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La memoria dell'olocausto affinché il passato non ritorni

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La memoria dell'olocausto affinché il passato non ritorni
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Anche la memoria dovrebbe essere un vaccino in grado di allontanare dall'umanità l'orrore che la storia ha generato. Intanto nemmeno la pandemia può fermare la necessità della memoria che serve a scongiurare che il passato ritorni.

Così come il Papa si era trovato solo in piazza San Pietro a celebrare il ricordo della morte e della resurrezione anche al memoriale di Birkenau - nel giorno della memoria - solo si è mosso il direttore del museo di Auschwitz Piotr Cywinski che ha deposto una candela votiva nell'immenso scenario vuoto di quella che era stata una delle fabbriche della morte naziste.

Al parlamento tedesco

Nell'altrettanto sobria cerimonia presso il parlamento tedesco il presidente di questa istituzione Wolfgang Schäuble ha richiamato l'attenzione sulle minacce del tempo presente: "La responsabilità è sempre richiesta nei giorni del ricordo, ma siamo all'altezza? Anche qui l'antisemitismo e la xenofobia si manifestano ancora una volta apertamente - ha detto - senza limiti, persino pronti a invitare alla violenza. Le istituzioni ebraiche dovrebbero essere protette dalla polizia ma gli ebrei nascondono la loro kippa, nascondono la loro identità ".

Le cerimonie europee

Il presidente del parlamento europeo David Sassoli ha richiamato alla responsabilità che investe tutti: "Quello che è successo in quel campo, nei tanti campi di concentramento e in tutte le fabbriche di morte sparse per l'Europa, ci chiama alla responsabilità e ci impone l'obbligo di vigilare di custodire la memoria, di tenere viva la memoria".

La storia non si cancella

Sei milioni di esseri umani scomparirono nei gironi dei lager architettati da Adolf Hitler in prevalenza ebrei ma anche tutti coloro che i nazisti consideravano peggio che bestie, sotto uomini. Oggi le teorie sulla razza sono state messe al bando ma l'umanità è ancora molto lontana da una pacifica convivenza.

La storia dell'antisemitismo è molto più antica del Terzo Reich tuttavia le leggi di Norimberga del 1935 e il susseguirsi di legislazioni razziali come quella italiana del 1938 (con la quale Mussolini si ingraziava il potente alleato nazista), rilanciarono alla grande la discriminazione e la persecuzione si indirizza, a partire dal 1941, nel progetto di soluzione finale, in Germania e nell’Europa occupata dai nazisti dopo l’aggressione del 1939 alla Polonia, in cui era presente la più numerosa comunità ebraica.

Le comunità israelitiche furono il primo bersaglio della delirante politica razziale voluta dal nazismo.

Milioni di uomini e donne, bambini, giovani, adulti e anziani, sono deportati, sfruttati nella macchina produttiva tedesca, consunti fino alla morte oppure eliminati perché non abbastanza "redditizi"; questo è stato la Shoah: il più grande sistematico, orribile genocidio della storia in cui milioni e milioni di europei sono coinvolti come vittime, carnefici e spettatori, troppo spesso indifferenti e silenti, a partire dalle autorità più elevate militari, politiche, religiose.

Il crimine di genocidio

Ha scritto Raul Hillberg nella presentazione del suo volume La distruzione degli Ebrei d’Europa (Einaudi 1996): “Inesorabilmente si formò una macchina destinata a condurre a buon fine lo sterminio, costituita da un dispiegamento di uffici militari e civili, centrali e periferici, all’interno dei quali ogni impiegato e funzionario rispettando le proprie responsabilità, si adoperò a definire, classificare, trasportare, sfruttare e assassinare milioni di vittime innocenti e tutto come se nulla distinguesse la soluzione finale dagli affari correnti”.