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Le cause profonde della controversia sulla centrale nucleare di Lukashenka

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Le cause profonde della controversia sulla centrale nucleare di Lukashenka
Diritti d'autore  Maxim Guchek/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Una nuova "potenza nucleare" civile sorge nell'Europa Centro-Orientale. L'autoritario presidente bielorusso Aleksander Lukashenka porta il suo Paese nell'era atomica e nell'indipendenza energetica.

La centrale nucleare di fabbricazione russa di Astravyets ha cominciato la reazione a catena necessaria alla produzione di energia ed è stata allacciata alla rete elettrica bielorussa.

Lukashenka ha dichiarato che: "Astravyets è un nuovo passo nel futuro."

La centrale è stata costruita dal gigante atomico russo Rosatom e finanziato con un credito di circa 8 miliardi di euro erogato da Mosca a Minsk. Sarà pienamente operativa nel 2022, quando avrà entrambi i reattori Vver-1200 funzionanti, e produrrà 2.400 megavatt di elettricità.

Il primo reattore ha ricevuto combustibile nel mese di agosto.

Per questo motivo la vicina Lituania è preoccupata. Vilnius dice di temere una nuova Chernobyl e mette in dubbio la sicurezza dell'impianto. Le autorità del Paese baltico hanno addirittura distribuito pasticche di iodio alla popolazione.

Rosatom però afferma che la centrale è stata progettata e costruita secondo i più recenti standard di sicurezza del nucleare civile previsti dalle Nazioni Unite.

Ma ci sono anche inquietudini di carattere politico ed economico.

La Lituania infatti teme che Minsk possa assicurarsi una posizione dominante sul mercato energetico della regione baltica.

Vilnius ha ottenuto con qualche sforzo diplomatico una concertazione con le vicine Lettonia ed Estonia per opporsi al progetto di Lukashenka.

Le tre Repubbliche baltiche hanno deciso di boicottare l'importazione energetica dalla Bielorussia e hanno stabilito un politica tariffaria concertata per l'acquisto di elettricità da fornitori di altri Paesi. Ma non sarà facile. Infatti, le tensioni profonde tra Vilnius e Minsk derivano dal fatto che Lituania, Estonia e Lettonia condividono la rete elettrica con Russia e Bielorussia, e non con l'Unione Europea.

Il governo lituano inoltre ha sostenuto fin dall'inizio le proteste della piazza bielorussa contro il presidente Lukashenka, anche perché molti membri dell'opposizione sono contro la nuova centrale nucleare, memori del disastro di Chernobyl.

Malgrado il disastro del 1986 avvenne in Ucraina, fu la regione Bielorussa di Gomel a ricevere la più grande concentrazione di radiottività, a causa dei venti, con danni enormi per la popolazione.

I tre Paesi baltici sono membri della Nato e dell'Ue. E proprio la Lituania ha dovuto chiudere la sua centrale nucleare di Ignalina (di fabbricazione sovietica) al momento dell'adesione all'Unione Europea.