Gli agricoltori hanno revocato i blocchi in alcune città, in particolare Lione e Bayonne, ma hanno organizzato altri presidi a Le Havre e La Rochelle
Lunedì 12 gennaio sono proseguite in Francia le azioni di protesta dei sindacati agricoli, che da giorni denunciano le difficoltà strutturali del settore e la concorrenza ritenuta sleale delle importazioni extraeuropee.
Al porto di Le Havre, uno dei principali hub logistici del Paese, un centinaio di agricoltori ha istituito blocchi stradali all’ingresso del terminal container. I manifestanti hanno controllato camion e carichi con l’obiettivo di segnalare la possibile introduzione di prodotti considerati “non conformi” agli standard sanitari e ambientali francesi ed europei.
Secondo i sindacati, l’arrivo di merci agricole importate rappresenta una minaccia diretta per le aziende locali, già indebolite da anni di crisi economica, aumento dei costi di produzione e forte pressione competitiva sui prezzi. L’obiettivo dichiarato è impedire la circolazione di prodotti che, a loro avviso, non rispettano lestesse regole imposte agli agricoltori europei.
Un’azione simile si è svolta più a sud, sull’autostrada A1, asse strategico che collega la Francia ai principali porti del Nord Europa. Nei pressi di Fresnes-lès-Montauban, alcune decine di agricoltori hanno bloccato il traffico per controllare le merci in transito e ribadire la loro netta opposizione all’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur.
Trattori con luci accese e striscioni contro la liberalizzazione del commercio di prodotti agricoli hanno rallentato il flusso dei veicoli, causando disagi agli automobilisti ma attirando l’attenzione mediatica sulle rivendicazioni del settore.
Un’altra protesta si è registrata nel porto industriale di La Pallice, vicino a La Rochelle, dove il Coordinamento rurale della Charente-Maritime ha bloccato un deposito di petrolio, ampliando il raggio d’azione della mobilitazione.
La rabbia degli agricoltori, tuttavia, non si limita alla Francia. Nel corso del fine settimana, manifestazioni simili hanno interessato numerosi Paesi europei. In Polonia, centinaia di trattori hanno sfilato nelle strade di città come Cracovia e Varsavia. I manifestanti, con bandiere e gilet gialli, hanno marciato verso il Parlamento e l’ufficio del Primo Ministro Donald Tusk.
In Irlanda, diverse migliaia di agricoltori hanno occupato le principali arterie del centro del Paese, chiedendo l’abbandono dell’accordo Mercosur e maggiori tutele per l’agricoltura locale, in particolare per il settore dell’allevamento bovino. Mobilitazioni sono state segnalate anche in Grecia, Italia, Belgio e Spagna.
Le richieste convergono su un punto comune: una risposta politica forte e un sostegno concreto dell’Unione europea a un comparto ritenuto strategico ma sempre più sotto pressione.
A Bruxelles, intanto, alcuni eurodeputati iniziano a interrogarsi sul futuro dell’accordo con il Mercosur, alla luce dell’ampiezza della protesta e delle critiche che da settimane arrivano da organizzazioni agricole, Ong ambientaliste e società civile.
Nonostante ciò, una retromarcia appare improbabile. La Commissione europea sembra intenzionata a procedere e ha fissato la firma dell’accordo di libero scambio con il Mercosur per sabato 17 gennaio, in un clima di crescente tensione sociale e politica.