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Iran, proteste e incidenti dopo la morte della giovane curda. Studentesse bruciano il velo

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Di Debora Gandini
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Proteste e incidenti a Teheran
Proteste e incidenti a Teheran   -   Diritti d'autore  AP/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.

L’Iran si infiamma. Proteste in tutto il paese dopo la morte di Mahsa Amini, la giovane donna iraniana di 22 anni deceduta lo scorso 16 settembre dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa di Teheran per non aver indossato il velo in modo corretto.

Diversi filmati diffusi sui social network da numerosi attivisti, tra cui la giornalista Masih Alinejad, mostrano gruppi di studenti dell'Università Amir Kabir che scandiscono slogan contro i Basij, il corpo paramilitare con funzioni di sicurezza interna legato ai Guardiani della rivoluzione iraniana.

Durante le manifestazioni a Teheran decine di studentesse si sono tolte il velo, per protesta, come avevano fatto nel fine settimana le donne curde durante la cerimonia di sepoltura di Mahsa Amini. Alcuni hanno bruciato l’Hijab. Altre donne si sono tagliate i capelli per chiedere verità e giustizia su quanto accaduto alla 22enne.

Secondo diversi testimoni la giovane sarebbe morte in seguito alla percosse degli agenti, proprio perché indossava male il velo. Parole smentite dalla polizia che fa sapere che "E' stato uno sfortunato incidente".

La ricostruzione dei fatti

Arrestata dalla "polizia della moralità" perché indossava in maniera "non appropriata" il velo (hijab), una ragazza di 22 anni - Mahsa Amini, originaria del Kurdistan iraniano - è morta venerdì in ospedale, tre giorni dopo l'arresto. La ragazza, in vacanza a Teheran con la famiglia, è giunta in ospedale in coma, dopo quelli che Amnesty International denuncia come "maltrattamenti e torture".

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha ordinato al ministero dell'Interno di aprire un'inchiesta su quanto accaduto.

Il fratello della vittima, Kiarash, ha detto alla stampa che la sorella è stata presa dalle forze dell'ordine martedì sera, per strada, davanti ai suoi occhi, e portata in caserma per una "rieducazione", a causa del modo "non appropriato" in cui portava il velo, obbligatorio in pubblico per tutte le donne in Iran dopo la Rivoluzione islamica del 1979.

Kiarash aspettava la sorella fuori dalla caserma, ma - dopo avere sentito grida provenire dall'interno - l'ha vista uscire in un'ambulanza che l'ha trasportata nell'ospedale, dove è stata dichiarata morta dopo tre giorni di coma.

"Torture e maltrattamenti"

Citando "accuse riguardo a torture e maltrattamenti durante la detenzione", Amnesty International sospetta che la ragazza possa essere morta già mentre si trovava in caserma e chiede che sia aperta un'inchiesta contro agenti di polizia e funzionari, per fare luce sul caso.

Secondo la polizia, Mahsa è deceduta a causa di un infarto. La famiglia smentisce che la ragazza abbia mai avuto problemi cardiaci. Ma è contro il governo del leader ultraconservatore Ebraim Raisi, e il suo fermo sostegno alla legge che obbliga a portare il velo, che molti iraniani hanno puntato il dito per la morte di Mahsa.

Centinaia i messaggi sui social media che criticano il regime di Teheran per quanto accaduto e mostrano anche video di alcune, poche, persone che nei giorni scorsi si erano radunate davanti all'ospedale dove si trovava Mahsa, criticando il governo e la Guida suprema Ali Khamenei.

Proteste in linea con le contestazioni alla legge sul velo, che si sono moltiplicate nei mesi scorsi, con molte donne che hanno sfidato la legge togliendosi l'hijab in pubblico, spesso finendo in prigione.