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Chi sono gli attuali alleati della Russia, a 15 mesi dall'invasione?

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v.v.smolnikov/ Diritti d'autore Copyright 2023 The AP. All rights reserved
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Di Euronews
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Da quando il leader russo ha ordinato alle truppe di entrare in Ucraina, Mosca ha lavorato duramente per cercare nuovi partner strategici o approfondire le relazioni esistenti

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Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, stretto alleato della Russia, qualche mese fa si è recato in Cina per un incontro bilaterale di alto profilo che ha sollevato non poche polemiche in Occidente.

La sua visita ha alimentato i timori che Pechino stesse ancora valutando la possibilità di fornire assistenza militare a Mosca, nonostante la Cina abbia più volte confutato le accuse, definendole una "campagna diffamatoria".

Tuttavia, l'incontro sottolinea la realtà che, ben oltre un anno dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia, Mosca ha ancora partner e alleati internazionali.

Chi è ancora al fianco della Russia e perché?

Il più stretto alleato della Russia resta la Bielorussia: il Paese vicino è anche il suo più importante alleato militare e condivide profondi legami culturali ed economici. 

Nelle prime fasi della guerra, la Bielorussia era un punto di partenza chiave per l'assalto della Russia al nord dell'Ucraina e a Kiev, con Mosca che conduceva lì esercitazioni militari e utilizzava il suo spazio aereo.

Dalle contestate elezioni bielorusse del 2020, il destino del suo leader, Alexander Lukashenko, sembra essere legato a doppia mandata al presidente russo, Vladimir Putin. 

La Russia ha svolto un ruolo decisivo nel garantire che le massicce proteste antigovernative bielorusse fossero soppresse.

Secondo Anaïs Marin, membro associato del programma Russia ed Eurasia presso Chatham House, "il governo bielorusso è stato completamente soggiogato dal suo alleato russo". 

La superpotenza amica di Mosca

Pechino e Mosca hanno ripetutamente affermato che la loro amicizia "non ha limiti", nonostante l'evidente animosità tra le due potenze e l'Occidente.

La Cina ha pesantemente criticato le sanzioni imposte a Mosca: essa stessa, in realtà, è stata colpita dalla guerra, sotto forma di interruzione della catena di approvvigionamento e aumento vertiginoso dei prezzi degli idrocarburi.

Il presidente ucraino, Volodomyr Zelensky, a fine aprile ha avuto una lunga telefonata con il suo omologo cinese per discutere, tra l'altro, di proposte di pace, ma la Cina può essere un mediatore affidabile?

India

Nel frattempo, l'India, come la Cina, ha aumentato le importazioni di greggio e gas naturale dalla Russia dall'inizio della guerra: il Paese ha legami di lunga data con la Russia, acquista molte armi dal Cremlino, che insieme ai crescenti acquisti di idrocarburi contribuisce a finanziarne la guerra.

Eppure, nonostante si sia astenuta dalla maggior parte delle risoluzioni delle Nazioni Unite che condannano le azioni della Russia in Ucraina, Delhi è arrivata quasi a criticare apertamente il Cremlino.

 "L'era di oggi non è un'era di guerra", ha dichiarato il primo ministro indiano, Narendra Modi, implorando Putin di "incamminarsi su un cammino di pace".

Molti altri Paesi, in particolare in America Latina e in Africa, hanno cercato di camminare, per così dire, sul filo del rasoio, facendo vaghi appelli alla pace senza criticare apertamente la Russia. 

Alcuni hanno persino aumentato i legami economici e militari con il Cremlino.

In Brasile, ad esempio, il presidente, Luiz Inacio Lula da Silva, ha parlato dei legami "strategici" del Paese con la Russia, in particolare del suo crescente commercio di gasolio e fertilizzanti.

La crescente amicizia di Mosca con alcune Nazioni africane

Dall'invasione dell'Ucraina, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha cercato di allontanare le Nazioni africane dall'Occidente, affermando che nutrivano ancora "istinti coloniali".

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Ha portato questo messaggio a diverse grandi Nazioni, come la Repubblica Democratica del Congo, l'Etiopia e il Sudafrica.

In quest'ultimo Stato, che ha una lunga storia di amicizia con la Russia a causa dell'opposizione sovietica al regime dell'apartheid, si sono svolte esercitazioni navali con Mosca e la Cina, al largo delle sue coste.

Il Mali è un altro Paese lontano dall'Occidente, in particolare dalla Francia: a seguito di un colpo di Stato nel maggio 2021, ha fatto sempre più affidamento sui mercenari del gruppo russo Wagner, che combatte anche in Ucraina.

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