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I rifiuti nucleari tra 10.000 anni: come li contrassegneremo per i posteri?

Di Alice Cuddy  & Marie Jamet, Alice Tidey
febbraio 1987: vagoni contenenti polveri contaminate sono contrassegnati come radioattivi a Brema, Germania del Nord,
febbraio 1987: vagoni contenenti polveri contaminate sono contrassegnati come radioattivi a Brema, Germania del Nord,   -   Diritti d'autore  PETER MEYER/AP1987
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Può l'uomo del ventesimo secolo pensare di comunicare con quello del centoventesimo? Come possiamo, nel 2021, trasmettere informazioni ai nostri discendenti che abiteranno la Terra nell'anno 12.000 o addirittura 102.000?

È una domanda che a prima vista potrebbe sembrare oziosa: ma mentre il mondo seppellisce sempre più in profondità le sue scorie nucleari, un numero crescente di esperti è impegnato a escogitare un modo per avvertire le generazioni future di cosa, esattamente, si troveranno sotto i piedi.

In concomitanza con il 35esimo anniversario del disastro di Chernobyl, abbiamo deciso di affrontare nuovamente la questione.

Che non è affatto facile come a prima vista può sembrare.

Il problema della carta

Decidere dove creare siti di stoccaggio delle scorie nucleari, delimitarli chiaramente e poi lasciare degli avvisi in forma scritta e ben chiara sembrerebbe la soluzione più ovvia. Dopo tutto, l'umanità ha iniziato a tramandare la sua storia in tale forma ben 5.500 anni fa e le probabilità che possa smettere di farlo da qualche parte nel futuro sembrano scarse.

Ma in realtà la vera domanda è: su cosa dovremmo scrivere queste informazioni cruciali?

La pietra e la carta si deteriorano. Anche le chiavette USB e i server lo fanno.

Alcuni enti governativi, come ANDRA, l'agenzia nazionale francese incaricata della gestione dei rifiuti radioattivi, hanno iniziato a registrare il loro archivio su carta permanente.

Conosciuta anche come carta senza acidi per la sua composizione, può rimanere chimicamente e fisicamente stabile per un lungo periodo di tempo - a differenza della carta tradizionale, che inizia a ingiallire e a decadere nel tempo se esposta alla luce o al calore.

L'agenzia ha anche costruito dischi fatti di zaffiro e incisi con platino su un lato. Questi possono contenere fino a 40.000 pagine di immagini e testo e potrebbero, teoricamente, durare per circa due milioni di anni.

Missione compiuta, verrebbe dunque da dire.

Peccato che, di nuovo, le cose siano un po' più complesse.

Vincent Kessler
Un ispettore di ANDRA in un sito di stoccaggio nucleare in FranciaVincent Kessler

Il linguaggio, dopo tutto, è un'entità viva e mutevole. Ecco perché ci sono voluti decenni per decodificare i geroglifici egiziani; e perché ai ragazzi delle medie e superiori viene spesso l'emicrania a leggere i vecchi classici della letteratura, da Dante a Manzoni passando per Shakespeare a Molière.

Chi ci assicura che tra mille anni gli scienziati saranno in grado di capire la nostra lingua nella sua forma attuale?

Se poi questo non bastasse, si pone ancora un altro problema: dove conservare le informazioni in modo che le generazioni future possano trovarle?

Quando un treno ad alta velocità deragliò in Francia, nel 1993, gli ingegneri riuscirono a capire che a causare l'incidente era stato il crollo di un tunnel della prima guerra mondiale solo dopo che un ex soldato li informò della sua esistenza; informazione che fu quindi cruciale per rintracciare i giusti documenti archiviati.

L'Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE (NEA) ha creato un gruppo di lavoro il cui compito è quello di stabilire le migliori pratiche sulla gestione dei metadati dei depositi di rifiuti radioattivi in modo che tutte le informazioni non solo siano archiviate correttamente, ma siano anche facilmente accessibili man mano che i programmi nazionali sui rifiuti nucleari vanno evolvendo.

Perché il problema sta diventando urgente

La conservazione delle informazioni a lungo termine non dovrebbe essere vista come l'unica responsabilità dei dirigenti delle organizzazioni di gestione delle scorie, come ha spiegato ad Euronews la dottoressa Gloria Kwong, capo della divisione di gestione delle scorie radioattive all'Assemblea dell'Energia Nucleare (NEA).

"Quello che abbiamo sentito da molti paesi - spiega - è che ad ogni passo, quando si sviluppa un impianto di scorie, bisogna ascoltare la gente. L'input sociale, le preoccupazioni sociali dovrebbero essere prese in considerazione, anche nella progettazione del sistema di gestione delle informazioni".

Il problema, ha avvertito, è reso ancor più urgente dal fatto che alcune delle persone che lavorano nell'industria nucleare e nel settore della gestione dei rifiuti si stanno avvicinando all'età della pensione.

"Tutti devono pensare a come assicurarsi che queste conoscenze siano trasferite alla prossima generazione di revisori, regolatori o anche gestori di rifiuti, in modo che sappiano dove si trovano le informazioni", ha precisato.

