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Sperimentazione animale, il Consiglio di Stato "salva" di nuovo i macachi

Una scimmia in laboratorio
Una scimmia in laboratorio   -   Diritti d'autore  Carrie Antlfinger/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved
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Un nuovo stop, almeno temporaneo, alla sperimentazione di laboratorio sui macachi.

A imporlo, per la seconda volta dopo la pronuncia del gennaio scorso, è stato il Consiglio di Stato, che ha ribaltato la sentenza del Tar in merito al progetto “Light-up”, in corso nelle università di Parma e Torino, assurto alle cronache per via di metodi che prevedono lesioni cerebrali e alla vista e l’uccisione finale degli animali, e che lo stesso Ministero della Salute ha classificato tra i più dolorosi.

Con la pronuncia del Consiglio, dunque, "è sospesa fino alla discussione collegiale in udienza pubblica, fissata al 28 gennaio 2021, la esecutorierà della sentenza appellata e gli atti impugnati in primo grado".

"Il Consiglio di Stato - ha commentato la Lega anti vivisezione (Lav) - ribaltando la sentenza del Tar del maggio scorso ci ha dato ragione nuovamente, ordinando una seconda sospensione del famigerato esperimento sui macachi dell'Università di Torino, in corso presso l'Università di Parma."

"Questa importante pronuncia fa chiarezza oltre il 'muro di gomma' che difende un progetto sperimentale in cui emergono sempre di più requisiti mancanti, incongruenze e insufficienti valutazioni di parte", ha aggiunto un portavoce Lav, sottolineando come "il supremo organo della giustizia amministrativa ha richiesto un dovuto 'approfondimento scientifico analitico e motivato' da parte di un ente terzo che dovrà confrontarsi con le parti: una grande novità rispetto al passato".

Da quasi due anni, il progetto - che sta cercando di studiare il modo in cui il cervello umano e dei primati conservi alcune funzioni anche dopo lesioni ottiche e cerebrali - era finito al centro delle proteste degli animalisti, che il 26 novembre del 2019 avevano occupato l'Ateneo di Parma per protestare contro la sperimentazione.

Secondo Research4Life, organizzazione che da sempre si batte per ribadire l'importanza e l'insostituibilità della ricerca sugli animali, "la sentenza pesa come un macigno sul futuro della ricerca italiana, sempre più in balia dell'antiscienza e dell'aggressiva deriva animalista".

"Siamo senza parole - aggiungono - attoniti e tristi". A nulla, ricordano, "sono valse la recente relazione del ministero della Salute sulla indisponibilità di metodi alternativi e la lettera aperta dei rappresentanti scientifici di molte università italiane. Non possiamo che ribadire - immaginando di interpretare il pensiero di tutti i ricercatori italiani - che il perpetrato stravolgimento dei giudizi di merito enunciati da organismi autorevoli e competenti in ambito scientifico comporta un ulteriore logoramento dei principi di libertà di ricerca (art. 33 della Costituzione) su cui si fonda l'Università pubblica. Una condanna - conclude - alla "marginalità sociale" e alla 'irrilevanza politica'"