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Suicidio assistito: Mario dovrà sostenere spese 5mila euro

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Di ANSA
Ass. Coscioni raccoglie fondi, in assenza legge Stato 'non paga'
Ass. Coscioni raccoglie fondi, in assenza legge Stato 'non paga'

(ANSA) – ANCONA, 09 GIU – Mario, 44 anni, marchigiano,
completamente paralizzato da 12 anni a causa di un incidente
stradale, è la prima persona che può legalmente scegliere il
suicidio medicalmente assistito in Italia ma dovrà farsi carico
di 5mila euro di spese per l’acquisto del farmaco e delle
apparecchiature per l’infusione. Lo denuncia l’Associazione Luca
Coscioni la quale ricorda che “in assenza di una legge lo Stato
italiano non si fa carico dei costi dell’assistenza al suicidio
assistito. Non eroga il farmaco, non fornisce la strumentazione
idonea e il medico”. Per questo l’Associazione ha lanciato una
raccolta fondi per aiutare Mario (nome di fantasia). “Per poter finalmente scegliere sulla propria vita, ‘Mario’
deve sostenere una spesa di circa 5mila euro in apparecchiature
e farmaci. In particolare, c‘è bisogno di uno strumento
infusionale che costa 4.147,50 euro”. Il ricavato della
donazione, precisa l’Associazione, “permetterà a Mario, quando
vorrà, e ad altre persone nelle sue condizioni, di esercitare il
diritto di scegliere di porre fine alle proprie sofferenze”. “A
oltre due anni e mezzo dalla sentenza della Corte
costituzionale, in osservanza del giudicato costituzionale il
compito del Servizio Sanitario Nazionale – dichiarano Marco
Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretario
nazionale dell’Associazione Coscioni – si esaurisce con le
verifiche delle condizioni e delle modalità e il parere del
Comitato etico. Aziende sanitarie che rispondono, se rispondono,
con tempi lunghissimi ignorando la sofferenza di chi chiede di
poter accedere al suicidio assistito legalmente in Italia. Il
Parlamento potrebbe trovare una soluzione, ma il testo è
insoddisfacente ed è insabbiato al Senato. Per non fare ricadere
l’onere anche economico sulle spalle di Mario e, per il futuro,
dei malati nelle sue condizioni – concludono – abbiamo deciso di
farci noi promotori della raccolta dei fondi indispensabili.
Esercitiamo così una vera e propria supplenza all’incapacità
dello Stato italiano di farsi carico del diritto dei propri
cittadini di non subire condizioni di sofferenza insopportabile
e contro la propria volontà”. (ANSA).

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