Ma ancora una volta, come andrebbe fatto tutto ciò, se i mezzi tradizionali di registrazione delle informazioni e le lingue che usiamo attualmente non sono stabili?

Perché il linguaggio potrebbe "tradirci"

A metà degli anni '80, un gruppo di ricercatori fu incaricato dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti di lavorare su un sistema di trasmissione delle conoscenze in vista della costruzione del Waste Isolation Pilot Plant nel New Mexico. L'impianto, che ora esiste, è l'unico deposito geologico profondo del paese per le scorie nucleari.

In un rapporto, i ricercatori guidati da Thomas Sebeok dell'Università dell'Indiana hanno raccomandato la creazione di un sacerdozio nucleare, ispirato alla Chiesa cattolica, che trasmetterebbe le informazioni lungo le generazioni attraverso "una miscela di elementi iconici, indicativi e simbolici" e "un alto grado di ridondanza dei messaggi".

Nel frattempo, i semiologi (esperti nello studio dei segni e dei simboli come elementi di comunicazione) Francoise Bastide, dalla Francia, e Paolo Fabbri, dall'Italia, hanno proposto di utilizzare gatti geneticamente modificati. I felini, scelti perché sono molto amati o addirittura venerati in alcune parti del mondo, cambierebbero colore quando sono vicini alle scorie radioattive.

E l'arte?

Il problema con l'arte, ha spiegato Peter Galison, professore di Storia della Scienza e della Fisica all'Università di Harvard e autore del documentario Containment, è che se un messaggio è troppo artistico, allora potrebbe non essere adeguatamente compreso perché persone diverse potrebbero darne interpretazioni diverse.

Alcuni hanno proposto i pittogrammi, già utilizzati per segnalare pericoli.

disegno di Jon Lomberg/US Department of Energy
Un pittogramma che segnala materiale pericolosodisegno di Jon Lomberg/US Department of Energy

Ma come ha spiegato Florian Blanquer, dottorando in semiotica applicata allo smaltimento delle scorie radioattive, proprio come il linguaggio, i pittogrammi sono simboli che funzionano solo se sono basati su convenzioni sociali. Se la convenzione sociale sottostante svanisce, anche il significato del simbolo lo fa.

Per esempio, si sa con certezza cosa significa il pittogramma del teschio. Se stai pensando alla morte, hai ragione. Eppure questo simbolo, ha detto Blanquer, "viene dagli alchimisti".

"Il teschio rappresenta Adamo e le ossa incrociate la promessa di resurrezione", ha rivelato. Così nel giro di pochi secoli questo particolare pittogramma si è evoluto dal significato di resurrezione a quello di morte.

Fantastico.

Si potrebbe allora creare una sorta di fumetto raffigurante qualcuno che tocca le scorie nucleari e poi muore: sarebbe abbastanza esplicito, a questo punto? Purtroppo, anche in questo caso, si corre il rischio di essere fraintesi, ci ha spiegato Blanquer, perché il messaggio potrebbe essere letto al contrario: alcune culture leggono da destra a sinistra, altre da sinistra a destra, e altre ancora dall'alto in basso o viceversa.

Eppure per Blanquer i pittogrammi o le icone hanno le migliori possibilità di durare attraverso le generazioni perché "la statua di un gatto non è un gatto, ma sembra un gatto e il pittogramma o un aereo che decolla, sembra un aereo che decolla". Tuttavia, poiché le persone capiscono ciò che sanno in base ai rispettivi punti di vista ed esperienze, i pittogrammi non possono funzionare da soli come un linguaggio che garantisca d'esser compreso da chiunque, in qualsiasi momento del futuro.

Il progetto di di dottorato di Blanquer è di creare un sistema attraverso il quale quando qualcuno vede un'icona, veda anche l'oggetto che rappresenta e capisca quindi che deve completare un'azione.

Il suo obiettivo è quello di avere "un sistema che posso poi rendere più complesso per far capire alle persone quello che voglio che capiscano; in parole povere, che ci sono rifiuti radioattivi sotto di loro".

Cos'altro c'è

1. Capsule del tempo

Se quanto illustrato sopra sembra complicato, altri hanno escogitato soluzioni diverse, che non richiedono alcuna lettura, testo o immagine.

L'artista francese Bruno Grasser, secondo vincitore di un premio lanciato nel 2016 da ANDRA sulla memoria, ha ideato un modo per trasmettere le informazioni sui siti di stoccaggio delle scorie nucleari utilizzando l'incisione - un'arte padroneggiata e utilizzata dall'umanità per migliaia di anni.

Ma invece di incidere le informazioni sulla pietra, dove possono lentamente svanire, Grasser propone di fare il contrario. Ad alcune persone verrebbero date delle capsule piene di argilla a forma di 2.500 piccoli cubi, ognuno dei quali rappresenta un'unità di tempo.

Bruno Grasser
Rendering 3D del progetto di Grasser per il premio ANDRABruno Grasser

Queste capsule verrebbero tramandate ogni 40 anni e i nuovi proprietari gratterebbero via uno dei cubetti, fino a quando la capsula non sarà completamente liscia.

