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"È iniziato tutto con le parole": i ricordi dei sopravvissuti all'Olocausto

La stella di David con la scritta 'ebreo', cucita sulla divisa di Heinz-Joachim Aris (Dresda 1941), è esposta al Museo Storico Militare di Dresda
La stella di David con la scritta 'ebreo', cucita sulla divisa di Heinz-Joachim Aris (Dresda 1941), è esposta al Museo Storico Militare di Dresda   -   Diritti d'autore  AP Photo
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Allarmati dall'aumento dell'antisemitismo online durante la pandemia e dagli studi secondo cui le giovani generazioni non hanno nemmeno una conoscenza di base del genocidio nazista, i sopravvissuti all'Olocausto stanno usando i social media per condividere la loro esperienza di come i discorsi d'odio abbiano aperto la strada agli omicidi di massa.

Con brevi messaggi video che raccontano le loro storie, i partecipanti alla campagna #ItStartedWithWords puntano i riflettori sulla strategia comunicativa usata dai nazisti, che avviarono una campagna per disumanizzare ed emarginare gli ebrei, anni prima che i campi di sterminio fossero istituiti.

Il piano è di pubblicare sei video individuali e una compilation su Facebook, Instagram e Twitter, seguiti da un video a settimana. I post includeranno un link a una pagina web con ulteriori risorse, comprese altre testimonianze e materiali didattici.

"Non siamo più in molti ad andare in giro a parlare, siamo pochi, ma le nostre voci sono ascoltate", ha detto alla Associated Press Sidney Zoltak, un sopravvissuto polacco che compie 90 anni quest'anno, in un'intervista telefonica da Montreal.

"Non siamo qui per raccontare storie che abbiamo letto o che abbiamo sentito, stiamo raccontando fatti, stiamo raccontando quello che è successo a noi e ai nostri vicini, e alle nostre comunità, e penso che questo sia il modo più forte possibile".

Una volta che il partito nazista salì al potere in Germania nel 1933, i leader si misero subito all'opera per mantenere le loro promesse di "arianizzare" il paese, segregando ed emarginando la popolazione ebraica.

Il governo nazista incoraggiò il boicottaggio delle attività commerciali ebraiche, che furono imbrattate con la stella di David o la parola "Jude" ("Ebreo"). Manifesti e film di propaganda suggerivano che gli ebrei erano "parassiti", erano paragonati a ratti e insetti, mentre nuove leggi venivano approvate per limitare tutti gli aspetti della vita degli ebrei.

Charlotte Knobloch, nata a Monaco nel 1932, ricorda nel suo video messaggio che i suoi vicini proibirono improvvisamente ai loro figli di giocare con lei o con altri ebrei. "Avevo 4 anni", ricorda Knobloch. "Non sapevo nemmeno cosa fossero gli ebrei".

La campagna, lanciata in coincidenza con la Giornata della Memoria di Israele, è stata organizzata dalla Conferenza per le rivendicazioni materiali degli ebrei contro la Germania, con sede a New York, che negozia il risarcimento delle vittime. È sostenuta da molte organizzazioni, comprese le Nazioni Unite.

Arriva mentre uno studio pubblicato questa settimana da ricercatori israeliani rivela che durante i lockdown dell'anno scorso c'è stato un aumento dei messaggi antisemiti online, dove abbondano le teorie cospirazioniste che incolpano gli ebrei della crisi sanitaria ed economica causata dalla pandemia.

Anche se il rapporto annuale dei ricercatori dell'Università di Tel Aviv sull'antisemitismo ha mostrato che l'isolamento sociale ha portato a meno atti di violenza contro gli ebrei in circa 40 paesi, i leader ebrei hanno espresso la preoccupazione che i messaggi d'odio online potrebbe portare ad attacchi fisici quando gli arresti termineranno.

In una dichiarazione di sostegno alla nuova campagna online, il Comitato Internazionale di Auschwitz ha notato che uno degli uomini che hanno preso d'assalto il Campidoglio degli Stati Uniti a gennaio indossava una felpa con lo slogan "Camp Auschwitz: Il lavoro rende liberi".

"I sopravvissuti di Auschwitz hanno sperimentato in prima persona cosa significa quando le parole diventano fatti", ha scritto l'organizzazione. "Il loro messaggio per noi è: non siate indifferenti!". Recenti indagini condotte dalla Claims Conference in diversi paesi hanno anche rivelato una mancanza di conoscenza dell'Olocausto tra i giovani.

Uno studio condotto l'anno scorso su Millennials e Generazione Z negli Stati Uniti ha rivelato che il 63% degli intervistati non sapeva che 6 milioni di ebrei sono stati uccisi nell'Olocausto, mentre il 48% non era in grado di nominare un singolo campo di concentramento.

Il presidente della Claims Conference Gideon Taylor ha detto all'AP che i sondaggi hanno evidenziato che "messaggi e concetti e idee che erano comuni e compresi 20 anni fa, forse anche 10 anni fa" non lo sono più.

L'Olocausto "non è venuto fuori dal nulla"

Dopo il successo della campagna dell'anno scorso sui social media, basata sull'uso dei messaggi dei sopravvissuti per fare pressione su Facebook affinché vietasse i post che negano o distorcono l'Olocausto, Taylor ha detto cercare di nuovo il loro aiuto sembrava la cosa più logica.

"L'Olocausto non è venuto fuori dal nulla", ha detto. "Prima che gli ebrei fossero cacciati dalle loro scuole, dai loro lavori, dalle loro case, prima che le sinagoghe, i negozi e le imprese fossero distrutti e prima che ci fossero ghetti e campi e carri bestiame, le parole sono state usate per alimentare il fuoco dell'odio".

Per Zoltak, l'escalation dalle parole ai fatti avvenne rapidamente dopo che l'esercito nazista occupò la sua città a est di Varsavia a metà del 1941. I nazisti implementarono rapidamente le leggi antisemite che avevano già istituito nella parte occidentale della Polonia che avevano occupato due anni prima, e costrinsero i genitori di Zoltak a lavorare come schiavi.

Un anno dopo, i tedeschi costrinsero tutti gli ebrei della città - circa la metà della popolazione di 15mila persone - in un ghetto segregato dal resto della città, soggetto a regole severe e con razioni di cibo limitate. Tre mesi dopo, i nazisti liquidarono il ghetto, trasportando i suoi residenti al campo di sterminio di Treblinka o uccidendoli lungo la strada.

Zoltak fu uno dei pochi fortunati a salvarsi. Riuscì a fuggire con i suoi genitori in una foresta vicina, nascondendosi nella zona fino alla primavera successiva, quando furono accolti da una famiglia cattolica in una fattoria vicina, che li nascose per tutta la durata della guerra.

Dopo la guerra, tornò nella sua città e apprese che tutti i suoi 7mila ebrei, tranne 70, erano stati uccisi, compresi tutti i suoi compagni di classe e l'intera famiglia di suo padre. "A volte è difficile da capire", ha detto. "Non abbiamo a che fare con dei numeri, erano esseri umani che avevano un nome, che avevano delle famiglie".