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Polonia-Bielorussia, Consiglio Sicurezza Onu: "È strumentalizzazione orchestrata di essere umani"

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Di Cinzia Rizzi  & Euronews  Agenzie:  AP, AFP
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Polonia-Bielorussia, Consiglio Sicurezza Onu: "È strumentalizzazione orchestrata di essere umani"
Diritti d'autore  WOJTEK RADWANSKI/AFP

I migranti continuano a premere sul confine polacco-bielorusso, mentre a migliaia di chilometri si è tenuta una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu in merito. LOccidente ha condannato quella che definisce come una "strumentalizzazione orchestrata di essere umani", per destabilizzare l'Unione europea, in rappresaglia alle sanzioni imposte da questa a Minsk.

Stati Uniti e Stati membri dell'Ue erano sulla stessa lunghezza d'onda, come si evince dalla dichiarazione congiunta: "Questa tattica è inaccettabile e richiede una forte reazione internazionale e una cooperazione nel riconoscere la Bielorussia in quanto responsabile", ha detto Sven Jurgenson, rappresentante permanente dell'Estonia alle Nazioni Unite. "Dimostra come il regime di Lukashenko sia diventato una minaccia per la stabilità regionale. Le autorità bielorusse dovrebbero capire che fare pressione sull'Unione europea in questo modo, attraverso una cinica strumentalizzazione dei migranti non funzionerà".

La tattica di Minsk e la risposta di Mosca

Per l'Ue Minsk rilascia visti ai migranti in fuga, principalmente dal Medio Oriente, e noleggia voli appositi per portarli verso la frontiera polacca. Tutto ciò, a causa delle sanzioni che Bruxelles le ha inflitto negli scorsi mesi, in seguito alla brutale repressione degli oppositori da parte del regime di Aleksander Lukashenko.

Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha parlato di "terrorismo di stato" e di un nuovo tipo di guerra, nella quale i civili vengono usati come munizioni.

La Russia è accusata di aver contribuito a questa crisi, aiutando il presidente bielorusso a destabilizzare l'Unione europea. Mosca respinge tutte le accuse e incolpa invece i Paesi occidentali di aver "distrutto" le nazioni d'origine di questi profughi.

"La via d'uscita, naturalmente, passa attraverso il dialogo. Non è la prima volta che l'Unione Europea affronta questo tipo di crisi: bisogna ricordarsi i motivi per cui queste persone stanno fuggendo dai propri Paesi, quali Paesi hanno distrutto i loro Paesi", queste le parole di Dmitry Polyansky, vice ambasciatore russo all'Onu.

Bruxelles sta valutando nuove sanzioni nei confronti di Minsk, mentre Lukashenko minaccia la chiusura di un importante gasdotto che rifornisce l'Europa. Un duro colpo, qualora dovesse succedere, per il vecchio continente, che sta già attraversando una pesante crisi energetica.

La leader dell'opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya - al momento in esilio - ha parlato però di "bluff" da parte del presidente autoritario, esortando l'Ue a non dialogare con lui.

Chi paga il prezzo della guerra diplomatica

E in questa guerra diplomatica, coloro che pagano il prezzo più alto sono i migranti, in fuga dai propri Paesi e in cerca di una vita migliore. Varsavia sostiene che le forze di sicurezza bielorusse stiano sparando colpi in aria, per costringere i migranti a spingere sul confine. Dal canto suo, Minsk si dice sicura che le guardie di frontiera polacche stiano violando gli standard internazionali, respingendo i profughi con l'uso della violenza.

Oltre 2.000 persone, tra le quale donne e bambini, sono bloccate da giorni in un accampamento di fortuna nella boscosa zona di confine con la Polonia. Fa freddo, freddissimo, le temperature si avvicinano allo 0°C. E spesso gli aiuti forniti, come coperte e vestiti invernali, non bastano. Secondo la stampa locale, dall'inizio della crisi sono almeno dieci i profughi morti.