"È un conto alla rovescia dei 100.000 anni necessari per l'estinzione di qualsiasi rischio legato alle scorie radioattive sepolte", ha spiegato Grasser.

2. Stonehenge contemporanea

Altri si sono chiesti come segnalare al meglio che un sito conteneva scorie nucleari, nel caso in cui non riuscissimo a trasferire la conoscenza attraverso le generazioni della sua esistenza e pericolosità.

Poiché le scorie possono essere sepolte vicino o in profondità sotto la superficie, il segnale dovrebbe essere visto sia sopra che sotto la terra. I ricercatori impiegati dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti a metà degli anni '80 (inventori del "sacerdozio nucleare" di cui si diceva prima), avevano anche immaginato diversi monumenti per far capire il punto: campi di picche, minacciose statue di saette, o enormi blocchi di granito posizionati in una griglia stretta.

Trentadue anni dopo queste proposte e senza conoscerle, Les Nouveaux Voisins, i due architetti che si sono aggiudicati il premio ANDRA 2016, hanno immaginato una sorta di Stonehenge contemporanea - il monumento preistorico nel sud-est dell'Inghilterra.

La loro proposta prevede di piantare 80 pilastri di cemento alti 30 metri, che sprofonderebbero lentamente nel terreno in modo che le querce piantate in cima a ciascun pilastro li sostituiscano con il passare degli anni e l'attenuarsi della radioattività. L'obiettivo è quello di lasciare un segno nel paesaggio e una traccia tangibile sopra e sotto la superficie di ciò che c'è.

Les Nouveaux Voisins
La "Stonenge 2.0" ipotizzata da Les Nouveaux VoisinsLes Nouveaux Voisins

Nient'altro?

A Onkalo, in Finlandia, si è cercato di prendere il problema da un'angolatura totalmente differente: e se inventassimo un modo che ci permetta semplicemente di non dir nulla alle generazioni future?

Il modo sarebbe scavare un deposito geologico in profondità per il combustibile nucleare esaurito.

"la nostra idea - spiegano da Posiva, la società che gestisce il progetto - è che da 100 a 120 anni dopo la chiusura, il sito non sarà segnalato. I 500 metri fino al sito di stoccaggio nello strato geologico saranno riempiti di roccia e il tutto sarà isolato e invisibile nel paesaggio naturale".

Ma alcuni hanno criticato l'ipotesi, tra cui Florian Blanquer, che l'ha descritta come una "non soluzione".

"È un'idea attraente, certo - spiega - ma questa 'utopia' di poter dire che non è successo niente può diventare rapidamente una distopia".

Ma Posiva ha illustrato il suo punto di vista riguardo alle obiezioni etiche (la gente dovrebbe essere informata di un possibile pericolo, per quanto piccolo possa essere?) e tecnologiche (abbiamo attualmente la tecnologia per conservare in modo sicuro i rifiuti radioattivi per così tanto tempo?)

"Ci vorrebbero anni per scavare con un materiale che probabilmente non esiste davvero", ha detto un portavoce di Posiva a Euronews. "E il sito non è interessante in termini di risorse minerarie.

Lehtikuva Lehtikuva/Lehtikuva
Giornalisti visitano il sito di Onkalo, in FinlandiaLehtikuva Lehtikuva/Lehtikuva

"Inoltre, bisogna capire che dopo la prossima era glaciale, non ci sarà comunque più nessuna città o edificio in Europa. Tutto sarà scomparso sotto due chilometri di ghiaccio. Quindi la domanda sulla necessità di comunicare la presenza di un simile sito per migliaia di anni è del tutto ipotetica", ha aggiunto.

Vale la pena notare, però, che attualmente non c'è consenso scientifico su quando potrebbe verificarsi la prossima era glaciale. Alcuni studi molto seri credono avverrà tra 1.500 anni circa, mentre altri arrivano addirittura a 100mila. È anche impossibile dire quali risorse estrarranno le generazioni future: esempi passati di progresso tecnologico mostrano che ciò che attualmente scartiamo come inutile potrebbe in futuro essere considerato importante.

Tutto qui, dunque?

Più o meno. La buona notizia però è che i più qualificati esperti del mondo stanno lavorando al problema: nel gennaio 2019, ad ersempio, si sono riuniti a Parigi per un workshop sulla gestione delle informazioni, dei dati e della conoscenza organizzato dalla NEA.

Un rapporto in vista di una conferenza simile tenutasi a Verdun, in Francia, nel 2014 ha concluso che "l'approccio di trattare il tema delle scorie radioattive attraverso racconti mistici potrebbe - nonostante le critiche - essere interessante, poiché il nucleo del messaggio può essere confezionato in storie che trattano più temi esistenziali fondamentali (creazione, morte, dimensione, libertà, ecc) e meno con argomenti politici o ideologici quotidiani."

Del resto, non è la storia stessa dell'umanità a dirci come il mito tenda a sopravvivere un tantino più a lungo rispetto alla politica?