Il decreto migratorio "ostacola i soccorsi" e "viola il diritto internazionale"

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Di Ilaria Federico
Migranti avvolti con coperte sulla nave di salvataggio Ocean Viking, nel mar Mediterraneo, vicino alla costa della Sicilia, 6 novembre 2022.
Migranti avvolti con coperte sulla nave di salvataggio Ocean Viking, nel mar Mediterraneo, vicino alla costa della Sicilia, 6 novembre 2022.   -   Diritti d'autore  Vincenzo Circosta/Copyright 2022 The AP. All rights reserved

Il nuovo decreto italiano sui flussi migratori, in vigore dal 3 gennaio, ostacolerebbe il soccorso dei migranti da parte delle Ong e violerebbe le convenzioni internazionali in materia d'immigrazione. Ce lo spiegano Nazzarena Zorzella, esperta di diritto dell'immigrazione e membro dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) e Juan Matías Gil, responsabile delle operazioni di soccorso di Medici Senza Frontiere.

Il decreto, il primo di questo 2023, intitolato “Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori”, ha provocato le proteste delle Ong che soccorrono i migranti in mare. Il 5 gennaio, 18 Organizzazioni hanno lanciato un appello congiunto al Parlamento: “Chiediamo a tutti i membri del Parlamento italiano di opporsi al decreto, impedendone così la conversione in legge. Non abbiamo bisogno di un altro quadro politico che ostacoli le attività di salvataggio”.

In che modo il decreto ostacola le attività di soccorso?

Il decreto impone che le navi, dopo l’operazione di soccorso, raggiungano immediatamente un porto sicuro senza effettuare ulteriori soste. “Questo vuol dire che se ci sono altre persone a rischio, la nave in questione non può soccorrerle. Secondo il decreto, le Ong dovrebbero lasciar morire alcune persone e salvarne altre,” spiega Nazzarena Zorzella.

"Continueremo a fare il nostro lavoro come sempre. Non è una scelta, ma un obbligo. Se ci fossero due situazioni di emergenza, saremmo obbligati a prestare assistenza. Se non lo facessimo, potremmo essere accusati di omissione di soccorso. Legalmente, ma soprattutto umanamente, non sarebbe accettabile", spiega Juan Matías Gil.

Continueremo a fare il nostro lavoro come sempre. Non è una scelta, ma un obbligo. Se ci fossero due situazioni di emergenza consecutive, saremmo obbligati a prestare assistenza in entrambe. Se non lo facessimo, potremmo essere accusati di omissione di soccorso. Legalmente, ma soprattutto umanamente, non sarebbe accettabile
Juan Matías Gil
Manager delle operazioni di soccorso - Medici Senza Frontiere

Il decreto impedisce, inoltre, i trasbordi da una nave all’altra. “Secondo il decreto, un’imbarcazione non può più chiedere ad un’altra di accogliere una parte dei migranti a bordo perché ha raggiunto la sua capienza massima o perché deve effettuare un altro soccorso”, continua l’avvocato Zorzella.

L'anno scorso abbiamo salvato 3.848 migranti in mare. Se avessimo applicato questo decreto, probabilmente 2.813 persone sarebbero morte
Juan Matías Gil
Manager delle operazioni di soccorso - Medici Senza Frontiere

I trattati internazionali ignorati

Il decreto contrasterebbe le convenzioni internazionali in materia d’immigrazione. La portavoce della Commissione europea, Anitta Hipper, interrogata ieri sulla possibilità di un intervento della Commissione nel dibattito italiano, ha risposto che “non spetta all’Ue di guardare nello specifico il contenuto di questo decreto. Ma i Paesi membri dell’Unione europea devono rispettare la legge internazionale e la legge del mare”. Secondo Zorzella, “è un monito chiaro al governo italiano di non violare il diritto internazionale”.

Noi rispettiamo il diritto internazionale, lo abbiamo sempre fatto. Ed è al di sopra di quello domestico nazionale.
Juan Matías Gil
Manager delle operazioni di soccorso - Medici Senza Frontiere

Il trattato di Dublino

Il decreto italiano cerca di attribuire la competenza dell’esame delle domande di protezione internazionale alle navi che effettuano i soccorsi. Il comandante della nave dovrebbe quindi raccogliere le informazioni delle persone salvate e fornirle alle autorità. Ma, secondo l’avvocato, questa condizione contrasta con il trattato di Dublino. “Questo obbligo è impossibile da mettere in pratica. Non può essere applicato su una nave italiana, perché il diritto navale italiano non prevede che il comandante abbia queste funzioni, e non può essere applicato su una nave straniera, perché uno Stato non può imporre a un'altra nazione le funzioni di un suo capitano”, spiega Zorzella.

“L’intenzione di questa clausola è quella d’imporre a una nave che batte bandiera straniera di farsi carico delle richieste di asilo accogliendole direttamente a bordo. Ma è una condizione che viola il trattato di Dublino, che prevede che le domande di asilo siano accolte dalle autorità competenti - che non sono di certo dei comandanti navali - e che siano sottoposte al primo Paese d’ingresso della nave”, continua l’esperta.

La convenzione SAR

Il decreto italiano violerebbe anche la Convenzione internazionale SAR sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, entrata in vigore nel 1985, che stabilisce che la nave non è un luogo sicuro sul quale i migranti possano esercitare i loro diritti fondamentali. La nave non può essere quindi il sito giusto nel quale richiedere la protezione internazionale. “E secondo il diritto internazionale, l’obbligo di soccorrere le persone val al di là della situazione giuridica di chi domanda aiuto. La persona soccorsa può definirsi giuridicamente, in qualità di richiedente asilo o di semplice turista, una volta sbarcata, ma non sulla nave”, spiega Zorzella.

Il trattato UNCLOS

L’impedimento dei soccorsi multipli viola l’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, o UNCLOS, entrata in vigore nel 1994, che impone l’obbligo al comandante della nave di soccorrere tutti coloro che sono in pericolo, senza nessuna selezione. “Che sia un turista o un migrante, non è possibile scegliere di soccorrere soltanto qualcuno”, aggiunge l’esperta.

"Serve un nuovo patto europeo"

Nel 2016, l’Italia ha rifiutato di partecipare al processo di modifica del trattato Dublino che avrebbe permesso una distribuzione dei migranti più equa, secondo la densità di popolazione dei Paesi dell’Ue e secondo il numero effettivo delle richieste di asilo già presenti. “Ma è proprio in seno all’Ue che ci si dovrebbe occupare urgentemente di questa questione. Non è auspicabile che i singoli Paesi emanino dei decreti che contraddicono le convenzioni internazionali. L’articolo 10 della nostra Costituzione lo dice chiaramente: la norma internazionale è superiore a quella del singolo Stato”, dichiara Zorzella. “Se si vogliono sottrarre i migranti dalla morsa dei trafficanti illegali, perché l’Ue non apre canali d’ingresso sicuri, per esempio permettendo dei visti in modo rapido per motivi di lavoro, di studio o di asilo politico?”

Non abbiamo bisogno di decreti nazionali, ma di un dispositivo europeo che abbia come priorità l'essere umano
Juan Matías Gil
Manager delle operazioni di soccorso - Medici Senza Frontiere