L'Iran sta vivendo la peggiore repressione di sempre delle manifestazioni pro-democrazia. Il regime ha mandato per le strade diversi corpi di sicurezza e milizie paramilitari. Vediamo quali sono le forze che stanno compiendo le stragi denunciate da testimoni e attivisti
La repressione delle proteste in corso in Iran è costata migliaia di vite e molti governi europei hanno chiesto al governo di Teheran di fermare le violenze commesse dalle forze di sicurezza.
Ma quali sono queste forze che il regime iraniano sta schierando per le strade del Paese? Non l'esercito regolare e non soltanto la polizia, come si potrebbe pensare.
Video e testimonianze sui social media, verificati da media internazionali e organizzazioni per i diritti, mostrano da giorni militari sparare sulla folla e commettere atrocità persino maggiori di quelle vissute in passato e sfociate in un bilancio stimato ormai tra i 3 e i 15mila morti e in circa 20mila arresti.
L'Iran vive periodicamente ondate di manifestazioni anti-regime, come quelle causate dall'uccisione di Mahsa Jina Amini da parte della polizia morale nel 2022 o il Movimento verde, le manifestazioni di piazza seguite alla sconfitta sospetta dei candidati moderati alle elezioni presidenziali del 2009 che confermarono Ahmadinejad.
In un rapporto pubblicato questa settimana - che analizza immagini prese in 16 città in 9 province iraniane - Amnesty International ha dimostrato che "manifestanti disarmati sono stati presi di mira ripetutamente, alla testa e al torace, da forze di sicurezza posizionate nelle strade e sui tetti, compresi quelli di edifici residenziali, moschee e stazioni di polizia".
"La Guida Suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno avviato la peggiore repressione di sempre", denuncia l'ong britannica.
I tre bracci armati della repressione di Teheran
Amnesty International indica tre principali bracci armati usati dal regime capeggiato dall'ayatollah Ali Khamenei.
1. La polizia iraniana, nota con l'acronimo persiano di Faraja, incluse le sue unità in borghese e quelle speciali come ad esempio quella "per la moralità" che, tra le altre mansioni, verifica e impone l'uso del velo islamico da parte delle donne.
Fa parte dell'apparato militare, costituisce la prima linea di pubblica sicurezza e conta su 200-300 mila effettivi, secondo il think tank statunitense, Institute for the Study of War (Isw).
2. La milizia volontaria dei Basij, creata dopo la rivoluzione khomeinista del 1979, e inizialmente dedita ad arruolare soldati per la guerra con l'Iraq. È un gruppo paramilitare, con centinaia di migliaia di membri, mobilitati per la sicurezza pubblica e la repressione dl dissenso.
3. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc, anche abbreviato in Pāsdārān, o Guardie in farsi), un'entità statale con ramificazioni civili e militari, un vero esercito parallelo con operazioni anche all'estero. Risponde direttamente alla Guida Suprema ed è guidato da Mohammad Pakpour, dopo che Israele ha ucciso Hossein Salami nella guerra dello scorso giugno.
La Forza Quds - diventata potentissima sotto il generale Qasem Soleimani ucciso dagli Stati Uniti nel 2020 - coordina le attività estere dell'Irgc, in particolare i contatti e i finanziamenti di Hezbollah in Libano, degli Houthi in Yemen e delle milizie affiliate in altri Paesi del Medio Oriente.
L'Irgc è stato inserito dagli Stati Uniti nelle lista delle organizzazioni terroristiche e il Parlamento europeo ha chiesto di fare lo stesso nell'Ue.
Secondo un'altra organizzazione, Human Rights Watch (Hrw), queste forze hanno usato contro la folla "fucili, mitragliatrici e armi a pallini ma anche pestaggi", risultati nella morte e nel ferimento di cittadini inermi in decine di casi documentati dall'inizio di quest'anno qui e qui.
Si tratta degli stessi responsabili della repressione condotta contro le manifestazioni organizzate dal 2022 dal movimento movimento Donna, Vita, Libertà, a seguito dell'uccisione di Amini.
_"_Per due anni l'Iran ha rifiutato di riconoscere adeguatamente le richieste di uguaglianza e giustizia [... ]", si legge nel rapporto presentato nel 2025 da una commissione d'inchiesta istituita dal Consiglio diritti umani dell'Onu, "la criminalizzazione, la sorveglianza e la continua repressione dei manifestanti, delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti, in particolare delle donne e delle ragazze, sono profondamente preoccupanti".
Quale è il ruolo delle milizie straniere nella proteste in Iran
L'esercito regolare, noto come Artesh, è stato usato raramente durante le crisi e prevalentemente a difesa dei palazzi del potere, essendo un'istituzione laica e non affiliata alla teocrazia degli ayatollah come i gruppi summenzionati.
Sembrano essere attive sul campo altre milizie paramilitari, tuttavia, che diversi iraniani online hanno segnalato come combattenti di lingua araba.
La Cnn giovedì ha riportato che miliziani sciiti iracheni hanno attraversato il confine con l'Iran nelle ultime settimane per andare in soccorso del regime.
Citando fonti militari europee e irachene, l'emittente statunitense ha indicato da 800 a cinquemila combattenti entrati attraverso valichi di frontiera nell'est e nel sud dell'Iraq, dai governatorati di Diyala, Maysan e Bassora.
I miliziani appartengono a diversi gruppi armati fedeli a Teheran e già noti per le operazioni condotte durante la guerra civile in Siria: Kataib Hezbollah, Harakat Hezbollah al-Nujaba, Kataib Sayyid al-Shuhada e l'Organizzazione Badr, che sono riunite in una piattaforma chiamata Hashd al Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare Irachena, o Pmf).
Kataib Hezbollah ha minacciato Il 12 gennaio di intraprendere azioni militari contro gli Stati Uniti qualora questi attaccassero l'Iran, definendolo un "dovere morale", ha riportato l'Isw.
Queste brigate internazionali erano già state dispiegate in Iran nel 2022 e nel 2019, contro le proteste seguite a gravi alluvioni nel Paese, e a esse si aggiungono **combattenti sciiti afghani, riuniti in una milizia chiamata Fatemiyoun,**secondo l'istituto Foundation for Defense of Democracies di Washington.