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Parlamento europeo pronto ad approvare il regolamento rimpatri: alleanza Ppe-destra radicale per regole più severe

Migranti salvati a sud di Creta. I migranti irregolari salvati in mare sono spesso respinti dai Paesi dell'UE
Migranti salvati a sud di Creta. I migranti irregolari salvati in mare sono spesso respinti dai Paesi dell'UE Diritti d'autore  Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved
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Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La legge che consentirà di costruire centri di detenzione al di fuori del territorio dell'Ue per aumentare il rimpatrio degli immigrati irregolari è stata approvata dalla commissione parlamentare, con la tradizionale maggioranza "centrista" spaccata fra favorevoli e contrari

Il Parlamento europeo voterà a breve una legge che mira ad aumentare i rimpatri degli immigrati irregolari, anche attraverso la creazione di controversi centri di espulsione situati fuori dal territorio dell'Ue. Fra le misure del provvedimento potrebbero esserci pure detenzioni fino a due anni di reclusione e perquisizioni nelle case che le Ong paragonano ai metodi utilizzati dall'ICE negli Stati Uniti.

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La commissione parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe) ha approvato lunedì a Strasburgo una versione del testo sostenuta dai gruppi di centro-destra, destra e destra radicale, rompendo la tradizionale 'coalizione centrista' che sostiene la Commissione di Ursula von der Leyen. I gruppi di sinistra dell'emiciclo hanno annunciato la loro opposizione alla legge, che ora dovrà essere votata dall'assemblea plenaria dell'europarlamento nella prossima tornata a fine marzo, a Bruxelles.

La decisiva svolta a destra del Partito popolare europeo

Il voto in commissione ha confermato la tendenza del Partito Popolare Europeo (Ppe) a schierarsi con i Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) di destra e con i Patrioti per l'Europa (PfE) e l'Europa delle Nazioni Sovrane (Esn) di destra radicale su tutti i dossier relativi alla migrazione.

I negoziati all'interno della tradizionale maggioranza centrista, che comprende Popolari, Socialisti e Democratici (S&D), e i liberali di Renew Europe sono saltati e il testo proposto dal relatore, l'eurodeputato liberale olandese Malik Azmani, è stato infine respinto.

Il negoziatore capo del Ppe, François-Xavier Bellamy, ha accusato i socialisti di non essersi impegnati per raggiungere un compromesso, rifiutando di accettare i principi fondamentali della legge. "Abbiamo bisogno di agire ora nella lotta contro l'immigrazione irregolare, poiché solo il 20% delle decisioni di rimpatrio emesse in tutta Europa viene effettivamente attuato", ha dichiarato ai giornalisti dopo il voto.

I gruppi di sinistra criticano fortemente il risultato. "Il testo adottato riflette un'ideologia razzista e populista. Metterà in pericolo la vita delle persone e violerà la loro dignità", ha dichiarato a Euronews l'eurodeputata dei Verdi/Ale Mélissa Camara, sostenendo che il testo viola "i principi fondamentali dello Stato di diritto".

Un progetto di legge controverso, criticato dalla società civile

Il regolamento sui rimpatri è stato proposto dalla Commissione europea nel marzo 2025 e approvato dagli Stati membri lo scorso dicembre.

Stabilirebbe, tra le altre cose, il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri dell'Ue delle decisioni di rimpatrio applicate ai migranti irregolari, e consentirebbe ai governi di trasferirli in Paesi terzi diversi da quello di origine. Basta stipulare un accordo bilaterale con uno Stato esterno all'Ue per la costruzione di centri di detenzione chiamati "hub di rimpatrio" sul suo territorio.

"Spetterà agli Stati membri applicare realmente queste regole, aprendo la strada a una politica di rimpatrio efficace", ha dichiarato a Euronews l'eurodeputato Charlie Weimers, negoziatore principale del gruppo Ecr.

Eliminato l'organismo di monitoraggio indipendente

Secondo il progetto legislativo, gli hub possono essere sia luoghi di transito sia luoghi in cui si prevede che una persona rimanga, cosa che solleva questioni relative ai diritti dei migranti, i quali verrebbero rimandati in Paesi con cui non hanno alcun legame.

Anche il rispetto dei diritti fondamentali nei centri di detenzione costruiti al di fuori dell'Ue è motivo di preoccupazione per le Ong, che denunciano la mancanza di garanzie e di responsabilità.

Nel testo licenziato dalla commissione Libe, la responsabilità è assegnata solo agli Stati membri dell'Ue: il Parlamento ha eliminato una disposizione che prevedeva l'istituzione di un organismo o meccanismo indipendente per monitorare l'effettiva applicazione degli accordi con i Paesi terzi, inizialmente proposta dalla Commissione.

"Il fatto che questi hub possano essere istituiti da accordi, memorandum d'intesa informali o altre forme di consenso, significherebbe che non ci sono norme giuridiche chiare per il monitoraggio", ha detto a Euronews Silvia Carta di Picum, una rete di organizzazioni che si occupano di migrazione.

Il testo modifica anche l'effetto sospensivo automatico dei ricorsi, che nella legge attuale sospende l'espulsione di una persona migrante fino alla sentenza definitiva sul suo caso: a decidere sarà, invece, l'autorità giudiziaria.

Dopo il voto definitivo del Parlamento, previsto per fine marzo, la versione finale del disegno di legge sarà negoziata con gli Stati membri e potrebbe diventare legge già nei prossimi mesi, dato che le differenze tra le due posizioni sono minime.

Raid in stile Ice non sostenuti dal Parlamento

Il testo del Parlamento non include invece una disposizione richiesta dai paesi dell'Ue, che consentirebbe alle autorità di perquisire il luogo di residenza o “altri luoghi rilevanti” dove potrebbe trovarsi un cittadino di un Paese terzo oggetto di un provvedimento di espulsione.

I critici sostengono che, se approvata, questa disposizione potrebbe tradursi in raid simili a quelli condotti dall'Immigration and Customs Enforcement (ICE) statunitense, che hanno provocato proteste e scontri negli Stati Uniti, in particolare in Minnesota.

“Ciò potrebbe potenzialmente aprire la porta a raid della polizia nelle case di persone sospettate di ospitare migranti, nonché negli uffici e nei rifugi gestiti da organizzazioni umanitarie”, ha affermato Carta.

L'esperta ritiene che in alcuni Stati membri disposizioni legislative o costituzionali potrebbero impedire l'applicazione di questa legge, ma teme che altrove il regolamento amplierebbe le possibilità di condurre perquisizioni anche in assenza di un quadro giuridico chiaro, come un'autorizzazione giudiziaria.

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