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Il Montenegro vuole entrare nell'Ue. Ma Bruxelles lo vuole davvero?

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Di Orlando Crowcroft
Una protesta contro il nuovo governo a Podgorica, Montenegro, lunedì 28 dicembre 2020
Una protesta contro il nuovo governo a Podgorica, Montenegro, lunedì 28 dicembre 2020   -   Diritti d'autore  Risto Bozovic/AP
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Non è stata una sorpresa che il primo viaggio all'estero di Djordje Radulovic come ministro degli Esteri del Montenegro la scorsa settimana sia stato a Berlino. Da quando una coalizione di partiti di opposizione ha vinto le elezioni nazionali il 30 agosto, spodestando il Partito Democratico dei Socialisti (DPS) dopo tre decenni al potere, il nuovo governo del Montenegro è stato descritto come pro-Serbia e pro-Mosca.

Il risultato è stato un duro colpo per il presidente Milo Djukanovic, il leader filo-occidentale che ha portato il Montenegro all'indipendenza nel 2006, nella NATO nel 2007 e verso l'adesione all'Unione europea, con negoziati iniziati con Bruxelles nel 2012. Djukanovic resterà in carica come presidente fino al 2023, ma dovrà fare i conti per la prima volta con un parlamento ostile.

Nei mesi successivi il nuovo governo del Montenegro si è dato da fare per rassicurare l'Europa, sostenendo di essere ostile all'agenda interna di Djukanovic, non a quella internazionale. A ottobre Zdravko Krivokapic, il nuovo primo ministro del paese, ha detto a Euronews che il futuro del Montenegro è in Europa e che il suo governo avrebbe rafforzato i rapporti con la NATO.

E la visita a Berlino di Radulovic - un diplomatico esperto con una carriera trentennale - per incontrare il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas è stato un tentativo di rassicurare Bruxelles su questo aspetto. L'inclusione dei partiti nazionalisti serbi nel governo non significa che il suo obiettivo non sia più un Montenegro indipendente nell'UE. C'è stato un cambio di guardia, non un cambio di direzione, ha assicurato Radulovic.

"Volevo solo inviare un'immagine chiara, sapete, di dove questo paese vuole andare. Verso l'Occidente, a cui questo paese appartiene", ha detto Radulovic a Euronews. E la strada per l'Europa, sostiene il ministro degli Esteri montenegrino, passa per Berlino: "La Germania è stata una convinta sostenitrice dell'integrazione dell'UE. Se guardate la storia, noterete che ogni singolo allargamento è stato sostenuto dalla Germania".

A differenza di altre parti dei Balcani occidentali, l'adesione all'Unione europea ha un sostegno schiacciante in Montenegro, un paese di 600mila abitanti che confina con Croazia, Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Albania. Il paese è una meta turistica sempre più apprezzata ed è noto anche per la sua produzione vinicola.

Stando a recenti sondaggi il sostegno all'adesione è superiore all'80%, rispetto al 63% della Serbia. Negli ultimi anni il paese, uscito relativamente indenne dalle violenze delle guerre balcaniche degli anni '90, non ha visto l'affermazione di forme di nazionalismo etnico sostenute da politici come Aleksander Vucic in Serbia e Milorad Dodik in Bosnia ed Erzegovina.

Non che non ci siano profonde spaccature all'interno del Montenegro, un paese dove il 28% della popolazione è serba. Il referendum sull'indipendenza del paese nel 2006 ha visto la vittoria del sì ma solamente con una percentuale del 55,5%. La Serbia nazionalista e pronta ad alzare la voce di Vucic ha dato fiato a coloro che vorrebbero legami più stretti con Belgrado.

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I Balcani occidentaliEuronews

"Ci sono 10 milioni di serbi nel mondo e 300mila montenegrini. Questa non è una differenza etnica, è una differenza politica, tribale - ha detto Ljubomir Filipović, un analista politico -. Sono due idee del Montenegro, come nazione indipendente o parte di una sorta di entità sovranazionale serba".

Le relazioni del Montenegro con Belgrado si sono deteriorate sotto Djukanovic, e nel 2019 un gruppo di presunti agenti serbi e russi è stato arrestato la notte delle elezioni con l'accusa di avere in programma di rovesciare il governo e uccidere il presidente. In vista delle elezioni del 2020 Djukanovic ha accusato Vucic e Mosca di condurre una guerra mediatica contro il DPS per installare un governo fantoccio.

