In migliaia in fuga dal Nagorno Karabakh. Erdogan "orgoglioso" di Baku

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan visita l'omologo azero Ilham Aliyev
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan visita l'omologo azero Ilham Aliyev Diritti d'autore HANDOUT/AFP
Di Gianluca Martucci
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Sono oltre semila le persone costrette a lasciare l'area nei primi giorni di guerra. Il presidente turco si complimenta con l'omologo azero Ilham Aliyev per l'aiuto alla stabilità della regione

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Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan si è detto "orgoglioso del fatto che l'Azerbaigian abbia portato avanti in tempi brevi e con il massimo rispetto per i civili" l'operazione militare in Nagorno Karabakh finalizzata a reintegrare nello Stato azero la regione amministrativa speciale con popolazione a maggioranza armena.

In visita nell'exclave armena del Nakhchivan per l'inaugurazione di un nuovo gasdotto e di un complesso militare, Erdogan si è complimentato con l'omologo azero Ilham Aliyev per aver aperto "nuove possibilità verso una normalizzazione degli equilibri" nella regione.

La Turchia è uno storico alleato dell'Azerbaigian e lo stesso Aliyev ha ringraziato Erdogan per il sostegno ricevuto da Ankara per l'"operazione antiterrorismo", che è costata la vita a circa 200 persone e altre centinaia di feriti, a cui si aggiungono le vittime di un'esplosione di un deposito di carburanti.

Il dramma dei rifugiati in fuga

L'"operazione antiterrorismo" avviata dall'Azerbaigian martedì 19 settembre ha provocato l'evacuazione di oltre 6 mila abitanti del Nagorno Karabakh di etnia armena. Sono sempre più i residenti della regione amministrativa speciale preoccupati del fatto che Baku possa procedere a un'operazione più violenta di pulizia etnica, e le forze di peacekeeping russe non sembrano fornire garanzie per evitare una degenerazione della crisi.

Per i 120 mila abitanti del Nagorno-Karabakh, la convivenza con i "turchi", come la maggior parte di loro li chiama, sembra inconcepibile.

L'esodo è tale che lunedì 25 settembre ha causato ingorghi enormi nei pressi del corridoio di Lachin, la porta d'accesso alla regione che si attraversa provenendo dall'Armenia. Il corridoio per molti è ora solo una via di fuga. 

Le autorità dei villaggi che accolgono i profughi danno priorità a coloro che hanno perso la propria casa. Ma a rifugiarsi verso l'Armenia ora sono anche i residenti del capoluogo della regione, Stepanakert. E la benzina scarseggia nelle stazioni di rifornimento, insieme al cibo e ai medicinali, rendendo più difficile programmare la fuga.

Il governatore della regione armena di Syunik, Robert Ghoukassian, ha dichiarato alla stampa di poter ospitare 10 mila persone. La scorsa settimana, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato che il Paese, che conta 2,9 milioni di abitanti, si sta preparando ad accogliere 40 mila rifugiati. 

La leadership di Stepanakert promette "alle famiglie rimaste senza casa dopo l'inizio della recente operazione militare un trasferimento in Armenia" sicuro e facilitato dalle truppe russe presenti nella regione.

I separatisti armeni del Nagorno-Karabakh intanto hanno dovuto deporre le armi davanti alla violenza dell'esercito azero. Ora partecipano insieme ai rappresentanti del governo di Baku ai negoziati mediati dalla Russia per definire il futuro status della regione. 

Il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev ha escluso qualsiasi operazione di persecuzione etnica contro gli armeni. In un incontro con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che tutti i residenti del Karabakh saranno considerati azeri a prescindere dalla loro nazionalità, perché cittadini dell'Azerbaigian. "La loro sicurezza è garantita", ha detto Aliyev.

Aliyev e Pashinyan si incontreranno il 5 ottobre in occasione della riunione del vertice della Comunità politica europea a Granada, in Spagna. I rappresentanti di Armenia, Azerbaigian, Germania, Francia e Unione europea si riuniranno per preparare l'incontro tra i due leader per indurli a siglare un'intesa di pace.

Allungare la mano fino al Nakhchivan?

Il pieno controllo sul Nagorno Karabakh potrebbe secondo molti indurre il governo azero a fare pressione per allargare la sua influenza anche nella regione del Syunik, che appartiene all'Armenia e divide la repubblica autonoma del Nakhchivan dal resto dell'Azerbaigian. L'area è considerata strategica, perché permetterebbe all'Azerbaigian di controllare la porta di accesso al Golfo Persico per i traffici provenienti dal Caucaso.

Oltre a garantirsi la continuità territoriale fino al Nakhchivan, grazie all'annessione della regione, Aliyev otterrebbe un beneficerebbe di un passaggio più agevole per i traffici con la Turchia, che confina direttamente con la regione.

A differenza del Nagorno-Karabakh, il Nakhchivan non conta quasi più armeni tra i suoi circa 400 mila abitanti. Se prima la popolazione era equamente divisa tra armeni e azeri, ora i secondi costituiscono la maggioranza.

Wikicommons
Il Nakhchivan, l'Armenia e l'AzerbaigianWikicommons

Regione semi-desertica e montuosa, la regione fu ceduta nel 1921, all'Azerbaigian quando l'Armenia orientale entrò a far parte dell'Unione Sovietica. L'accordo fu perfezionato con la Turchia nel febbraio 1924, quando la regione divenne una Repubblica socialista sovietica autonoma.

Gli armeni, già in numero limitato, sono fuggiti dalla regione alla fine degli anni Ottanta, durante le violenze nel Nagorno-Karabakh innescate durante la dissoluzione dell'Unione Sovietica, e le tracce della loro precedente presenza sono state in seguito sistematicamente cancellate, le loro chiese rase al suolo e le loro tombe distrutte.

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