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Belgrado, un albero liquido per purificare l'aria

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Di euronews
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Belgrado, un albero liquido per purificare l'aria
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Un albero ma un po’ speciale. Infatti è liquido. Si trova a Belgrado, capitale della Serbia, ed è un bioreattore per purificare l’aria. Contiene delle micro alghe immerse nell’acqua che possono ridurre l’anidride carbonica grazie al processo di foto sintesi. Da 10 a 50 volte più efficiente degli alberi normali è utile dove non ci sono spazi per piante vere.

La diversificazione strutturale dei bioreattori viene giustificata dallo scopo ultimo del processo: la miglior resa in produzione di princìpi attivi. In natura le piante sintetizzano metaboliti secondari in relazione a condizioni di stress ambientale di qualsiasi tipo; più questi sono intensi e più la pianta assume interesse officinale; perciò l'agitazione meccanica mediante pale rappresenta in molti casi uno stress sufficiente a stimolare le cellule a produrre i princìpi attivi di interesse biotecnologico.

Dona un albero per salvare la terra

Dalla Serbia al Regno Unito le autorità hanno a cuore la salvaguardia del nostro pianeta. E così il governo del Galles ha deciso di omaggiare i cittadini con un dono molto green.

A ogni famiglia verrà offerto un albero da piantare come parte del programma contro i cambiamenti climatici. Le persone possono scegliere se prendersi cura personalmente della pianta o se affidarla a un delegato. Secondo le autorità gli alberi sono fondamentali per evitare danni ambientali e aumento il benessere psico-fisico. Inoltre allargare gli spazi verdi e creare nuovi giardini con alberi e piante fa bene anche all'economia perché crea nuovi posti di lavoro.

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Alberi e lotta ai cambiamenti climaticieuronews

Clima ultima chiamata

Non bastano le migliori intenzioni per evitare il peggio. Allagamenti e tanto altro. Le emissioni di gas serra al 2030 saranno il doppio di quelle necessarie per restare entro 1,5 gradi di riscaldamento, e porteranno a un aumento delle temperature di 2,4 gradi entro fine secolo, al di sopra dei dati pre-industriali. Insufficienti i nuovi accordi raggiunti tra Paesi alla Cop26, la conferenza Onu di Glasgow. Lo segnala Climate Action Tracker, gruppo di scienziati indipendente.

"C'è un divario enorme, ogni Paese ha bisogno di ripensare a cosa può fare, cosa può fare in più entro il 2030, non entro il 2050, 60 o 70 ", dice Niklas Hohne, esperto di politica climatica del New Climate Institute. Se continua la produzione di gas e carbone, lui prevede condizioni meteo estreme: alluvioni, siccità, e un miliardo di persone nel mondo colpite in modo "potenzialmente fatale" dagli effetti di caldo e umidità.