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Ecco perché Donald Trump potrebbe ancora vincere le elezioni

Donald Trump con la moglie Melania
Donald Trump con la moglie Melania   -   Diritti d'autore  Alex Brandon/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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A meno di 55 giorni dalle elezioni presidenziali americane del 3 novembre 2020, la tendenza sembra indicare che il candidato democratico Joe Biden batterà Donald Trump e diventerà il futuro inquilino della Casa Bianca. Infatti, le previsioni del sito di analisi politica FiveThirtyeight, basate su una raccolta di sondaggi locali e nazionali, danno attualmente all'ex vicepresidente democratico il 74% di possibilità di vittoria. Questo nonostante i recenti sondaggi abbiamo mosrato una ripresa dei consensi per Trump, a seguito della Convenzione Nazionale Repubblicana.

Molti americani, però - ancora scottati dalla tornata del 2016, quando i sondaggi assegnavano a Hillary Clinton una vittoria pressoché certa - sono cauti, se non proprio diffidenti.

E così pare pensarla anche il resto del mondo.

Da parte sua, Trump, sulla scia della campagna elettorale, sta raddoppiando gli sforzi e martellando sul tasto dell'ordine pubblico (Law & Order), additando i Democratici come complici, se non leader o eminenze grigie, delle manifestazioni e dei tumulti che dalla morte di George Floyd attraversano gli Stati Uniti.

Perché Donald Trump potrebbe essere rieletto?

Andando oltre i sondaggi e le cifre, Euronews ha intervistato molti esperti americani, politologi e ricercatori per scoprire le ragioni, a volte trascurate, per cui il presidente Trump potrebbe ribaltare nuovamente le previsioni, mantenendo così il suo posto nello Studio Ovale per un altro mandato.

1. La sua base rimane stretta intorno a lui

Il presidente Trump "ha il sostegno di uno zoccolo duro di elettori fedeli", spiega Mary E. Stuckey, professore di comunicazione al College of the Liberal Arts della Pennsylvania State University. Stuckey, che ha analizzato lo stile retorico di Trump, ha continuato: "Ci sono elezioni di persuasione ed elezioni di mobilitazione, cioè quelle che si basano su elettori indecisi e tentennanti e quelle che si decidono principalmente con la partecipazione di elettori già schierati". "E questa - spiega - sarà un'elezione di mobilitazione".

Questa base elettorale "rimane composta da cristiani conservatori, più precisamente da nazionalisti cristiani, e da persone con una visione restrittiva dell'immigrazione". Ci sono molte sovrapposizioni tra questi due gruppi. Sono i due maggiori gruppi di sostenitori di Trump", dice Joseph Baker, professore di sociologia della religione alla East Tennessee State University. "Entrambi questi temi sono in realtà radicati nelle paure di molti bianchi americani, che temono le politiche identitarie sulla diversità".

Evan Vucci/ The Associated Press
Elettori di Trump durante un meeting in Carolina del Nord, settembre 2020Evan Vucci/ The Associated Press

"Vivo in Georgia e vedo quanto sia entusiasta e attiva la sua base. Non c'è da vergognarsi, qui, a sostenere Trump, anche perché coloro che erano davvero a disagio con lui hanno già lasciato il partito", dice Cas Mudde, politologo e professore olandese all'Università della Georgia, uno stato che Donald Trump ha vinto con cinque punti di vantaggio su Hillary Clinton nel 2016. "Qui non c'è quel tipo di energia verso Biden".

2. Un sistema elettorale a lui favorevole

Come sottolinea il professor Baker, "il collegio elettorale rappresenta in modo inevitabilmente eccessivo questo tipo di elettori, perché favorisce gli stati rurali". Il che potrebbe permettere a Trump di vincere con un sostegno popolare limitato.

Inoltre, secondo Stuckey, "poiché gli sforzi repubblicani per restringere l'elettorato attivo sono estremamente importanti, gli avversari di Trump dovranno andare ai seggi in massa se vogliono sconfiggerlo". Un'osservazione fatta anche da Cas Mudde, secondo cui questi sforzi "sono oggi più importanti che mai".

