Washington ribadisce che l'opzione militare in Iran rimane aperta, mentre i Paesi G7 e l'Unione Europea considerano nuove sanzioni contro il Paese dopo la dura repressione delle proteste
Gli Stati Uniti hanno avvertito l'Iran che "tutte le opzioni sono sul tavolo", durante una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulle proteste nel Paese.
L'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Mike Waltz, ha avvertito che Donald Trump è pronto a intervenire con l'esercito a Teheran se le autorità continueranno a usare la forza letale per sedare i disordini.
"Il presidente Trump è un uomo d'azione, non di chiacchiere infinite come quelle che vediamo alle Nazioni Unite", ha detto Waltz.
"Tutte le opzioni sono sul tavolo per fermare il massacro. E nessuno dovrebbe saperlo meglio del regime iraniano".
Le dichiarazioni di Waltz sono arrivate mentre sulla regione incombeva la minaccia di una ritorsione statunitense per le morti dei manifestanti, sebbene Trump abbia lasciato intravedere una possibile de-escalation, affermando che le uccisioni sembravano essere cessate.
Giovedì le proteste contro il regime di Teheran sono apparse sempre più soffocate dalla repressione delle forze di governo, ma è rimasto in vigore il blackout di internet imposto dallo Stato.
Durante la riunione alle Nazioni Unite, Hossein Darzi, vice ambasciatore iraniano presso l'Onu, ha denunciato gli Stati Uniti per "coinvolgimento diretto nel guidare i disordini in Iran verso la violenza".
"Con il pretesto della preoccupazione per il popolo iraniano e dei diritti umani, gli Stati Uniti tentano di presentarsi come amici del popolo iraniano, mentre allo stesso tempo pongono le basi per una destabilizzazione politica e un intervento militare sotto una cosiddetta narrazione "umanitaria", ha dichiarato Darzi.
I video delle manifestazioni hanno smesso di arrivare dall’Iran, segnalando probabilmente un rallentamento del ritmo delle proteste sotto la pesante presenza delle forze di sicurezza nelle principali città.
A Teheran, testimoni oculari hanno riferito che nelle ultime mattine non c’erano nuovi segni dei falò accesi la notte precedente né detriti nelle strade. Anche il suono degli spari, già sentiti per diverse notti, sarebbe svanito.
Secondo l'Ong Human Rights Activists, con sede negli Stati Uniti, la repressione delle manifestazioni ha causato finora almeno 2.677 morti. Il bilancio delle vittime è superiore a qualsiasi altro ciclo di grandi proteste antigovernative dalla Rivoluzione islamica del 1979.
Alcuni addetti ai lavori in Iran hanno riferito a Euronews che si teme che il bilancio delle vittime sia molto più alto, arrivando a 15mila morti nel corso degli ultimi 21 giorni.
Giovedì Washington ha anche annunciato una serie di nuove sanzioni contro i funzionari iraniani accusati di aver represso le proteste.
Tra le persone colpite c'è il segretario del consiglio supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. Washington lo accusa di aver invitato la polizia a usare la violenza contro i manifestanti.
Anche il gruppo dei Paesi del G7 e l'Unione Europa hanno dichiarato di stare valutando nuove sanzioni per aumentare la pressione sul regime di Teheran.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che il blocco di 27 membri sta cercando di rafforzare le sanzioni per "spingere affinché questo regime abbia fine e ci sia un cambiamento".