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Israele, approvato nodo centrale della riforma della giustizia. Le proteste dilagano

Proteste a Israele
Proteste a Israele Diritti d'autore Oded Balilty/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Oded Balilty/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Lunedì il parlamento israeliano ha approvato l'emendamento sulla clausola di ragionevolezza, riducendo notevolmente il potere di controllo della Corte suprema sull'operato del governo. Si tratta di un duro colpo alla democrazia per l'opposzione, e nel Paese la protesta dilaga

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La democrazia israeliana vacilla. Il governo di destra di Benyamin Netanyahu ha pprovato lunedì la parte centrale della controversa riforma della giustizia che da mesi è motivo di tensioni nel Paese. Dopo il voto favorevole della maggioranza l'opposizione ha lasciato l'aula della Knesset e le proteste sono dilagate dalla capitale Gerusalemme al resto del Paese.

Con 64 voti favorevoli su 120 il parlamento ha approvato l'emendamento alla "clausola di ragionevolezza", una norma che consente alla Corte suprema del Paese di bloccare le decisioni del governo ritenute irragionevoli, appunto. Un principio che in un Paese senza una Costituzione scritta ha garantito il bilanciamento tra potere esecutivo e giudiziario.

Conseguenze su più fronti

Dal momento che il presidente Isaac Herog apporrà la propria firma sulla decisione della Knesset, la Corte Suprema avrà dunque le mani legate. Le ricadute della nuova norma sono innumerevoli. Ma - per fare un esempio - basti pensare che potrà tornare al governo come ministro Arieh Deri, leader religioso di peso della coalizione, condannato più volte per reati fiscali che Netanyahu fu costretto a licenziare dopol'ingiunzione della Corte Suprema.

E proprio a questa istituzione - considerata da molti il baluardo della democrazia israeliana - sarà rivolto "già da domani", come annunciato dal leader dell'opposizione Yair Lapid, il ricorso contro la nuova disposizione.

"Vogliono fare a pezzi lo Stato, la democrazia, la sicurezza, l'unità del popolo di Israele e le nostre relazioni internazionali", ha ammonito Lapid dopo aver inseguito  inutilmente una possibile mediazione.

La difesa di Netanyahu

"La norma approvata oggi non è affatto la fine della democrazia, bensì¬ la realizzazione del volere dell'elettorato e dunque l'essenza stessa della democrazia", ha ribattuto Netanyahu che ha aperto ad "un dialogo con l'opposizione già nei prossimi giorni". La norma approvata è un "aggiustamento moderato per riportate equilibrio tra i poteri" e "non giustifica" le proteste e lo "sconvolgimento del Paese", ha aggiunto il premier.

Se la minoranza ha boicottato il voto, la maggioranza ha invece esultato: sulle tv sono rimbalzate - e criticate - le immagini del ministro della giustizia Yariv Levin (Likud) artefice della riforma impegnato, sorridente e soddisfatto, in selfie di giubilo con altri deputati della coalizione.

Le proteste dilagano

Fuori della Knesset, dove già da giorni erano accampati centinaia di oppositori arrivati in marcia da TelAviv, la protesta si è via via ingrossata. Le forze di polizia hanno bloccato le strade arrivati a usato il cannone ad acqua per disperdere i manifestanti. Lo stesso è avvenuto dopo il voto, quando gli organizzatori delle dimostrazioni hanno fatto appello ad intensificare le proteste.

Da Tel Aviv a Haifa e in molti altri luoghi, gli oppositori della riforma sono scesi in piazza. E in mezzo a chi protestava, con la bandiera di Israele in mano o sulle spalle, si sono visti anche esponenti delle forze di sicurezza, come a Gerusalemme l'ex capo dello Shin Bet Nadav Argaman, giuristi di spicco e politici.

Da segnalare la "drammatica" riunione svoltasi all'interno del Mossad in cui, secondo la tv Canale 12, il capo degli 007 israeliani David Barnea ha espresso preoccupazione per la situazione in corso. Se si arriverà ad una crisi istituzionale, ha detto che si schiererà "dalla parte giusta, anche se ancora non è il momento".

I segnali sono arrivatianche dai mercati, dove la moneta nazionale, lo shekel, ha perso rispetto al dollaro e all'euro raggiungendo quotazioni che non si vedevano da tempo.

Una giornata nera per la democrazia

Ma la crisi sembra - paradossalmente - all'esordio. Almeno in base alle parole del ministro della sicurezza nazionale ItamarBen Gvir secondo cui "si è solo all'inizio. Ci sono molte altreleggi da approvare che fanno parte della riforma". Da Washington, il commento è stato secco: "i cambiamenti principali in democrazia per poter durare devono avere il più ampio consenso possibile. E' un peccato che il voto di oggi sia passato con una maggioranza minima", ha avvertito il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Per gli oppositori l'approvazione segna una svolta autoritaria, che aiuterà il primo ministro Benjamin Netanyahu accusato di corruzione a risolvere i suoi problemi giudiziari. Altri avvertono che la riforma strizza l'occhio agli ultranazionalisti al governo. E faciliterà l'annessione di alcuni o tutti i territori occupati.

Il quotidiano liberal Haaretzcompare oggi con una prima pagina totalmente in nero. Si tratta di un annuncio a pagamento della 'Protesta dell'hi-tech' su cui c'è scritto: 'Un giorno nero per la democrazia israeliana".

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