Gli Stati Uniti e l'Iran sono in guerra e l'Unione europea è sempre più coinvolta una guerra con ricadute globali incalcolabili
Trasformatosi rapidamente in una guerra ad alta intensità mediorientale combattuta su più fronti, lo scontro tra Iran, Israele e Usa ha inferto colpi letali alla sicurezza energetica globale.
Il lancio dell'operazione Epic Fury il 28 febbraio 2026, una guerra combattuta da Stati Uniti e Israele ha l'obiettivo immediato di decapitare la leadership religiosa e politica iraniana.
Uccisa la Guida Suprema Ali Khamenei, l'Iran ha risposto con lanci intensi a ripetizione di missili balistici e attacchi di droni.
I combattimenti si sono allargati oltre Iran e Israele con attacchi che hanno colpito installazioni militari statunitensi e infrastrutture civili nelle prospere Monarchie del Golfo, come Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Un'incursione di droni ha raggiunto anche la base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, un Paese membro dell'Ue.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha sconvolto i mercati energetici globali di gas naturale, dopo il blocco delle esportazioni di gas liquido naturale dal Qatar.
Un'incipiente crisi umanitaria
L'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo (Euaa) si prepara ad affronatre una nuova crisi umanitaria. I funzionari avvertono che, se un numero elevato di persone fosse costretto a fuggire dall'Iran, un Paese di circa 90 milioni di abitanti, l'Europa potrebbe trovarsi di fronte al maggiore flusso di rifugiati degli ultimi decenni.
In risposta, l'Ue ha attivato diversi strumenti di protezione civile per coordinare gli aiuti di emergenza e rafforzare le difese contro possibili cyberattacchi. La rapida escalation ha però messo in luce anche le debolezze nella preparazione dei 27: manca ancora una forza militare comune di risposta rapida e i livelli di stoccaggio del gas sono più bassi rispetto agli anni precedenti (circa 46 miliardi di metri cubi contro i 77 miliardi di metri cubi del 2024), lasciando gli Stati membri alle prese con vulnerabilità strutturali.
Tutte le direzioni generali dell'UE mobilitate
Nell'ultima Strategia per l'Unione della preparazione (pubblicata a marzo 2025), l'Ue definisce la preparazione non solo come capacità reattiva, ma come un 'atteggiamento' strutturale e proattivo per anticipare, prevenire e affrontare le minacce transfrontaliere.
In questo caso, le minacce riguardano l'instabilità energetica, una possibile crisi dei rifugiati, minacce ibride e informatiche, tensioni transatlantiche come la possibile ritorsione commerciale statunitense contro la Spagna, e lacune di sicurezza. Per affrontarle, il blocco ripartisce le responsabilità tra diverse direzioni generali (Dg), l'equivalente dei ministeri.
La Dg Echo coordina l'assistenza umanitaria attraverso il Meccanismo di protezione civile dell'Ue, inclusi gli aiuti di emergenza e le forniture di soccorso. La Dg Home si occupa di sicurezza interna e gestione delle frontiere, preparandosi a flussi migratori di ampia portata e proteggendo le infrastrutture critiche. La Dg Cnt sovrintende alla resilienza informatica, applicando il Cyber Solidarity Act per aiutare i Paesi a rispondere agli attacchi informatici contro i servizi essenziali. Nel frattempo la DG Defis guida gli sforzi per rafforzare l'industria della difesa europea, aumentando la produzione militare e mettendo in sicurezza le catene di approvvigionamento per gli equipaggiamenti militari.
Cittadini Ue, ecco le tutele
I cittadini dell'Ue possono contare su diversi meccanismi in caso di conflitti, disastri naturali o disordini civili al di fuori dei confini dell'Unione.
I consolati e le ambasciate europee sono il primo punto di contatto. Ai sensi della direttiva (Ue) 2015/637 del Consiglio, i cittadini dell'Ue all'estero hanno diritto alla protezione diplomatica e consolare e qualsiasi rappresentanza di uno Stato membro deve offrire assistenza, evacuazione e rimpatrio a prescindere dalla nazionalità Ue del richiedente.
I governi nazionali restano responsabili delle operazioni di rimpatrio. Tuttavia, come ha ricordato la Commissione il 2 marzo in risposta alla situazione in Medio Oriente, l'Europa sostiene «gli sforzi degli Stati membri per l'evacuazione e il rimpatrio, anche attraverso il Meccanismo di protezione civile dell'Ue e il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ucpm), in stretto coordinamento con le delegazioni dell'Ue».
Questo è il principale strumento di evacuazione dell'Ue. Attraverso l'Ercc, un centro di emergenza operativo 24 ore su 24, l'Ucpm cofinanzia e facilita le evacuazioni e la consegna degli aiuti, coordinando la risposta complessiva dell'Unione. Durante la pandemia l'Ue ha organizzato la più grande operazione di rimpatrio mai realizzata, con 400 voli per un milione di europei, e 98 voli per 3.000 cittadini in occasione del ritiro dall'Afghanistan del 2023.