Ma il principale punto critico è l'approvazione nel 2019 della controversa legge sulla libertà religiosa, che autorizza la possibile confisca di chiese, monasteri e altre proprietà della Chiesa ortodossa serba. In pratica una dichiarazione di guerra a un'istituzione che sostiene di rappresentare il 72% dei montenegrini che sono cristiani ortodossi. La legge ha portato a massicce proteste di strada e ha galvanizzato i partiti di opposizione, compatti nel loro sostegno alla chiesa.

È stato questo movimento che ha portato l'attuale governo al potere, con 41 seggi su 80 in parlamento in un'ampia coalizione che include sia nazionalisti serbi che liberali. Djukanovic è sempre più isolato, coinvolto in uno scontro pubblico con il nuovo governo per il suo rifiuto di firmare l'abrogazione della legge sulle proprietà della chiesa.

Con il parlamento del Montenegro - e la sua popolazione - divisi a metà, alcuni vedono le elezioni del 2020 come un presagio delle cose a venire. Il dominio di Djukanovic nella politica montenegrina ha a lungo dato l'impressione di un ampio consenso, facendo scivolare sullo sfondo alcune questioni irrisolte.

"Penso che stiamo assistendo a un'anteprima di quanto sia contestata l'idea della sovranità montenegrina in alcuni circoli, e allo stesso tempo quanto profondamente sia sentita in altri - ha detto Jasmin Mujanovic, politologo e co-conduttore del podcast Sarajevo Calling -. In questo senso è meno uno 'stato finito', per così dire, di quanto penso che siamo stati portati a credere in precedenza, in gran parte grazie al dominio di Djukanovic. Ora che il suo dominio non è più così forte, stiamo vedendo quanto profonde siano alcune delle fratture nel paese".

Risto Bozovic/Copyright 2020 The Associated Press. Tutti i diritti riservati.
I funerali de del vescovo Amfilohije, il capo della Chiesa serbo-ortodossa in Montenegro, a Podgorica, Montenegro, sabato 31 ottobre 2020Risto Bozovic/Copyright 2020 The Associated Press. Tutti i diritti riservati.

Oltre a continuare la traiettoria europea di Djukanovic, il nuovo governo ha promesso di "resettare" le relazioni con Belgrado. Radulovic ha detto a Euronews che una delle prime telefonate fatte dopo avere assunto l'incarico di ministro degli Esteri lo scorso agosto è stata quella al suo omologo in Serbia.

"Vogliamo avere relazioni molto strette con la Serbia, basate sul riconoscimento reciproco e la non interferenza negli affari interni - ha detto Radulovic -. Gli ho proposto di dimenticare tutte le cose brutte, di metterle da parte".

Per quanto riguarda la Russia il governo ha promesso di continuare a sostenere le sanzioni contro Mosca, ma di perseguire relazioni migliori con Mosca rispetto al precedente esecutivo. "Non consideriamo la Russia un nostro nemico", ha detto Radulovic.

Sullo scacchiere geopoltico il Montenegro, come il resto dei Balcani occidentali, sono contesi da Washington, Bruxelles e Mosca, tutte impegnate a inglobare il paese nella propria sfera di influenza. Resta da vedere come cambierà lo scenario con l'arrivo del presidente Joe Biden alla Casa Bianca. In tutta Europa politici, partiti e Stati devono scegliere da che parte stare. Lo farà il Montenegro? "Penso che abbiamo già scelto da che parte stare, se ci sono delle parti. Continueremo a perseguire la nostra felicità nell'Occidente politico, nell'UE, dove i nostri cittadini vogliono stare", ha detto Radulovic.

Il Montenegro ha chiesto per la prima volta l'adesione all'UE nel 2008 e i negoziati si sono aperti con Bruxelles nel 2012. Dopo otto anni di trattative tutti i 33 capitoli negoziali sono stati aperti, e tre sono provvisoriamente chiusi. I maggiori ostacoli rimangono quelli di sempre: la corruzione, il crimine organizzato e la salute dell'economia.

Nel 2020 il rapporto della Commissione europea sullo stato di ascesa del Montenegro ha evidenziato progressi su quasi tutti i capitoli tranne che sulla libertà di espressione, nel mirino dopo gli arresti e i procedimenti legali avviati contro alcuni giornalisti per una serie di post sui social media, per la mancata risoluzione dell'omicidio dell'editore Dusko Jovanovic nel 2004 e per il caso di un giornalista contro cui sono stati sparati dei colpi di arma da fuoco nel 2018.

