Nuovo ordine mondiale: perché il Sud del mondo è così decisivo e cosa può fare l'Europa

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Di Michela Morsa
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La guerra in Ucraina ha fatto emergere le enormi differenze tra il sistema valoriale del mondo occidentale e quello orientale. Il Sud del mondo sta nel mezzo

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"Siamo troppo arroganti, troppo paternalisti e troppo moralisti". L'Occidente, dice Alexander Stubb, ex primo ministro finlandese e direttore dell'Istituto universitario europeo, deve rendersi conto di non essere (più) il centro del mondo. 

L'Europa e gli Stati Uniti sono in una sorta di bolla, convinti che l'invasione su larga scala dell'Ucraina sia una guerra mondiale. Eppure, due terzi della popolazione mondiale vivono in Paesi che non hanno condannato attivamente la Russia.

Anzi, i Paesi del Sud del mondo sono più propensi a sostenere la Russia che l'Ucraina. Stubb, lo definisce un "campanello d'allarme": 40 Paesi hanno imposto sanzioni a Mosca, "zero Paesi dell'Africa. Zero Paesi dell'America Latina. E solo due o tre dall'Asia". 

La guerra in Ucraina è anche una guerra tra due sistemi di valori fondamentali totalmente differenti. Come sostenitore dell'Ucraina, l'Occidente rappresenta un ordine mondiale liberale, mentre la Russia e anche la Cina, non proprio neutrale, rappresentano un ordine mondiale autocratico in cui l'economia e lo sviluppo corrono slegati dalla libertà e dalla democrazia. 

In questa contrapposizione, il Sud del mondo fa da ago della bilancia. I politici occidentali lo hanno capito e da tempo viaggiano nell'emisfero meridionale per conquistarli come partner. Ma i leader orientali fanno altrettanto.  

La scorsa settimana, Mosca ha delineato la sua politica estera, identificando la Cina e l'India come partner chiave e annunciando piani per espandere i legami con l'Africa e l'America Latina.

A questo punto, l'esito della guerra potrebbe determinare più che il futuro della sola Ucraina. In quanto sostenitori del Paese invaso, gli Stati Uniti e l'Europa cosa stanno rischiando? Una sconfitta sul campo di battaglia o la sostituzione del loro sistema liberale e normativo? Insomma, un nuovo ordine mondiale?

Qual è la posizione del Sud globale sulla guerra in Ucraina?

I Paesi dell'America Latina stanno dicendo "no, questa non è la nostra guerra", spiega Christopher Sabatini, Senior fellow per l'America Latina di Chatham House. Le speranze dell'Occidente che i Paesi latinoamericani inviassero armi all'Ucraina sono state rapidamente respinte all'inizio della guerra. 

Allo stesso tempo, l'alleanza tra Russia e Cina si sta rafforzando, anche grazie al viaggio del presidente cinese Xi Jinping a Mosca, che ha mostrato una volta per tutte che la Cina non mantiene una posizione neutrale nella guerra. 

Ma è anche una questione di emozioni, legata alla storia di molti Paesi del Sud del mondo, spiega Alexander Stubb. "Fondamentalmente puntano il dito contro l'Europa e gli Stati Uniti e dicono: 'Non venite a farci la predica sull'integrità territoriale e la sovranità'. Guardate cosa avete fatto durante il colonialismo. Oppure, guardate cosa è successo in Iraq".

Il potere è nel Sud globale

Gli esperti ritengono improbabile che i Paesi del Sud del mondo si uniscano all'Occidente o all'Oriente. Secondo Stubb, il Sud globale in questo momento è il "decisore", ma non vuole scegliere.

"Oscillerà come un pendolo tra i due. Hanno l'economia, le risorse e il potere di determinare la direzione che prenderà il mondo", dice Stubb.

Sabatini spiega che i Paesi del Sud del mondo stanno sfruttando la situazione come un'opportunità per affermare la propria indipendenza di fronte al declino del potere degli Stati Uniti a livello globale e all'interno dell'emisfero occidentale. "Molti di loro ritengono che gli Stati Uniti e l'Europa occidentale abbiano ignorato le loro preoccupazioni per molto tempo", dice il ricercatore. 

Ma la domanda è: la Cina potrebbe riuscire a mantenere relazioni strategiche con il Sud del mondo in modo da creare un nuovo ordine mondiale guidato da Pechino?

In che modo la Cina sta corteggiando il Sud globale?

La Cina lo offre da decenni, soprattutto sotto forma di investimenti e prestiti, flessibili rispetto a quelli della Banca mondiale e non soggetti a "vincoli e condizioni".

La Cina, spiega Sabatini, è anche "un mercato molto attraente per le materie prime latinoamericane, e offre anche qualcosa che manca in molti Paesi latinoamericani, ovvero gli investimenti nelle infrastrutture". E Paesi come il Brasile e l'Argentina ne hanno un disperato bisogno.

Ma allo stesso tempo, i valori dei Paesi dell'America Latina divergono ampiamente da quelli di chi vuole rimodellare l'ordine mondiale liberale.

Ad esempio, sottolinea Sabatini, in America Latina la tutela dei diritti umani in generale, dei diritti delle donne, dei diritti degli indigeni o della comunità LGBTQI+, è diventata estremamente importante negli ultimi anni. 

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"I governi latinoamericani devono essere consapevoli dei reali vantaggi dell'ordine mondiale liberale, che non sempre ha servito i loro interessi, ma è stato una piattaforma efficace per il rinforzamento dello Stato di diritto o la protezione dei diritti umani attraverso il diritto internazionale".

Cosa ha da offrire l'Occidente al Sud globale?

Se l'Occidente vuole vincere questa situazione, ha bisogno di "una politica estera più dignitosa", avverte Stubb. Ciò comporterebbe "limitare gli alti standard morali" e cercare di "impegnarsi nel dare al Sud del mondo una certa capacità di azione".

In effetti, il Sud America, l'Africa, gran parte dell'Asia e il Medio Oriente sono a malapena rappresentati in importanti organismi globali come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale, anche se costituiscono i due terzi della popolazione mondiale. Nessun Paese del Sud del mondo è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu. E anche il commercio con questi Paesi, sottolinea Studd, andrebbe ampliato.

Il futuro dell'ordine geopolitico mondiale dipende quindi dal Sud del mondo e dall'importanza che l'Occidente è disposto a dargli, ma anche dalla sua politica nei confronti della Cina. "Le nostre relazioni con la Cina sono tra le più complicate e importanti al mondo", ha riassunto Ursula von der Leyen nel suo primo discorso interamente dedicato alla Cina.

"Se l'Occidente vuole mantenere l'ordine liberale e normativo, dovrà andare al tavolo dei negoziati", dice Stubb. "I cinesi non vogliono un ordine liberale, ma magari alcuni elementi di un ordine mondiale normale e basato su regole sì. È questo l'equilibrio che dobbiamo trovare".

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