Hadja Lahbib, commissaria per l'Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle crisi, ha annunciato di recente che due voli dell'Ucpm hanno già riportato a casa con successo 356 europei dal Medio Oriente. Oltre a ciò, l'Ue ha anche sostenuto diversi Stati membri nel rimpatrio di oltre 4.100 cittadini dell'Unione. Gli sforzi continuano man mano che il conflitto evolve.
«L'Ue è al vostro fianco. Questo è il nostro messaggio alle migliaia di cittadini europei bloccati in Medio Oriente. Non risparmiamo alcuno sforzo per riportare la nostra gente a casa in sicurezza. Fin dal primo giorno dell'escalation in Medio Oriente, l'Ue si è pienamente mobilitata attraverso il Meccanismo di protezione civile, organizzando oltre 40 voli e riportando a casa più di 4.000 europei in condizioni di sicurezza. Per la prima volta, aerei rescEU stanno evacuando cittadini dell'Ue dalla regione», ha dichiarato Lahbib a Euronews.
«Sul fronte umanitario, l'Europa continua a portare la fiaccola dell'umanità. L'Ue è il maggiore donatore umanitario al mondo, con quasi 2 miliardi di euro di finanziamenti solo quest'anno. Con oltre 100.000 sfollati in Libano, l'Unione ha attivato il nuovo fondo di emergenza per il Medio Oriente per fornire medicinali salvavita, alloggi e beni di prima necessità», ha aggiunto.
In caso di chiusura dello spazio aereo o di attacchi, l'Ucpm prevede rotte e hub terrestri, ad esempio in Giordania e in Egitto. Grazie alla mappatura satellitare in tempo reale, il servizio di gestione delle emergenze Copernicus valuta le aree colpite e individua percorsi di evacuazione sicuri. L'Ucpm attiva anche interventi di emergenza sul campo, come squadre di ricerca e soccorso e aiuti in natura.
Con le sue 143 delegazioni, il Servizio europeo per l'azione esterna (Seae) non è un 'attore diretto dei soccorsi', ma sostiene gli sforzi nazionali di evacuazione e rimpatrio facilitando la cooperazione tra ambasciate e Ucpm. In pratica, le delegazioni accelerano i viaggi aerei e terrestri per il rimpatrio.
Un ulteriore coordinamento della risposta arriva dal meccanismo integrato di risposta politica alle crisi (Ipcr). Riunendo le istituzioni europee e i rappresentanti degli Stati membri, questo strumento sostiene la presidenza del Consiglio europeo nell'individuare le lacune e condividere informazioni, per allineare meglio la risposta complessiva dell'Ue.
Conflitti e disordini all'estero spesso innescano minacce alla sicurezza interna, soprattutto se alcuni Stati membri si impegnano militarmente in crisi esterne. Con l'elevato livello di digitalizzazione delle società che aumenta la vulnerabilità alle interferenze straniere, la Strategia dell'Ue per la cybersicurezza rafforza la capacità operativa del blocco di prevenire, scoraggiare e contrastare le minacce informatiche.
ProtectEU coopera con Europol per contrastare gli effetti di ricaduta all'interno dell'Ue, inclusi attacchi terroristici e informatici, e per costruire resilienza attraverso nuovi metodi di condivisione delle informazioni. La Commissione ha rafforzato la cooperazione con Europol e con gli Stati membri alla luce dei disordini in corso in Medio Oriente.
Secondo un rappresentante della Direzione generale per le Reti di comunicazione, i contenuti e le tecnologie (Dg Connect), gli attacchi informatici sono particolarmente distruttivi perché sono pianificati nei minimi dettagli, restano a lungo invisibili e riescono a sfruttare le vulnerabilità dei sistemi utilizzando l'intelligenza artificiale.
La cooperazione e lo scambio di informazioni tra Stati membri sugli incidenti informatici che colpiscono le infrastrutture critiche sono essenziali per rafforzare il livello di preparazione e ridurre l'esposizione agli attacchi, ha spiegato il rappresentante.
Lo stesso rappresentante ha aggiunto che le campagne di disinformazione alimentate dall'IA, collegate ai conflitti in corso, possono incidere pesantemente sulla sicurezza interna dell'Ue. Poiché l'intelligenza artificiale consente di produrre deepfake a costi molto bassi, attori stranieri possono sfruttarla per alimentare le tensioni all'interno dell'Unione.
In caso di attacchi militari convenzionali contro l'Europa, la clausola di difesa reciproca (articolo 42, paragrafo 7, Tue e la clausola di solidarietà (articolo 222 Tfue) impegnano gli Stati membri alla cooperazione militare e ad azioni comuni.
