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Belgrado scende in piazza contro la violenza, le armi e il populismo di Vučić

Vučić, raffigurato con...abito da galeotto, è nel mirino del manifestanti. (Belgrado, 9.6.2023)
Vučić, raffigurato con...abito da galeotto, è nel mirino del manifestanti. (Belgrado, 9.6.2023) Diritti d'autore Darko Vojinovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Darko Vojinovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Maja Popović da Belgrado - Edizione italiana: Cristiano Tassinari - Info: Ansa
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Ad inizio maggio, due sparatorie ravvicinate hanno lasciato il segno nell'opinione pubblica serba: soprattutto quanto accaduto in una scuola di Belgrado, dove sono morti otto studenti. Il movimento popolare di protesta chiede una società meno violenta e maggiore controllo delle armi

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Contro la violenza e contro il populismo del presidente Aleksandar Vučić.

Quella di venerdì 9 giugno è stata la sesta manifestazione di protesta organizzata dall'opposizione, con lo slogan 'La Serbia contro la violenza'.

Decine di migliaia di persone hanno manifestato a Belgrado, la capitale della Serbia, per chiedere le dimissioni di ministri, alti funzionari governativi e la revoca delle licenze a due televisioni che "tifano" per Vučić e inneggiano a odio, violenza e intolleranza.

Manifestazioni simili hanno attraverso tutta la Serbia, questo venerdì, sulla scia di due sparatorie mortali che - nelle scorse settimane, ad inizio maggio - hanno provocato un forte impatto emotiva sull'opinione pubblica del Paese. 

Le due sparatorie

In particolare, la sparatoria alla scuola "Vladislav Ribnikar" di Belgrado, dove un ex allievo 14enne ha fatto fuoco uccidendo otto studenti (sette ragazze e un ragazzo) e un agente di sicurezza. 

Poco lontano, solo poche ore dopo, un 20enne ha sparato all'impazzata da un auto in corsa, in due villaggi tra Smeredevo e Mladenovac, 50 km a sud di Belgrado: otto persone hanno perso la vita. 

Marko Drobnjakovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Folla oceanica alla manifestazione di Belgrado. (9.6.2023)Marko Drobnjakovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.

Per calmare gli animi, il presidente serbo Vučić - già alle prese con i problemi del Nord del Kosovo - ha promesso elezioni anticipate, ma pochi dei suoi molti contestatori credono che manterrà la promessa.
Del resto, aveva quasi promesso di dimettersi...

Darko Vojinovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Terzetto di "carcerati": il presidente Vucic, la premier serba Ana Brnabić (a destra) e l'editore filogovernativo Dragan J. Vucicevic. (Belgrado, 9.6.2023)Darko Vojinovic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved

La corrispondente di Euronews da Belgrado, Maja Popović:
"Questa è la sesta protesta in Serbia contro la violenza nelle società serba. Le richieste sono le stesse, come l'ultima volta: prima di tutto le dimissioni del ministro degli Interni, che si occupa della gestione della polizia. Chieste anche le dimissioni del Direttore dell'Agenzia nazionale di informazioni sulla sicurezza. I manifestanti vogliono anche far chiudere, prima di tutto, le stazioni televisive che promuovono la violenza. Decine di migliaia di persone sono stazionate davanti al Parlamento serbo. E molte persone stanno ancora arrivando...".

Euronews
Maja Popović, corrispondente da Belgrado. (9.6.2023)Euronews

Cronaca di una protesta

Dopo il raduno sulla spianata davanti al Parlamento, i dimostranti hanno dato vita a un corteo che ha attraversato il centro della capitale, raggiungendo la sede del governo, dove hanno formato una catena umana per circondare l'edificio.

Le richieste ribadite nel corso della protesta riguardano le dimissioni del ministro dell'interno Bratislav Gašić e del capo dei servizi segreti (BIA) Aleksandar Vulin, la sostituzione dei vertici della tv pubblica Rts, la revoca delle frequenze di emittenti commerciali vicine al governo e che trasmettono programmi di reality-violence e la chiusura di giornali filogovernativi ritenuti responsabili di promuovere l'intolleranza e la cultura della violenza.

Il presidente Vučić e la premier Ana Brnabić accusano le opposizioni di speculare sulle stragi e di politicizzare le tragedie del mese scorso, senza tuttavia avanzare alcuna proposta concreta per contrastare l'aumento della violenza nella società.

Misure urgenti

Nelle scorse settimane il governo ha varato un pacchetto di misure urgenti, ordinando fra l'altro la consegna delle armi detenute illegalmente - c'è tempo fino a fine giugno per farlo senza subire conseguenze penali - e una revisione a tappeto su tutte le licenze di porto d'armi in Serbia, disponendo la presenza di poliziotti armati nelle scuole e creando team specialistici di psicologi e psicoterapeuti per l'assistenza alle vittime di violenza.

Risorse addizionali per questo articolo • ANSA

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