This content is not available in your region

Lione, la burocrazia dal volto umano: un unico centro per le pratiche dei profughi ucraini

Access to the comments Commenti
Di Olivier Peguy
euronews_icons_loading
gli uffici del centro sorto a Villeurbanne
gli uffici del centro sorto a Villeurbanne   -   Diritti d'autore  Olivier Peguy

Un unico centro per facilitare le procedure amministrative dei rifugiati ucraini: succede a Villeurbanne, comune francese nella provincia di Lione.

Nelle prime settimane, dopo l'apertura ufficiale avvenuta lo scorso 28 marzo, questa struttura ha accolto diverse centinaia di persone al giorno. E oggi, nonostante l'afflusso si sia parecchio affievolito, il dispositivo resta ancora operativo.

Pratiche centralizzate

Ogni pratica necessaria ai rifugiati può essere sbrigate in questo edificio, un tempo sede di un'azienda di cartoni: il primo passo è richiedere il permesso di soggiorno temporaneo, rilasciato dalla Prefettura.

"Sapere che hanno un posto dedicato a loro è molto rassicurante per loro" spiega Julien Perroudon, vicesegretario generale della prefettura del Rodano. "Usciti da quella porta sapranno che o la pratica è troppo complessa, e dovranno dunque essere richiamati in prefettura; oppure che non c'è nessun problema e potranno sbrigare tutto qui"

Finalmente al sicuro

Il permesso di soggiorno temporaneo è valido per sei mesi, ma rinnovabile fino a 3 anni.

È il documento che consente di acquisire diritti in termini di salute, alloggio e istruzione per i bambini, oltre a permettere di lavorare e di ricevere un'indennità: per chi lo riceve segna l'inizio di una nuova vita. 

Olena Dorosheva è arrivata qualche giorno fa da Dnipro, nell'Ucraina orientale. Quando un impiegato del centro la raggiunge tenendo in mano il suo permesso di soggiorno, non riesce a trattenere l'emozione.

"Finalmente le mie sofferenze finiranno per qualche tempo" racconta a Euronews. "Le mie paure finiranno perché ho ottenuto un po' di protezione. Per qualche tempo ho vissuto anche in un campo profughi. I francesi mi hanno trattato molto bene: mi hanno aiutato con le traduzioni, mi hanno fornito ogni tipo di aiuto, mi hanno sostenuto, mi hanno dato da mangiare. Mi hanno parlato".

"Sono molto grata e mi piacerebbe vivere tra queste persone" conclude. "Anche se mi hanno permesso di vivere qui per sei mesi, sono molto grata alla Francia e a tutte le persone che ci hanno aiutato".

L'inizio di una nuova vita

Nel centro, oltre agli impiegati della prefettura e i delegati delle organizzazioni per la protezione umanitaria, lavorano facilitatori, interpreti e assistenti sociali, spesso di origine ucraine. 

Tra loro c'è Olena Versanne, interprete e facilitatrice che ha seguito il caso della sua omonimo arrivata da Dnipro

"Ogni famiglia che arriva cerca di spiegarmi la sua situazione - ci spiega - e a volte è molto difficile. Ci sono storie davvero terribili, soprattutto tra le persone che provengono da zone bombardate e devastate. Quindi cerco di fare il massimo per rassicurarli, per dir loro che tutto andrà bene, che sono i benvenuti in Francia".

Un'iniziativa funzionata così bene che ora rischia, in un certo senso, di essere travolta dal suo stesso successo: in molti, tra i rifugiati provenienti da altri Paesi, iniziano in effetti a chiedere che queste condizioni non siano riservate ai soli ucraini