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"La guerra non è una soluzione" le parole di Emergency da Kabul

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Di Paolo Alberto Valenti
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La Dottoressa
La Dottoressa   -   Diritti d'autore  Gina Portella
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La Kabul del ritorno dei Talebani mostra solo una calma apparente. Tutto trasmette una generale preoccupazione questo mentre all'aeroporto sono ripresi i voli militari per l’evacuazione di diplomatici e civili stranieri ed afghani in seguito alla riapertura dello scalo dopo i gravi disordini e le scene di panico che hanno segnato la giornata di ferragosto. In città però restano le organizzazioni umanitarie come Emergency che rappresentano la testimonianza eroica di chi vuole continuare ad aiutare una popolazione che vive nella miseria più assoluta e in una spaventosa mancanza di un adeguato sistema sanitario nazionale.

Abbiamo raggiunto la Dottoressa Gina Portella, coordinatrice dell'ospedale di Emergency a Kabul.

"Sarebbe superficiale in una situazione come questa temere per la nostra incolumità - ammette Portella - sonovent'anni che lavoriamo qui in Afghanistan, un paese che purtroppo non è mai uscito da situazioni pericolose e scontri...noi cerchiamo di restare calmi per quanto possibile in queste condizioni".

Il protocollo vi impone di non uscire? Voi vivete in ospedale, no? "Abbiamo anche una casa, ovviamente passiamo la maggior parte del nostro tempo in ospedale ma proprio per necessità lavorative e poi stiamo un po' a casa. Di sicuro in generale non siamo mai andati troppo in giro".

Avete avuto rassicurazioni sul fatto di poter continuare a operare in tranquillità? " Abbiamo sempre avuto un dialogo aperto con tutte le parti in causa perché abitualmente curiamo i feriti senza chiedere a quale fazione appartengano o quali siano le loro idee politiche o l'appartenenza religiosa e via dicendo..."

Quali sono i feriti che in queste ore bussano al vostro pronto soccorso? "Riceviamo soprattutto pazienti con ferite da pallottole e da schegge".

Quindi non soltanto all'aeroporto ma anche in altri quartieri ci sono stati degli scontri? "Direi che si sono molto ridotti, nelle ultime 48 ore...abbiamo attraversato la città nel pomeriggio di lunedì, ci stavamo spostando fra i nostri ospedali e devo dire che non abbiamo visto segni di guerriglia attiva o di scontri, il caos si è creato soprattutto il 15 agosto, i momenti più tesi sono stati quelli".

Avete avuto un contatto ufficiale con le nuove autorità locali? "Il ministro alla sanità, che c'era anche col governo precedente, ci ha contattato perché già ci conosce, lavoriamo in questo paese da più di 20 anni, e ci ha detto che ci verrà a trovare, spesso viene nelle situazioni in cui si presentano molti feriti, viene per capire quello che accade".

Intanto nelle ultime ore Emergency ha diramato un comunicato sullo stato delle cose, sui 63 pazienti di cui nove giunti morti al pronto soccorso, 4 di questi erano vittime degli scontri avvenuti all’aeroporto.

Dei 63 pazienti arrivati 46 hanno ricevuto le cure di primo soccorso e poi sono stati trasferiti in altri centri sanitari cittadini. Attualmente il Centro chirurgico di EMERGENCY ospita 99 pazienti, 14 sono i posti liberi per far fronte ad ulteriori emergenze che potrebbero arrivare nelle prossime ore. La terapia intensiva è completamente piena.

Guerra: la lezione della storia che i popoli non apprendono mai abbastanza

“Il mondo sta finalmente guardando e si trova davanti uno scenario inammissibile. I media mondiali mostrano la disperata fuga degli afgani dal loro Paese a seguito della fuga dei diplomatici occidentali. Distruzione, caos e disperazione: questa è l’eredità lasciata dalla guerra, questo è quello che abbiamo sempre visto dal nostro punto di osservazione: gli ospedali di EMERGENCY in Afghanistan. Una ‘guerra al terrorismo’ che si è poi trasformata in una ‘missione per la democrazia’, clamorosamente fallita. La presenza militare non è mai stata la soluzione, è anzi l’origine del problema”, dichiara Rossella Miccio, presidente EMERGENCY. “La guerra che i nostri governi hanno contribuito ad alimentare ha delle conseguenze e queste bussano alle nostre porte quotidianamente, già da anni. Una guerra che è costata risorse economiche, vite, generazioni di afgani. Una guerra che è costata quello che costa sempre una guerra: il futuro. Come se non bastasse, il Presidente americano se ne lava le mani: difende il ritiro delle truppe dopo vent'anni di occupazione militare sostenendo che non fosse il compito degli Stati Uniti ricostruire il Paese e confermando il totale disinteresse per il destino del suo popolo. Noi di EMERGENCY restiamo in Afghanistan per sostenere la popolazione, una popolazione che andava protetta prima e va protetta adesso, non con le armi. Dopo tanti errori, sarebbe bello che anche i governi occidentali facessero lo stesso, restituendo umanità e dignità alla loro politica” conclude Miccio.