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Covid-19: cronache dalle corsie degli ospedali

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Di Euronews
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Medici contro il Covid-19
Medici contro il Covid-19   -   Diritti d'autore  AP Photo
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È una guerra - quella contro il Covid 19 - che sono costretti a combattere da soli, nelle corsie di ospedale e negli avamposti esterni. 260 camici bianchi - quasi 2/3 di medicina generale - e 56 infermieri italiani l'hanno persa, insieme alla vita. Chi è restato in trincea, ha trascorso il 2020 a vegliare sul respiro rotto dei pazienti in intensiva e nei reparti Covid.
Ogni paziente salvato rappresenta una vittoria nella battaglia che da febbraio ha mietuto oltre 65.000 vittime italiane.

Mirco Perruzza, infermiere caposala all'ospedale San Camillo (Roma), spiega che non è possibile rimanere distaccati: "Il nostro lavoro - dice - consiste nel contatto umano. Con il paziente, abbiamo un contatto fisico ma anche empatico".

E il distacco non è possibile - rilancia l'anestesista Sebastiano Petracca - quando si affronta il dolore di tante persone: "Il senso di impotenza è enorme, specialmente con alcuni di loro, i più vulnerabili. Non siamo abituati a tutto questo e credo che non ci abitueremo mai".

Impotenza e paura, soprattutto per i propri cari, anche alla luce dei numeri che registrano decine di migliaia di contagi tra il personale medico. L'immunologa Marta Catoni racconta la sua esperienza: "Vivo vicino a mio padre e mia madre. Mi portavano la cena, lasciavano il cibo fuori da casa mia, perché non volevo assolutamente vederli. Dall'inizio di marzo fino a giugno non ho visto nessuno".

L'appello dunque di tutti gli operatori è quello di rispettare le restrizioni anche a Natale: il sistema sanitario è sottoposto a uno stress che non può reggere a lungo.