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Georgia, le porte della Ue sono aperte ma resta molto lavoro da fare

Manifestazione pro-Ue in Georgia
Manifestazione pro-Ue in Georgia Diritti d'autore AP/AP
Diritti d'autore AP/AP
Di Debora Gandini
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L'Alto rappresentante della politica estera europea, Josep Borrell, è in visita nel paese

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Le porte dell’Unione europea sono aperte per la Georgia ma lo status di candidata deve essere guadagnato, perché c’è ancora molto lavoro da fare. 

Lo ha dichiarato l'Alto rappresentante della politica estera europea, Josep Borrell, nella sua prima visita ufficiale nel paese dove incontrando i vertici istituzionali dovrà valutare i progressi sui 12 punti, ovvero le riforme necessarie per “europeizzare” le istituzioni georgiane.

"Lo status di candidato non è qualcosa a cui i paesi hanno diritto. Deve essere guadagnato. Deve essere guadagnato attraverso riforme serie e l'adesione ai valori dell'Unione europea. E ad essere sinceri c'è ancora un bel po' di lavoro da fare”, ha sottolineato Borrell a Tblisi.

La Georgia ha presentato domanda per lo status di candidata all’Ue nel marzo 2022, insieme a Ucraina e Moldavia. 

L'ammissione è uno degli obiettivi della presidente Salomé Zourabichvili che si è sempre definita filo-europeista ma rappresenta l'opposizione parlamentare.

Le sue recenti visite a Berlino e Bruxelles per raccogliere sostegno sulla concessione dello status di Paese candidato all'adesione Ue ha scatenato la dura reazione del partito Sogno Georgiano, che accusa la leader di violare la Costituzione con la sua autonomia.

Una Georgia "europea"

La Georgia, un piccolo Paese di quasi quattro milioni di abitanti, si è a lungo identificata come Nazione europea, anche se la sua lontana posizione geografica - nella regione del Caucaso meridionale, delimitata da Russia, Azerbaigian, Armenia e Turchia - ha sollevato dubbi sulla sua reale appartenenza continentale.

Come Repubblica parlamentare, la Georgia ha fatto grandi passi avanti per superare l'eredità sovietica e tiene regolari elezioni per scegliere i suoi rappresentanti politici.

Ma il sistema è traballante, con frequenti accuse di frode, intimidazione, compravendita di voti, clientelismo e violenze da parte della polizia.

Gli oligarchi sono stati accusati di esercitare un'influenza eccessiva sulla vita politica e sui media della Georgia, mentre le libertà civili sono "protette in modo incoerente", secondo Freedom House.

Un "Sogno Georgiano" irrealizzabile?

Nell'ottobre 2020, è scoppiata una pesante crisi politica, quando i partiti di opposizione hanno sostenuto che le elezioni parlamentari erano state truccate e si sono, quindi, rifiutati di ammettere la sconfitta, scatenando una forte e massiccia protesta popolare e causando numerosi arresti da parte della polizia.

I gruppi di opposizione si sono, alla fine, rifiutati di entrare in Parlamento, mentre il partito leader, "Sogno Georgiano" - fondato nel 2012 dal discusso oligarca Bidzina Ivanishvili (66 anni) - ha formato un nuovo governo, ora guidato - da febbraio 2021 - dal 40enne primo ministro Irakli Garibachvili, membro di "Sogno Georgiano" fin dalla prima ora.

Mentre la crisi politica in Georgia si trascinava, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è intervenuto personalmente per mediare un accordo e riportare tutte le parti nell'aula legislativa.

L'accordo proponeva anche una serie di riforme elettorali e giudiziarie. Ma "Sogno Georgiano" ha poi, inspiegabilmente, ritirato la sua firma a questo accordo.

Questa persistente instabilità politica si è riflessa nel parere della Commissione sulla candidatura della Georgia all'Ue, che ha respinto la raccomandazione di concederle lo status di candidato.

"La Georgia ha le basi per raggiungere la stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze, anche se i recenti sviluppi hanno minato i progressi del Paese", ha dichiarato l'esecutivo di Bruxelles.

La Commissione europea ha presentato un elenco di priorità che la Georgia dovrebbe affrontare in tempi rapidi, tra cui la polarizzazione politica, il corretto funzionamento di tutte le istituzioni statali e la necessità di "de-oligarchizzazione" (riferimento, non causale, a Ivanishvili).

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