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Etiopia, bombe su un mercato nella regione del Tigré: 38 morti

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Di Euronews
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Il conflitto nel Tigré
Il conflitto nel Tigré   -   Diritti d'autore  AP Photo - Tigrai tv

Ad Alamata, nella regione del Tigré in Etiopia, è giorno di mercato quando una serie di attacchi aerei falcia la popolazione civile tra le bancarelle: 38 i morti e oltre 80 i feriti.

Secondo l'emittente televisiva controllata dai separatisti, il raid - che si ripete per tre giorni - è opera del governo federale. Un cratere nella strada del mercato è la ferita visibile del bombardamento.

Ekubay Gebremedhin, capo della sicurezza della città di Alamata, ribadisce che il bersaglio era la popolazione civile: "Hanno attaccato il mercato con aerei e droni e hanno ucciso le persone, che erano lì per comprare e vendere".

Il conflitto nel Tigré

La scintilla che ha innescato il conflitto risale al novembre del 2020 con l'attacco, da parte dei separatisti del Fronte di liberazione del Tigré (TPLF), nei confronti di alcuni soldati federali nella caserma principale di Macallé, la capitale del Tigré.

Una sortita a cui il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva risposto con l'offensiva militare contro l'esecutivo regionale del Tigré.

La difficile convivenza in Etiopia

La Costituzione etiope del 1995 riconosce il “diritto di secessione per ogni nazionalità o popolo” dell’Etiopia. Il governo federale ha però il diritto di intervenire in caso di “disordini costituzionali”.

Nel periodo seguito alla caduta di Menghistu, il governo centrale etiopico è praticamente egemonizzato dai tigrini, nonostante il gruppo sia espressione solo del 6% della popolazione totale.

Si tratta degli anni della presidenza di Meles Zenawi, in carica dal 1991 al 1995, e poi come primo ministro dal 1995 fino alla sua morte per malattia nel 2012.

La stagione di Zenawi al potere si contraddistingue per la sanguinosa guerra di confine con l’Eritrea, fra il 1998 e il 2000, per il possesso del territorio di Badme.

Il gruppo tigrino comincia però a perdere la sua influenza nel 2012 e la situazione precipita con l'ascesa al potere del nuovo premier Hailemariam Desalegn, di etnia Wolayta. Nel 2016 il Paese è scosso da pesanti proteste antigovernative.

Il 2018, in seguito alle dimissioni di Desalegn, porta al potere l'attuale primo ministro Abiy Ahmed Alì, un Oromo di fede cristiana protestante, ma di madre Ahmara, che comincia a marginalizzare il TPLF, lavorando per passare a una sorta di centralizzazione pan-etiopica.

Lo storico accordo di pace con la vicina Eritrea, siglato da Abiy Ahmed (nel 2019 vincitore del Premio Nobel per la Pace per quell'intesa) è solo uno dei fattori che ha reso il conflitto con i separatisti ancora più aspro.