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Nagorno-Karabakh: i primi sfollati accolti in un campo profughi (raggiungeranno l'Armenia)

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Di euronews con Ansa
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Sul terreno presenti forze di pace russe, gli azeri assicurano di voler reintegrare i cittadini di etnia armena dando loro gli stessi diritti degli azeri

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I rifugiati di etnia armena provenienti dal Nagorno-Karabakh stanno arrivando in Armenia, è il primo flusso di sfollati da quando l'Azerbaigian ha lanciato l'offensiva per prendere il controllo del territorio separatista.

Alcune decine di residenti, soprattutto donne, bambini e anziani, sono arrivati in un centro d'accoglienza allestito dal governo armeno

 Migliaia di persone sono state evacuate dalle città e dai villaggi coinvolti negli ultimi combattimenti e portate  nel campo profughi  dalle forze d'interposizione russe prima di proseguire per l'Armenia.

Le operazioni militari

All'inizio di questa settimana, l'Azerbaigian ha riconquistato un'area abitata da circa 120.000 persone di etnia armena e afferma di volerle reintegrare come "cittadini di pari livello". Intanto  le truppe azere procedono al processo di smilitarizzazione dell'area.

"Siamo in stretta collaborazione con le forze di pace russe che stanno portando avanti la smilitarizzazione" e stanno dando "sostegno ai civili". 

Il portavoce militare azero, il colonnello Anar Eyvazov, parla daldistretto di Shusha, ai margini della roccaforte ribelle Stepanakert, mentre un convoglio umanitario della Croce rossa attraversa per la prima volta l'enclave contesa da quando l'Azerbaigian ha lanciato l'offensiva lampo nei giorni scorsi,sviluppo possibile solo adesso che si è raggiunto l'accordo.

L'impegno per il cessate il fuoco, però mostra i primi cedimenti: Mosca ne segnala  la violazione con un soldato azero rimasto ferito in uno scontro a fuoco nel distretto di Mardakert. 

"Abbiamo già  sequestrato armi e munizioni", ha aggiunto  Eyvazo, spiegando che il processo di disarmo "può  richiedere tempo" perché alcuni ribelli  in aree montane".

La diplomazia internazionale

Al Palazzo di Vetro, a New York, all'Assemblea generale interviene anche l'Azerbaigian, dichiarandosi "determinato a promuovere un'agenda di normalizzazione". 

Jeyhun Bayramov, ministro degli Esteri azero, tiene però soprattutto a sottolineare che "nessuno stato accetterebbe la presenza illegale di un altro stato sul suo territorio e neppure noi lo accettiamo. Ma nonostante le sfide poste dagli armeni ribadiamo la nostra volontà per negoziati nel rispetto dei diritti reciproci. Crediamo ci sia un'opportunità storica di raggiungere un accordo per far sì che i due paesi vivano come vicini nel rispetto reciproco". E promette quindi di trattare gli armeni del Karabakh come "cittadini uguali".

A Bruxelles parla il presidente armeno, Vahagn Khachaturyan, mentre il Paese si prepara ad affrontare l'arrivo di migliaia di profughi in fuga, e si dice "preoccupato per la cooperazione militare tra Italia e Azerbaigian e per gli accordi già  firmati, o previsti, che arriverebbero fino a 1,2 o 1,5 miliardi di euro". 

In una video intervista Khachaturyan sottolinea che "queste armi verranno un giorno utilizzate controil Nagorno Karabakh e contro la Repubblica di Armenia" e insiste: "Speriamo che questo accordo di cooperazione non venga firmato", mentre sottolinea il "grande potenziale nella cooperazione" tra Italia e Armenia. Poi mette in guardia sulla "minaccia di una escalation" che a suo avviso permane: da un momento all'altro le attività  militari potrebbero riprendere e l'Azerbaigian potrebbe tentare di continuare la sua politica di pulizia etnica del Nagorno Karabakh".

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