Un nuovo giorno, la metropoli globale di Dubai si è svegliata al rumore di nuove esplosioni. Gli attacchi con armi iraniane sono iniziati sabato, in risposta a un vasto raid statunitense e israeliano contro l’Iran.
Dubai sotto attacco: esplosioni, scuole chiuse e partenze verso l’Oman, le testimonianze
Anche questo lunedì Dubai si è svegliata al rumore di nuove esplosioni. Gli attacchi con armi iraniane sono iniziati sabato, in risposta a un vasto raid statunitense e israeliano contro l’Iran.
È una delle prime volte che attacchi su larga scala raggiungono la città, incrinando il senso di sicurezza che finora aveva caratterizzato gli Emirati Arabi Uniti.
Da allora molti residenti sono rimasti nelle proprie abitazioni, seguendo le misure precauzionali raccomandate dal governo e facendo scorte di beni essenziali in una situazione sempre più incerta.
Euronews ha parlato con alcuni residenti italiani ed europei a Dubai, uno dei principali hub economici e turistici del Medio Oriente, che oggi descrivono come molto diversa da quella a cui erano abituati.
Dubai si prepara: parcheggi sotterranei e materassi gonfiabili tra le soluzioni proposte online
“Il primo scoppio che ho sentito è stato sabato nel primo pomeriggio,” racconta Raimondas Rumsas, cittadino lituano residente a Dubai con la moglie spagnola da tre anni.
“La cosa preoccupante è che non stanno colpendo solo le zone militari, come si pensava all’inizio, ma anche quelle turistiche, quindi non sai esattamente come comportarti se non restare a casa lontano dalle finestre. Sabato hanno contato più di 130 missili e circa 200 droni.”
Con le vetrate che tremano anche a chilometri dai punti d’impatto, la coppia ha deciso di dormire sul pavimento della cucina.
“La nostra camera da letto ha due vetrate grandissime ed è pericoloso stare vicino ai vetri. Ci hanno detto di restare lontani dalle finestre, quindi dormiamo per terra in cucina perché è più coperta.”
I coniugi sono pronti a rifugiarsi nei parcheggi sotterranei con materassi gonfiabili se il conflitto dovesse intensificarsi, un’idea circolata online tra i residenti, in assenza di una rete capillare di rifugi antiaerei pubblici nel paese. I due riferiscono inoltre che le ambasciate di riferimento non hanno fornito indicazioni operative, limitandosi a raccogliere i loro dati senza chiarimenti.
Scuole chiuse almeno fino a mercoledì, spiegarlo ai bambini
Roberta Volpe, insegnante d’arte italo-britannica, si è svegliata sabato mattina al rumore delle esplosioni.
“Ho sentito uno scoppio fortissimo. All’inizio pensavo fosse il cannone del Ramadan, ma era mattina e mi è sembrato strano. Poi ne ho sentiti altri e guardando le notizie ho capito cosa stava succedendo.”
Ore dopo, dalla finestra della sua abitazione a circa trenta minuti dal centro turistico racconta di aver visto un missile cadere. Le scuole resteranno chiuse almeno fino a mercoledì e l’istituto in cui lavora sta predisponendo il passaggio alle lezioni online.
“Stamattina c’è stato un webinar con uno psicologo per spiegare alle famiglie come parlare ai bambini e agli adolescenti: cosa dire, cosa evitare e come reagire. Anche io ho seguito per capire come supportarli, senza dare troppi dettagli ma ascoltandoli. Non sappiamo ancora cosa succederà nei prossimi giorni e continuiamo a sentire esplosioni.”
Volpe afferma comunque di sentirsi al sicuro, ritenendo che il governo stia reagendo prontamente agli attacchi, e in questa fase si è rivolta all’ambasciata britannica, considerata più chiara nelle comunicazioni rispetto a quella italiana.
C’è chi lascia gli Emirati in auto verso l’Oman
Alessandra Sestito, giornalista italo-britannica residente a Dubai, racconta che molti hanno cercato di allontanarsi dalle zone più colpite, dirigendosi anche verso l’Oman, Paese confinante a sud-est degli Emirati Arabi Uniti.
“Da sabato mattina l’Iran continua ad attaccare. Il sistema antimissilistico è efficiente, ma ogni intercettazione provoca esplosioni fortissime e fa paura,” racconta Sestito.
“Nelle zone della Marina e della Palm le esplosioni sono state quasi continue e molte persone si sono spostate da amici o hanno cercato di lasciare il Paese verso l’Oman. Tuttavia anche l’Oman è stato attaccato il giorno successivo.”
Domenica l’Oman ha riferito che una petroliera è stata attaccata al largo del porto di Khasab, nello stretto di Hormuz, con quattro membri dell’equipaggio rimasti feriti.
Intanto i principali aeroporti hub della regione — Dubai, Abu Dhabi e Doha, che gestiscono complessivamente circa 90.000 passeggeri al giorno — restano chiusi.