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Svelate le meraviglie assolute della Fondazione Torlonia

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La lunga gestazione della mostra «I Marmi Torlonia» schiude nelle stanze di Villa Caffarelli, attigua e collegata al complesso dei Musei Capitolini a Roma, una mostra delle mostre, il meglio del meglio della collezione Torlonia, 92 pezzi d'arte appartenenti all'omonima fondazione estratti dagli oltre seicento capolavori del fondo.

Il mistero svelato

I Marmi Torlonia non sono quasi mai stati visti. Si tratta di uno dei più spettacolari musei privati italiani. Una strepitosa collezione di famiglia, fondata nel 1875 e che era stata definitivamente chiusa nei primi anni del XX secolo. Statue, sarcofagi, busti, rilievi che costituiscono un racconto coerente sulla formazione della collezione, a ritroso dall'1800 al 1400 visitabile fino al 29 giugno. Frutto della collaborazione tra istituzioni pubbliche e private - il Mibact, la Fondazione Torlonia, il Comune di Roma e il contributo di Bulgari per i restauri - la mostra, curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri, presenta una selezione fra i 620 marmi catalogati e appartenenti alla collezione Torlonia.

5 sezioni

Cinque le sezioni che compongono il percorso espositivo concepito a ritroso: dal museo così come era nell'800 si passa alla raccolta di opere trovate nelle proprietà Torlonia, poi alle forme del collezionismo del '700, con le sculture provenienti dalle acquisizioni di Villa Albani e della collezione dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi, fino a una selezione dei marmi di Vincenzo Giustiniani, uno dei più sofisticati collezionisti romani del '600, e ad alcuni pregiatissimi pezzi da collezioni di famiglie aristocratiche del '400 e '500. La mostra riflette l'impegno nella "conservazione, lo studio e la condivisione della Fondazione Torlonia", afferma il presidente Alessandro Poma Murialdo, ma anche la tenacia di suo nonno Alessandro Torlonia, scomparso nel 2017, "che non è riuscito a vedere realizzato questo progetto". "Proprio per mantenere la promessa di riaprire il grandioso Museo Torlonia, sancita con l'accordo del 2016 - dice il curatore Settis - si spiega l'ostinata tenacia con cui si è lavorato alla mostra", nella quale, ricorda, "c'è solo il 15% della collezione. Ogni opera è meritevole, ma tutte insieme costituiscono un racconto coerente sulla formazione della collezione, a ritroso dall'800 al '400. Il classico non è qualcosa di polveroso, ma qualcosa che si muove perché più lo conosciamo più ci appare diverso".

Un tour mondiale

Grazie all'allestimento di David Chipperfield Architects Milano, che prevede ogni singola opera messa in risalto da uno sfondo colorato e un percorso di basamenti neutri realizzati con mattoni di argilla nera che articolano lo spazio, l'esposizione, dopo Roma, dovrebbe viaggiare anche all'estero in un lungo tour, le cui tappe (causa Covid) ancora non sono state però definite. La narrazione plastica iniziando dai marmi più antichi, romani e greci, rievoca proprio il Museo Torlonia, sognato e fondato nel 1875 dal principe Alessandro Torlonia e rimasto aperto fino agli anni '40 del '900. Un museo innovativo e rivoluzionario, di concezione già moderna (come dimostra l'imponente catalogo a cura di Pietro Ercole Visconti, esposto in mostra nell'edizione del 1884 e primo esempio di un catalogo di sculture antiche integralmente riprodotte in fototipia) che presto rinascerà proprio grazie all'intesa firmata nel 2016 tra Mibact e la Fondazione Torlonia. Di fatto l'esposizione rappresenta il primo passo verso la riapertura di un museo permanente. È già stata manifestata la volontà dello Stato italiano di mettere risorse e luoghi per creare un museo consono a ospitare la collezione Torlonia.