La Strategia per l'Unione della preparazione 2025 rafforza la sicurezza interna dell'Europa potenziando la capacità di prepararsi e reagire alle minacce emergenti. Tra gli obiettivi principali figurano il miglioramento delle capacità di previsione e analisi, la tutela delle funzioni vitali della società, la promozione della preparazione dei cittadini e il rafforzamento della cooperazione civico-militare.
RescEU, una riserva di attrezzature di emergenza nell'ambito dell'Ucpm creata durante la pandemia, assiste i cittadini con squadre mediche specialistiche, ospedali da campo e aerei antincendio, tra gli altri mezzi. Nell'ambito di questa riserva, la Strategia dell'Ue per le scorte garantisce ai cittadini europei beni essenziali in caso di crisi.
Nella pratica operativa, però, la realtà è diversa. L'Ue sostiene e coordina la gestione delle crisi mentre i governi nazionali restano al comando. I diversi sistemi, procedure e priorità nazionali aggiungono un ulteriore livello di complessità, che spesso rallenta il coordinamento della risposta alle emergenze sia interne sia esterne.
Protezione finanziaria
Sul fronte finanziario, messo a rischio dall'aumento dei prezzi del petrolio e dall'estrema volatilità del mercato energetico, l'Ue ha sviluppato una serie di strumenti per attenuare l'impatto di questo tipo di crisi.
Il primo livello è quello della stabilizzazione monetaria e finanziaria, guidato dalla Banca centrale europea (Bce). In caso di shock grave, la Bce può iniettare liquidità nel sistema attraverso operazioni mirate di rifinanziamento e linee di swap con le altre principali banche centrali, assicurando che gli istituti di credito continuino ad avere accesso ai fondi anche in presenza di mercati instabili. Se necessario, può intervenire anche con acquisti di attività finanziarie o altri strumenti di politica monetaria per stabilizzare le condizioni di finanziamento.
Nel frattempo, il fondo di crisi dell'area euro, il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), può offrire prestiti di emergenza o linee di credito precauzionali ai governi alle prese con improvvise tensioni di finanziamento, aiutandoli a mantenere la spesa pubblica ed evitare crisi del debito destabilizzanti.
Esistono regole fiscali e strumenti di indebitamento a livello Ue che permettono ai governi di aumentare la spesa durante le emergenze. Nel quadro del Patto di stabilità e crescita, l'Ue può attivare la 'clausola di salvaguardia generale', sospendendo i limiti di deficit per consentire agli Stati membri di registrare disavanzi più elevati senza violare le regole.
L'Unione può inoltre raccogliere denaro in modo congiunto sui mercati finanziari, come è avvenuto durante la pandemia di Covid‑19 con il programma Sure, che ha emesso obbligazioni comuni dell'Ue per finanziare i regimi di sostegno al reddito ed evitare licenziamenti di massa.
Lo stesso bilancio dell'Ue può essere riorientato per fornire sostegno finanziario. In una crisi, la Commissione e gli Stati membri possono riprogrammare i finanziamenti esistenti per sostenere priorità di emergenza come l'assistenza umanitaria, la ricostruzione o il supporto ai rifugiati.
Strumenti come i regolamenti Care e Restore hanno già consentito ai governi di riallocare miliardi di euro da programmi di sviluppo a lungo termine alla gestione delle crisi. E l'articolo 122 dei trattati Ue permette al Consiglio di approvare misure straordinarie di sostegno finanziario o nuovi fondi di emergenza quando gli Stati membri affrontano gravi difficoltà economiche, per mobilitare rapidamente risorse, ad esempio in caso di un afflusso storico di rifugiati iraniani.
L'Unione bancaria comprende anche un Fondo di risoluzione unico, finanziato dalle stesse banche, per gestire in modo ordinato gli istituti in difficoltà ed evitare effetti di contagio più ampi. I sistemi nazionali di garanzia dei depositi coprono i depositi bancari fino a 100.000 euro, contribuendo a mantenere la fiducia dei risparmiatori nel sistema.
Istituzioni come la Banca europea per gli investimenti possono concedere linee di credito, garanzie e finanziamenti alle esportazioni per sostenere le imprese e mantenere i flussi commerciali durante gli shock economici.
In caso di shock energetici
Un'altra questione finanziaria urgente è la grave interruzione dell'offerta globale di petrolio e gas naturale. Per questo l'Ue ha introdotto una normativa che obbliga gli Stati membri a mantenere riserve strategiche di petrolio pari a circa 90 giorni di importazioni. Queste riserve possono essere rilasciate in coordinamento con i partner internazionali per stabilizzare l'offerta e limitare i picchi di prezzo.
L'Unione ha anche creato piattaforme comuni per l'acquisto di gas, che consentono ai Paesi di aggregare la domanda e negoziare i contratti collettivamente, riducendo la concorrenza tra Stati membri e i costi. Regolamenti d'emergenza possono inoltre imporre tetti temporanei ai ricavi o prelievi sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, destinando i proventi a fondi per sovvenzionare le bollette delle famiglie.