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Perché la Bulgaria frena sull'adesione della Macedonia del Nord all'Ue

Di euronews
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Perché la Bulgaria frena sull'adesione della Macedonia del Nord all'Ue
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La Bulgaria alza la posta. Approfitta dei negoziati per l'adesione della Macedonia del Nord all'Unione Europea per fare la voce grossa, minacciando di bloccare il cammino europeo di Skopje.

Il governo di Sofia infatti chiede ai macedoni settentrionali di riconoscere formalmente che la loro lingua ha radici bulgare

L'argomento è il solito.

Per i bulgari la Macedonia Settentrionale deve risolvere le questioni bilaterali pendenti prima di cominciare il processo negoziale per l'adesione all'Ue.

I bulgari chiedono che i patti tra i due Paesi balcanici siano rispettati per evitare che incomprensioni assopite fragilizzino l'intero processo di allargamento dell'Ue.

Lo spiega la ministra degli esteri bulgara, Ekaterina Zakharieva, in un intervista a Euronews:

"se c'è una questione bilaterale irrisolta, se i trattati sono ignorati sistematicamente, significa che il Paese candidato non è pronto. Ed è esattamente quello che accade tra Macedonia del Nord e Bulgaria. Skopje non rispetta il trattato di amicizia del 2017."

È un accordo nato per evitare tensioni ulteriori nel Sud-est europeo dopo le guerre jugoslave degli anni novanta.

Prosegue infatti Ekaterina Zakharieva:

"la Macedonia del Nord si è impegnata a non sollevare questioni relative alle minoranze in Bulgaria. Questo significa che (per loro) un terzo dei bulgari etnici della Pirin Macedonia (nel Sud ovest della Bulgaria) sarebbe una minoranza. È assurdo. Quella popolazione non lo accetterà mai."

La Bulgaria respinge l'accusa di pretendere che la lingua parlata in Macedonia del Nord sia un dialetto bulgaro.

Skopje accusa invece i bulgari di non essere né amichevoli, né fraterni, bloccando i negoziati.

La Bulgaria ha aderito all'Ue nel 2007. E il suo governo, attualmente capeggiato da Boyko Borisov (un membro del Partito Popolare Europeo) gode di un alto tasso di impopolarità interna, accusato di corruzione da una parte consistente della popolazione.

Anche la Macedonia del Nord ha attraversato tensioni interne sia sul piano etnico che su quello politico interno, con fratture tra spinte eurofile e pro-russe.

Skopje inoltre ha risolto a dura pena qualche mese fa una decennale disputa con la Grecia per la denominazione del Paese stesso.

Atene non riconosceva infatti il nome di Macedonia, poichè è lo stesso di una sua regione storica. Dopo un accordo con l'ex governo di sinistra guidato da Tsipras, la Macedonia ha accettato di aggiungere la dicitura "del Nord" alla sua denominazione ufficiale, lasciando comunque scontenti gli ambienti conservatori ellenici.

Questi ultimi avrebbero preferito che il Paese balcanico avesse continuato a utilizzare il nome di Fyrom (Former Yugoslav Republic of Macedonia) adottato provvisoriamente all'indomani dello smembramento della Jugoslavia.