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Il piano Condor, le motivazioni della sentenza della Cassazione

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Di euronews con Ansa
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Veduta su Roma
Veduta su Roma   -   Diritti d'autore  Alessandra Tarantino/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

Sono state rese pubbliche le motivazioni dell sentenza della Corte di Cassazione che ha luglio ha rigettato rigetta i ricorsi di 14 ex ufficiali, tutti condannati all'ergastolo, legati al piano condor che in America latina ha eliminato migliaia di oppositori politici.

La Corte d'appello di Roma si legge ha "adeguatamente evidenziato come tutti gli imputati fossero perfettamente a conoscenza della esatta situazione relativa all'esecuzione del progetto di eliminazione (eventualmente anche fisica) degli oppositori politici, scandito dalle varie fasi, succedutesi in un sufficientemente ampio arco temporale, della individuazione dei soggetti da arrestare, del loro sequestro, della successiva detenzione clandestina con sottoposizione a torture e della definitiva eliminazione con occultamento dei cadaveri".

Tutti gli imputati (erano)perfettamente a conoscenza della esatta situazione relativa all'esecuzione del progetto di eliminazione (eventualmente anche fisica) degli oppositori politici
Corte Cassazione

La sentenza riguarda 'desaparecidos' di origine italiana, rapiti e uccisi in Sudamerica negli anni delledittature militari. Altri imputati condannati in primo grado e in appello sono nel frattempo deceduti.

Tra i condannati, 14 ex alti ufficiali, esponenti delle giunte militari e dei Servizi di sicurezza di Paesi sudamericani, al potere tra gli anni '70 e '80, anche Jorge Nestor Troccoli, l'unico che risiedeva in Italia e arrestato dopo la sentenza, ritenuto membro dell'intelligence uruguayana e legato al regime del suo Paese.

La Cassazione ha valutato come corretta l'affermazione di responsabilità anche per imputati, come lui, appartenenti ai cosiddetti 'ranghi intermedi', con l'aggravante della premeditazione.

La Corte sottolinea il lineare sviluppo seguito dai giudici dell'appello nel dire che "individuati gli oppositori politici e progettato il loro rapimento e il loro interrogatorio, i 'quadri intermedi' accettarono" dall'inizio "il rischio della soppressione dei sequestrati, non rileva se durante le perpetrazione delle torture o successivamente" e dal processo è stato escluso che i rapimenti fossero semplicemente finalizzati alla effettuazione degli interrogatori e quindi al rilascio".

La ricostruzione fatta, al contrario "consente ragionevolmente di affermare che la decisione di uccidere i prigionieri veniva già presa al momento della loro localizzazione e del loro sequestro e rimaneva ferma, tanto che per la sua attuazione risultavano già predeterminati i luoghi e, sostanzialmente i tempi".