Una portavoce della Commissione europea ha detto a Euronews che il Montenegro era "a buon punto nel suo processo di adesione all'UE e che l'UE "rimane pienamente impegnata nel futuro del Montenegro nell'Unione europea". La portavoce ha sottolineato però che corruzione, crimine organizzato e libertà dei media sono questioni chiave.

Nonostante queste mancanze il Montenegro resta comunque uno dei dossier più semplici sul tavolo dell'Unione europea, specie dopo il collasso dei colloqui per l'adesione della Macedonia del Nord nel 2019. Si tratta di un paese piccolo, con solo 600mila abitanti rispetto ai sette milioni della Serbia e ai 3,3 milioni della Bosnia-Erzegovina, e non è coinvolto in dispute territoriali, come il Kosovo e la Serbia.

Radulovic crede che se il Montenegro dovesse ottenere l'adesione all'UE prima dei suoi vicini, potrebbe agire come mediatore per aiutare Belgrado, Tirana e Sarajevo a ottenere il via libera di Bruxelles: "Penso che se diamo l'esempio, l'intera regione dei Balcani occidentali potrebbe seguirci. Non perché siamo i migliori, tutt'altro, ma perché forse siamo quelli che vogliono di più l'adesione all'UE".

Resta da vedere se l'UE sia davvero pronta a portare avanti l'allargamento: se tutto andrà come previsto l'adesione del Montenegro dovrebbe arrivare nel 2026. Ci sono voci prominenti all'interno della Commissione europea, prima fra tutte la Francia, che sono contrarie all'allargamento del blocco, nonostante le promesse fatte ai Balcani occidentali negli ultimi due decenni.

Kay Nietfeld/(c) dpa-Pool
Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, a destra, e il suo omologo del Montenegro Dorde RadulovicKay Nietfeld/(c) dpa-Pool

Per il presidente Emmanuel Macron, che affronta le elezioni l'anno prossimo e che deve fare i conti con l'ostilità di una significativa parte della popolazione contro un'eventuale ondata migratoria, l'allargamento comporta un significativo rischio politico. "Non riesco a vedere un nuovo ingresso di membri prima del 2030. E questo, a mio avviso, è in realtà piuttosto ottimistico. Fondamentalmente non credo che l'UE voglia nuovi membri", ha detto Mujanovic.

Il problema per l'Europa è che, ritirandosi dai Balcani occidentali, crea un vuoto, un vuoto che è sempre più riempito da forze nazionaliste e populiste come Dodik e Vucic. Allo stesso tempo una generazione più giovane che potrebbe rimanere in un Montenegro europeo è stufa di aspettare e va alla ricerca di migliori prospettive oltreoceano.

"È una questione fondamentale nella regione ora. Penso che stiamo assistendo solo ora alle primissime pre-mutazioni di una sorta di Balcani occidentali post-europei - ha detto Mujanovic -. Penso che diventerà molto più instabile".

Per Filipović il rischio è esistenziale. L'adesione alla NATO è stata fondamentale per contrastare le forze in Montenegro che lo vedrebbero tornare nell'orbita della Serbia, e l'appartenenza all'Unione Europea - o la semplice prospettiva - ha solo rafforzato la mano delle forze progressiste e liberali per respingere il nazionalismo serbo nel paese.

Ma anche l'adesione all'UE, se dovesse arrivare, non impedirebbe quella regressione, secondo Filipović. Sia la Polonia che l'Ungheria, sottolinea, hanno dimostrato che l'adesione all'Unione europea non garantisce un buon governo. Tutti i cambiamenti che l'UE richiede per l'adesione sono in definitiva reversibili, come hanno dimostrato recentemente Polonia e Ungheria con le loro riforme alla magistratura.

Così mentre il nuovo governo del Montenegro parla bene dell'Europa, Filipović esorta alla cautela. "Anche se accettano l'UE e la NATO, non ne accettano i valori. Sto parlando di libertà individuali. Sto parlando di democrazia liberale, diritti umani e rispetto per le minoranze, in particolare le minoranze etniche. Quello che mi preoccupa di più è che anche se dicono certe cose, non dicono quello che pensano davvero. Hanno un'agenda nascosta".

Radulovic, nel frattempo, ha bollato l'atteggiamento del suo governo nei confronti degli affari regionali e internazionali come una "dottrina zero problemi": nessuna questione di confine, nessun litigio e nessun "ping pong diplomatico" che, per Radulovic, erano il tratto distintivo di Djukanovic e del DPS. "Non vogliamo avere ostilità con nessuno - dice il ministro degli Esteri montenegrino -. Siamo troppo piccoli per avere nemici".