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Vertice UE: preoccupano le varianti

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Di Elena Cavallone
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Vertice UE: preoccupano le varianti
Diritti d'autore  Natacha Pisarenko/AP
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Una produzione troppo lenta

Preoccupano a Bruxelles le varianti del Coronavirus e si teme la loro prevalenza nei mesi a venire.

Con una campagna di vaccinazione a rilento e le ulteriori limitzioni alla circolazione imposte da alcuni paesi, i 27 capi di stati e di governo studiano una soluzione al contenimento della pandemia che assicuri il coordinamento delle risposte.

Per Mario Draghi si tratta del primo vertice UE in qualità di primo ministro italiano. Nei giorni precedenti al vertice ha già intrattenuto dei colloqui telefonici con il presidente del Consiglio Charles Michel e la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, in cui avevano concordato sulla necessità di aumentare la pressione sulle case farmaceutiche per la consegna dei vaccini.

La priorità è infatti quella di accelerare le vaccinazioni in tutta Europa - scrive il presidente Charles Michel su Twitter- e ciò significa anche acelerare il processo di autorizzazione e produzione dei vaccini.

Come? Sul tavolo si studiano molte proposte, come per esempio aumentare i siti di produzione incoraggiando le case farmaceutiche a condividere (dietro royalty, ovviamente) il loro know-how con altre compagnie di produzione.

Un'altra opzione è esternalizzare la produzione al di fuori dell'UE, ad esempio in degli impianti situati in India, fanno sapere fonti UE.

Intercettare le varianti del virus

Ma quello su cui sembrano voler insistere le istituzioni europee è la necessità di sviluppare vaccini per contrastare le varianti emergenti del virus.

Alcuni Stati membri come Danimarca e Belgio spingono per avviare un progetto di incubatore per accelerare lo sviluppo di vaccini futuri. La chiave è la velocità coin cui viene sequenziato il genoma del virus, che in Europa è ancora molto bassa.

In questo contesto l'agenzia europea per il controllo delle malattie (ECDC) ha messo sul tavolo un contratto di 200 milioni di euro che serviranno agli Stati membri per fare ricerca e ottenere le sequenze delle varianti.

Ma oltre all'aggiornamento dei vaccini sembra farsi strada anche l'idea della creazione di una rete di sperimentazione clinica che finora non esiste.

E mentre alcuni Stati membri iniziano a considerare una riapertura in vista dell'estate, altri Paesi stanno esaminando ulteriori restrizioni pochè le infezioni in alcunie regioni rimangono elevate.

Dubbi e pressioni per un certificato vaccinale

Per coloro che dipendono dal turismo, una svolta potrebbe essere la crazione di un passaporto vaccinale a livello dell'UE, che consenta di tornare a viaggiare quest'estate. Ne parleranno i leader ma la questione rimane delicata per gli aspetti etici e soprattutto la mancanza di informazioni sulla possibilità di contagio da parte di chi è stato vaccinato.

"Il passaporto europeo potrebbe in qualche modo dare un accesso privilegiato o la libera circolazione ad alcuni cittadini rispetto ad altri e cio' è molto difficile da conciliare con la libera circolazione nell'Unione europea - spiega Alberto Alemanno, professore di diritto europeo-. Sicuramente c'è bisogno di un tasso di vaccinazioni più alto, quindi siamo molto lontani dal momento in cui dovremmo iniziare a discutere del passaporto. Ma direi anche che ciò comporta molti altri rischi. Le conseguenze saranno di natura piuttosto discriminatoria perché solo alcune categorie di individui sono state vaccinate".

Un altro punto che suscita dubbi è quello relativo alla privacy e alla sicurezza dei dati personali. Le nuove tecnologie non pongono problemi nello sviluppo di un cetificato digitale, ma quello che preme di più è creare un database condiviso e sicuro dal punti di vista informatico.

Se per i paesi del Nord Europa la questione dei certificati vaccinali è considerata prematura, per quelli del Sud invece ha un rilievo di primaria importanza, tant'è che - come spesso succede- c'è chi ha già deciso di muoversi per conto suo. E' di qualche giorno la notizia che il governo greco concederà uno speciale passaporto vaccinale a coloro che avranno ricevuto entramble le dosi del vaccino.

A fare di testa sua è anche l'Estonia, che però ha iniziato una collaborazione con l'Organizzazione Mondiale della Sanità per la creazione di un certificato digitale, che potrebbe rappresentare un modello per quello europeo.

Preservare il mercato unico

Altro tema importante all'ordine del giorno: la chiusura delle frontiere tra alcuni Stati membri. A poche ore dal vertice, Thierry Breton, Commissario UE per il mercato interno, ha affermato che "la chiusura delle frontiere da parte di alcuni Stati membri danneggia l'intero mercato unico. Chiedo che ogni forma di restrizione venga revocata ogniqualvolta possibile".

Tra l'imbarazzo di una Commissione europea che sembra non riuscire a far rispettare gli impegni presi dalle case farmaceutiche, l'incubo di un ritorno alla chiusura delle frontiere e un generale malcontento tra la popolazione europea affaticata da mesi di lockdown, i leader europei in questo vertice dovranno cercare di recuperare un po' di unità e credibilità perduta.