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Covid-19, le analisi nelle fognature possono aiutare a prevedere una seconda ondata

Una foto del 19 maggio scorso scattata a Melbourne, Australia, dove è stato avviato uno studio idrografico per combattere l'epidemia di Covid-19
Una foto del 19 maggio scorso scattata a Melbourne, Australia, dove è stato avviato uno studio idrografico per combattere l'epidemia di Covid-19   -   Diritti d'autore  WILLIAM WEST/AFP or licensors
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Studiare le acque di scarico e le fognature ha permesso a dei ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) di capire che il virus SARS-CoV-2 circolava in Italia già da dicembre 2019. Non solo: questo tipo di ricerca potrebbe aiutare a prevedere una eventuale seconda ondata almeno due settimane prima rispetto all'identificazione di un sintomatico.

A dirlo è un team di ricerca della Bangor University, in Galles.

Nello studio italiano dell'ISS sono state trovate tracce del nuovo coronavirus nelle acque di scarico di Milano e Torino già a dicembre 2019. Questo conferma l'ipotesi che il Covid-19 circolasse in Europa e nel nostro Paese ben prima dell'allarme lanciato dalle autorità cinesi.

In Francia è stato identificato un caso di positività al Covid-19 nel dicembre 2019 mentre un altro studio suggerisce la prova che il nuovo coronavirus fosse in circolazione nell'Alto Reno, una delle più colpite, già a metà novembre. Gli scienziati dell'istituto nazionale di ricerca CNRS ritengono che il territorio abbia raggiunto il livello epidemico già alla fine di gennaio. Due mesi prima della chiusura in Francia.

Analisi sulle acque di scarto alla ricerca di tracce virali sono state effettuate in tanti Paesi del mondo: Australia, USA, Olanda, Francia, Giappone e Spagna.

Paesi Bassi, Finlandia e Germania hanno già lanciato programmi nazionali di sorveglianza sulle acque di scarico.

Il processo è simile ai test delle acque reflue già effettuati per individuare malattie come la poliomielite e la presenza di droghe come la cocaina, scrive l'agenzia AFP.

Con questo tipo di analisi si può riuscire ad intercettare un focolaio di contagio in un quartiere preciso.

La ricerca dell'ISS ha preso in esame 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020. I risultati, confermati nei due diversi laboratori, hanno evidenziato presenza di RNA di SARS-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18/12/2019 e a Bologna il 29/01/2020.

Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi.

Un recente lavoro spagnolo ha rinvenuto RNA di SARS-CoV-2 in campioni di acque reflue raccolte nella metà di gennaio a Barcellona, circa 40 giorni prima della notifica del primo caso autoctono.

Tra le ipotesi allo studio dei ricercatori c'è la creazione di un sistema di allerta rapida e l'invio di campioni in un centro di analisi unico a livello globale, "capace di produrre un'immagine realistica dello stato delle cose a livello globale", dice Frank M. Aarestrup, responsabile della ricerca sull'Epidemiologia genomica all'Università Tecnica della Danimarca.

L'Istituto Superiore di Sanità scrive che sta lavorando per dare al paese "una rete di sorveglianza insieme ad Arpa e ad Ispra” ed è stata presentata una proposta di azione al Ministero della Salute per l’avvio di una rete di sorveglianza del SARS-CoV-2 nei reflui.

A luglio verrà avviato uno studio pilota sulle fognature e all'ingresso di impianti di depurazione in alcune località turistiche. "Sulla base dei risultati dello studio pilota, contiamo di essere pronti per la sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno”, si legge nel comunicato stampa ISS.