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Zone umide del pianeta, perché dobbiamo tutelarle. L'esempio di Andrea Albini, guardiano del Garda

Un'area umida in Sudafrica
Un'area umida in Sudafrica   -   Diritti d'autore  Nardus Engelbrecht/Nardus Engelbrecht
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Mare, laghi e fiumi non sono solo luoghi di vacanza.

Da luoghi del cuore devono diventare i luoghi della ragione perché svolgono una funzione importante per contrastare, mitigandolo, l’impatto del cambiamento climatico.

“Le zone umide costiere quali lagune, saline naturali o anche artificiali, sistemi di duna, praterie di posidonia si comportano come barriere naturali contro gli eventi estremi di origine marina”, precisa Antonio Nicoletti di Legambiente.

Le praterie di posidonia, che troppo spesso disprezziamo, così come le dune delle nostre spiagge che troppo spesso vandalizziamo, immagazzinano grandi quantità di carbonio.

In quest’importante funzione sono coadiuvate dalle torbiere che immagazzinano circa il 30% di tutto il carbonio, il doppio di quello di tutte le foreste messe insieme, ricoprendo il 3% del globo terrestre.

In Europa, circa un terzo delle zone umide terrestri sono a rischio scomparsa: in particolare più di tre quarti delle paludi e torbiere e quasi la metà di laghi, fiumi e coste.

“Una diminuzione dovuta a diverse ragioni – spiega Antonio – l’agricoltura intensiva in primo luogo, cui si aggiunge l'abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali, l'alterazione degli equilibri idrici, l'inquinamento, l'urbanizzazione e lo sviluppo di infrastrutture, per citarne solo alcune”.

E a salvaguardarle non è bastata finora la Convenzione internazionale di Ramsar (Iran) del 1971, firmata da 170 Paesi che conta 2.200 zone umide di importanza strategica internazionale.

Nonostante un’alta adesione alla convenzione, i risultati lasciano a desiderare così come i mezzi messi a disposizione per tutelare le zone umide, particolarmente minacciate in Asia.

“Tra le conseguenze più evidenti di tutto questo c’è la riduzione dell’accesso all’acqua potabile per circa due miliardi di persone nel mondo” aggiunge Antonio Nicoletti. “In Italia le zone umide Ramsar sono una cinquantina. Nell’ultimo secolo, qui da noi oltre il 64% di queste zone è scomparso”.

Sono facilmente individuabili perché solitamente pullulano di volatili , costituiscono, tra le altre cose, la base di partenza o di passaggio per molte specie di uccelli migratori.

Stefano Bonaglia
l'Isola dei conigli sul GardaStefano Bonaglia

Il guardiano del lago di Garda

Ma attenzione e cura devono essere riservate a tutte le aree umide del Paese. Laghi compresi.

Lo sanno bene Gabriele Lovisetto e Andrea Albini. Entrambi condividono la passione per il lago di Garda e si sono battuti alla fine degli anni Novanta per istituire la Riserva naturale della Rocca di Manerba, sulla sponda bresciana del lago, che include quel tratto di acque che va da Porto Dusano fino quasi a Salò.

sul pattino
Andrea Albinisul pattino

“Vengo sul lago da quando avevo due anni - ricorda Albini – e la bellezza, la varietà di animali e paesaggi, il timore stesso che incute il lago mi hanno spinto a bussare alle porte del Comune di Manerba e chiedere l’istituzione di una zona di sola balneazione”.

Andrea e Gabriele non erano soli, la comitiva di volenterosi però contava solo poche persone.

“C’era tanta voglia di fare e soprattutto la consapevolezza che agivamo per una giusta causa”.

L’ordinanza che ha reso questa zona del lago accessibile esclusivamente alla balneazione è arrivata nel 1998.

“Per noi è stata una Pasqua – ricorda Andrea – comprai (spendendo oltre un milione di vecchie lire) e sistemai personalmente le boe che delimitavano la zona balneabile”.

Chi frequenta il lago conosce Andrea, perché a bordo del suo pattino, che chiama moscone, con fischietto e altoparlante chiede gentilmente ai natanti, che puntualmente infrangono quel limite, di lasciare le acque e rispettare la riserva naturale.

“Sono rimasto solo e faccio più di quanto facciano le autorità. Non me ne faccio un vanto, la mia è una denuncia che vuole essere costruttiva”.

Le boe che limitavano la riserva quest’anno non ci sono più: “Ulteriore scusa per far finta di niente e con motoscafi con motori di grande potenza venire a fare il bagno in questo paradiso”.

Andrea insistendo fino all'esasperazione spera di smuovere la giunta del Comune di Manerba: l’obiettivo è quello di far rimettere le boe per la prossima estate.

“Il problema è che la geografia di parchi e riserve è varia e intricata”, precisa Antonio Nicoletti.

Onori e oneri cambiano a seconda dell’etichetta data all’area naturale. Se si escludono i parchi nazionali per cui ci sono a disposizione ogni anno 70 milioni di euro, per tutte le altre aree protette, sia che si tratti di aree regionali, provinciali o comunali, non è detto che vengano destinati finanziamenti.

“In sostanza all'onorificenza non corrispondono automaticamente degli stanziamenti”, conclude Nicoletti.

E per queste aree, marginali ma solo nella geografia dei finanziamenti, non basta l'impegno di chi come Andrea Albini crede che l’investimento nella natura sia un investimento per il futuro.