3. Tutto si ridurrà agli stati "altalena"

Trump può ancora vincere "a patto che faccia progressi nei sei stati chiave, nonostante il suo deficit nei sondaggi nazionali", dice John E. Owens, professore emerito di politica statunitense presso il Centre for the Study of Democracy dell'Università di Westminster nel Regno Unito. Owens sottolinea come seppur Biden sia attualmente in testa in tutti e sei gli stati cardine - che possono rivelarsi decisi per l'elezione, facendo inclinare la bilancia da una parte come dall'altra - "in North Carolina la corsa sarà in ogni caso molto serrata, in Pennsylvania lo scontro sembra inasprirsi e probabilmente così sarà anche in Wisconsin, anche se Biden rimarrà in testa". Inoltre "anche in Florida l'esito è complicato dalle incertezze circa la reali possibilità di mobilitazione di Biden nei confronti dell'elettorato latino" con l'ostilità da parte della diaspora cubana contro il candidato democratico a esasperare ancor più il tutto.

4. Il fattore tempo

Trump sta cercando di spaventare l'elettorato bianco dei centri periferici, per convincerlo a sostenerlo di nuovo, usando argomenti di ordine pubblico, messaggi razziali impliciti e la minaccia del socialismo", dice Cas Mudde. "Si insiste sul fatto che le cose non potranno mai funzionare così bene per loro con Biden, considerato eccessivamente moderato". Per il politologo olandese, anche il fattore tempo è dalla parte di Trump: "l'espasperazione post- Covid-19 e soprattutto la recente ripresa economica, seppur relativa all'estate del 2020 piuttosto che all'inverno del 2019, potrebbero aiutarlo a essere rieletto".

"L'avversario del presidente Trump in questa elezione non è Joe Biden. Il suo principale avversario è il tempo. Per essere rieletto, deve ribaltare la percezione del tempo in modo che quanto fatto in passato diventi di nuovo presente, rientrando nell'attualità", ha detto il Dr. Roderick P. Hart, cattedratico di comunicazione e professore di scienze politiche al Moody College of Communication della Università di Austin, in Texas. Non si tratterebbe di una tattica nuova, secondo il professore, che ricorda come sia già stata usata da candidati democratici quanto repubblicani, specialmente di fronte agli scandali.

Secondo Hart, "la convention repubblicana ha cercato di far dimenticare il passato" martellando, per esempio, l'idea che Trump abbia sempre amato i neri, o che non abbia mai parlato in modo denigratorio degli alleati internazionali degli Stati Uniti o che abbia un totale rispetto per le donne e gli ispanici.

"L'argomento di base di Trump in questa elezione è che, poiché gli Stati Uniti una volta erano sani e ricchi, dovrebbero rieleggerlo. La realtà percepita, però, è che gran parte della nazione è ormai malata e in rovina".

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Donald Trump Jr, Donald Trump e Melania Trump durante l'ultima convention repubblicana alla Casa BiancaEvan Vucci/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

5. È il presidente in carica

Donald Trump sta giocando in casa. "L'abbiamo visto con l'uso della Casa Bianca per la Convention repubblicana: Trump gode dei vantaggi della posizione di presidente uscente e di un migliore accesso ai media", dice Owens. Al contrario, "per definizione, Biden è uno spettatore che per la sua campagna non può usare i poteri del governo".

Inoltre, "anche se il tempo sta ormai per scadere, il Presidente potrebbe ancora migliorare notevolmente nella gestione della crisi relativa al Covid-19, che è il principale ostacolo alla sua popolarità".

6. Il caos negli Stati Uniti lo sta aiutando più che ostacolarlo.

"Forse il punto più spesso trascurato è che, poiché Trump si nutre di paura, la pandemia non solo gli fa male ma lo aiuta" sottolinea il professor Baker, il cui ultimo libro riguarda proprio la cultura della paura negli Stati Uniti. La risposta del governo è terribilmente inefficace, ma la situazione sanitaria può essere una benedizione in quanto il livello di paura è più alto che mai nella popolazione". "Se riuscirà a trovare un modo per mobilitare queste paure ai suoi fini, avrà una possibilità".

7. I sondaggi potrebbero sbagliarsi

Come nelle precedenti elezioni presidenziali, anche i sondaggi potrebbero essere sbagliati. Ciò potrebbe accadere "sia perché gli elettori 'timidi' di Trump non ammettono di sostenerlo, come hanno fatto nel 2016", dice il professor Emeritus, che sottolinea come un recente sondaggio di Bloomberg "suggerisca che i repubblicani e gli indipendentisti hanno meno probabilità dei democratici di rivelare le loro autentiche preferenze di parte". O anche "perché i campioni demografici dei sondaggisti, soprattutto negli stati cardine, potrebbero essere imperfetti e includere troppi democratici o troppi pochi uomini bianchi con un basso titolo di studio", distorcendo i risultati a favore di Joe Biden.