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Guerra Israele-Hamas, arresti e demolizioni di case aumentano nei Territori palestinesi

Veduta del quartiere di Silwan a Gerusalemme Est
Veduta del quartiere di Silwan a Gerusalemme Est Diritti d'autore AFP
Diritti d'autore AFP
Di Gabriele Barbati
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Residenti di Gerusalemme Est denunciano che aggressioni e demolizioni punitive di case sono aumentate dal 7 ottobre. "Lo fanno perché siamo palestinesi" dice Fahkri Abu Diab. Ecco la sua storia.

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Silwan è un quartiere palestinese di Gerusalemme arroccato sulle pendici della Città vecchia.  Tra le decine di migliaia di persone che ci vivono c'è Fahkri Abu Diab. E' nato qui 73 anni fa, nella casa dei suoi genitori, che presto però dovrà lasciare. 

La settimana scorsa ha ricevuto infatti un notifica in ebraico dalle autorità municipali che gli comunicava la demolizione della sua casa.

"Ci puniscono a causa della guerra a Gaza. Forse tra un mese io, mia moglie, i miei figli e i miei nipoti saremo senza casa. Perché?" dice Abu Diab in un'intervista a Euronews nel salotto di casa sua. "Perché siamo palestinesi. L'avvocato ha detto che non può fare nulla. Aspettiamo solo il bulldozer".

Ci puniscono perché siamo palestinesi. Aspettiamo solo i bulldozer
Fahkri Abu Diab
Residente di Gerusalemme Est

Durante la guerra del 1967 con i paesi vicini, Israele ha conquistato militarmente diversi territori tra cui la Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza che controlla da allora. 

Tredici anni dopo una legge israeliana ha riconosciuto Gerusalemme come capitale "indivisa" di Israele, sancendo un'annessione di fatto della parte orientale della città. 

Le Nazioni Unite e la maggior parte della comunità internazionale non hanno riconosciuto questa decisione e considerano le zone conquistate da Israele nel '67 Territori Palestinesi Occupati

Da decenni tuttavia si consuma un conflitto quotidiano, in particolare a Silwan dove vive qualche centinaio di coloni israeliani. La nuova guerra, che si combatte dal 7 ottobre tra Israele e Hamas, non ha fatto che inasprirlo. 

"So che verranno a punirmi se sanno che parlo con i media. Lo ha già fatto, mi hanno mandato in carcere per quattro giorni" dice Fahkri Abu Diab, sotto dei grandi baffi neri spesso puntati verso il televisore.  

Al-Jazeera in arabo dà gli ultimi aggiornamenti da Gaza.  

"Forse qualcuno nel mondo verrà qui a sapere cosa ci sta succedendo e deciderà di aiutarci" spera.

Dagli attacchi di Hamas contro Israele e durante le settimane di bombardamenti e operazioni militari che sono seguite a Gaza, la vita è peggiorata anche qui

In Cisgiordania sono morti circa duecento palestinesi e oltre mille sono stati arrestati nelle retate condotte dalle forze di sicurezza israeliane.

A Gerusalemme Est invece i palestinesi si sentono ancora più minacciati del solito. Il ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir ha annunciato infatti l'acquisto di diecimila fucili da distribuire nelle colonie ebraiche. 

Ben Gvir, un colono egli stesso, è stato condannato nel 2007 per incitazione al razzismo e fiancheggiamento di un'organizzazione terroristica, il movimento Kahane, che Israele ha messo al bando nel 1998. 

"Le autorità invece di allentare le tensioni non fanno altro che alimentarle. I politici incitano. E nessuno offre a israeliani e palestinesi un modo per vivere insieme dopo i massacri reciproci" dice Aviv Tetarsky, che lavora per Ong israeliana Ir Amin.

Tetarsky ribadisce come le demolizioni di case in territorio occupato violino il diritto internazionale, ma il diritto in questa città controversa non si applica quasi mai. 

"Per un mese ci siamo detti che forse la Corte penale internazionale o la comunità internazionale ci avrebbero aiutato. Ma ora sappiamo che non fanno nulla" lamenta sconsolato Abu Diab.

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