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Francia, invitati a dimettersi i militari dell'appello sulla "guerra civile"

14 luglio 2020: Il presidente Macron e il generale Lecointre sfilano nel giorno della Presa della Bastiglia
14 luglio 2020: Il presidente Macron e il generale Lecointre sfilano nel giorno della Presa della Bastiglia   -   Diritti d'autore  Francois Mori/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Il capo di stato maggiore delle forze armate francesi, il generale Francois Lecontre, ha invitato i firmatari anonimi di una lettera che sosteneva come in Francia tirasse aria "da guerra civile", a dimettersi dall'esercito.

La lettera, apparentemente scritta da alcuni ufficiali militari, è la seconda ad essere pubblicata dal settimanale ultraconservatore Valeurs actuelles, denunciando la "disintegrazione" della Francia e i pericoli dell'islamismo.

Tre settimane fa il settimanale ne aveva pubblicata una simile, firmata da 20 generali in pensione, che sosteneva che la Francia fosse "in pericolo", affermando che "l'islamismo e le orde dalle periferie" stessero trasformando il paese, che si stava "disintegrando".

Secondo la rivista, l'appello era stato sottoscritto anche da un centinaio di alti ufficiali e da più di mille soldati.

L'ultima lettera, scritta da coloro che si definiscono "soldati in servizio", alcuni dei quali hanno "sperimentato il fuoco nemico" in Mali, Afghanistan o nella Repubblica Centrafricana, denuncia ciò che percepiscono come una guerra civile "nascente".

Non si conosce né il numero né l'identità di questi soldati, che chiedono la "sopravvivenza" del paese.

In risposta, il generale Lecointre ha scritto una lettera a tutti i soldati in cui si afferma che: "La cosa più ragionevole è certamente lasciare l'istituzione per poter rendere liberamente pubbliche le proprie idee e convinzioni".

Il capo di stato maggiore sottolinea inoltre come "l'obbligo di riserva imposto a tutto il personale militare è stato ampiamente trasgredito" nelle ultime settimane, e ha accusato i firmatari di "trascinare l'esercito in dibattiti politici in cui non ha né legittimità né vocazione a intervenire".

"Ogni soldato è libero di pensare ciò che vuole, ma spetta a loro distinguere senza ambiguità tra la loro responsabilità di cittadini e quella di soldati", ha insistito, ribadendo che è la "neutralità" dell'esercito che gli permette di essere coinvolto "senza riserve e senza secondi fini".

Le due lettere hanno provocato una piccola tempesta politica.

Anche se i membri dell'esercito francese possono ricoprire cariche pubbliche, non sono autorizzati a far parte di gruppi o associazioni politiche. Anche in pensione, ci si aspetta che siano neutrali e la loro libertà di espressione è limitata.

Marine Le Pen ha espresso il suo sostegno ai generali, mentre il ministro delle Forze armate, Florence Parly, ha detto che il primo editoriale è un "insulto gettato in faccia a migliaia di soldati".