luce dei fatti, il Viminale sta lavorando a un pacchetto di nuove norme per rafforzare l’azione di prevenzione, tra cui l’introduzione di strumenti di fermo per soggetti potenzialmente pericolosi, già noti per intenzioni e attitudini violente.
Misure che, ha sottolineato Piantedosi, sono già presenti in altri ordinamenti europei e che includono la responsabilità di chi sostiene o partecipa a manifestazioni accanto ai gruppi violenti.
“Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”, ha detto il ministro secondo cui quanto avvenuto a Torino dimostra che non si è più di fronte a forme discutibili di protesta, ma a una sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico, che richiede una condanna unanime.
Tra i primi a reagire al discorso di Piantedosi è stato il deputato del Partito Democratico (Pd), Matteo Mauri. "Ho sperato fino all'ultimo di poter sentire parole di responsabilità", ha dichiarato il politico di opposizione, "è venuto qui ancora una volta non a richiamare all'unità d'intenti se non in maniera ipocrita ma per fare propaganda".