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L'Isis attacca una base militare in Niger che ospita soldati italiani

Motociclisti passano davanti all’ingresso dell’aeroporto di Niamey, in Niger, martedì 8 agosto 2023. (Foto AP/Sam Mednick, archivio)
Motociclisti passano davanti all’ingresso dell’aeroporto di Niamey, in Niger, martedì 8 agosto 2023. (Foto AP/Sam Mednick, archivio) Diritti d'autore  Copyright 2023 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Arnold Koka
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Nella Base 101 sono dispiegati circa 500 italiani della missione Misin, unica forza occidentale nel Paese. Oltre a loro anche i mercenari russi dell'Africa Corps, arrivati in Niger nel 2024

L'Isis ha attaccato lo scorso 29 gennaio l'aeroporto civile Diori Hamani di Niamey, capitale del Niger, e la Base 101 dell'aeronautica, dove sono dispiegati militari italiani e mercenari russi.

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Almeno 20 jihadisti sono stati uccisi e quattro soldati nigerini sono rimasti feriti, secondo il ministero della Difesa del Paese. L'attacco è stato rivendicato con un comunicato dallo Stato Islamico Provincia del Sahel (Issp), anche noto come Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs).

L'attacco dell'Isis a Niamey

I guerriglieri sono arrivati in moto e pickup nella notte. Erano armati di mitragliatori e lanciarazzi, secondo le immagini diffuse dall'Amaq News Agency, il braccio mediatico dello Stato Islamico.

L'attacco è durato poco più di due ore e avrebbe coinvolto anche le difese antiaeree del Niger, attivate per intercettare alcuni droni kamikaze lanciati dagli jihadisti.

Al termine degli scontri, l'Isis ha rivendicato la distruzione di alcuni droni e di un elicottero, diffondendo immagini di un velivolo in fiamme.

Tra la ventina di jihadisti morti nei combattimenti, c'era anche un cittadino francese, secondo quanto dichiarato dalla televisione pubblica del Niger.

Le compagnie aeree del continente, ASKY Airlines e Air Côte d'Ivoire, hanno dichiarato che alcuni velivoli sono stati danneggiati e che nessun passeggero è stato ferito.

Nella Base 101 in Niger sono presenti circa 500 militari italiani

L'obiettivo dell'attacco era la Base 101, il quartier generale della missione congiunta anti-jihadismo di Niger, Burkina Faso e Mali.

Qui sono dispiegati droni turchi Bayraktar TB-2, sistemi da attacco e ricognizione a medio raggio già molto diffusi anche nel conflitto in Ucraina.

La base ospita circa 500 militari italiani della missione bilaterale di supporto in Niger (Misin), unica forza occidentale presente nel Paese. La missione degli italiani in Niger prevede attività di addestramento, assistenza e supporto ai militari nigerini, incluse le forze speciali.

Il ministero della Difesa italiano ha confermato che nessun membro del contingente italiano è stato coinvolto nell'attacco.

I mercenari russi dell'Africa Corps sono stati coinvolti nell'attacco a Niamey

Sono presenti anche circa 300 mercenari russi dell'Africa Corps, gruppo paramilitare succeduto ai mercenari della Wagner dopo la morte di Evgenij Prigožin.

Dopo l'attacco dell'Isis, il capo della giunta militare del Niger, Abdourahamane Tchiani, ha ringraziato pubblicamente i russi per l'aiuto fornito contro i jihadisti, senza fornire altri dettagli.

I mercenari di Mosca sono arrivati in Niger nell'aprile 2024, dopo che la giunta militare che governa il Paese ha ordinato alle forze statunitensi di abbandonare il territorio. Dal colpo di Stato del 2023 la giunta militare si è allineata al Cremlino, schierandosi in aperto contrasto contro Stati Uniti e Francia.

Tchiani ha anche accusato il presidente francese, Emmanuel Macron, e i leader di Benin e Costa d'Avorio di aver sponsorizzato l'attacco terroristico dell'Isis.

Le mille tonnellate di uranio pronte a volare in Russia

L'aeroporto di Niamey colpito dall'Isis ospita circa mille tonnellate di uranio pronto ad essere spedito in Russia. Secondo le autorità del Niger il carico non è stato coinvolto nell'attacco.

Si tratta di uranio stoccato in forma grezza, la cosiddetta yellow cake, che se processato può essere utilizzato in un reattore nucleare. La giunta militare aveva sequestrato l'anno scorso dalla miniera di Somair, prima controllata dal gruppo francese del nucleare Orano. Una mossa da cui Mosca ha tratto un profitto considerevole.

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