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Wu Ming 2: Decapitare statue? A volte è sacrosanto, ma l'inventiva è l'arma migliore

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La statua dedicata a Milano al giornalista Indro Montanelli di cui i Sentinelli chiedono la rimozione
La statua dedicata a Milano al giornalista Indro Montanelli di cui i Sentinelli chiedono la rimozione   -   Diritti d'autore  Antonio Calanni/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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"Via Libia" che diventa "Via Libia, luogo dei crimini del colonialismo italiano".
"Via Vittorio Bottego" che diventa "Via Vittorio Bottego, esploratore e pluriomicida".

Non solo statue abbattute e non solo in altri Paesi.

In Italia, la rivolta contro i simboli del passato più oscuro e rimosso è già in corso da anni, ben prima dell'uccisione di George Floyd e delle proteste Black Lives Matter.

Prende il nome di guerriglia odonomastica: azioni e performance per "reintitolare dal basso" luoghi delle nostre città, promosse da collettivi come quello degli scrittori Wu Ming o da Resistenze in Cirenaica, a Bologna.

Qui, nel quartiere Cirenaica - dove le vie portavano tutte odonimi legati al colonialismo italiano, prima di essere rinominate nel 1949, per ricordare la lotta partigiana - nel marzo 2019 una piazzetta intitolata ai vecchi che osservano i cantieri ("umarells") in una notte è diventata "Piazzetta delle partigiane".

Cortesia: Resistenze in Cirenaica
Da “piazzetta degli Umarells” a “piazzetta delle Partigiane"Cortesia: Resistenze in Cirenaica

Il giorno dopo a Milano, Non una di meno ha imbrattato di rosa la statua di Montanelli, di cui ora, sull'onda delle manifestazioni BLM, si chiede la rimozione.

A Capaci e Castellammare del Golfo, in Sicilia, ad una via e una piazza intitolate al fascista Almirante è stata aggiunta la chiosa "Segretario di redazione della rivista La difesa della razza (1938-1942)".

A Palermo, nel 2018 nomi di vie e piazze sono stati simbolicamente cambiati o modificati durante una camminata che aveva, tra i suoi scopi, quello di aumentare il livello di consapevolezza sugli odonimi, che "omaggiano gli oppressori e glorificano l’oppressione".

A Bolzano, dove in piazza del Tribunale c'è un bassorilievo raffigurante il duce a cavallo, giudicato di valore artistico, non c'è stata alcuna follia iconoclasta. Semplicemente è stata apposta dall'amministrazione una frase luminosa in tre lingue di Hannah Arendt: "Nessuno ha il diritto di obbedire", monito contro ogni forma di totalitarismo.

Un dibattito che va ben al di là della rimozione di una statua

Questi esempi mostrano come, anche in Italia, ridurre il dibattito pubblico sulla questione ad una mera dicotomia - è giusto o no rimuovere statue come quelle di Montanelli - sia fuorviante.

"Di volta in volta si può scegliere. Non dobbiamo per forza decapitare reliquie di migliaia di anni, l'inventiva è l'arma migliore", dice a Euronews lo scrittore Wu Ming 2.

Gli fa eco Mariana Eugenia Califano del collettivo Resistenze in Cirenaica: "La storia è fatta di narrazioni, il problema è quando un'unica narrazione si cristallizza e il suo primato viene accettato senza condizionamenti. La storia e la memoria sono in costante divenire, per questo non credo si possa stabilire una linea netta [su cosa si debba mettere in discussione]. Non è possibile prevedere se, un domani, dei nuovi fatti porteranno a nuove riletture di alcuni fatti storici".

Mettere in discussione una statua, come quella di Churchill o Montanelli, è per i due innanzitutto un atto politico che sprona la collettività ad effettuare una riflessione.

E come tale, in sé, ha già un valore.

Califano aggiunge che le narrazioni storiche non sono mai condivise. Per questo le scelte - come quelle di erigere una statua o intitolare una via - sono sempre politiche. "La città è usata come scacchiera in cui ottenere delle quote politiche, è campo di battaglia simbolico. Se è così, allora ognuno combatte con le armi a sua disposizione".

Il poliedrico collettivo di scrittori, famoso per i suoi romanzi storici e per l'attivismo civile, ha suggerito un prontuario di tecniche non-violente di guerriglia odonomastica: tra queste, l'apposizione di chiose o glosse; l'utilizzo di murales; l'affissione di targhe in luoghi simbolici; l'occupazione di spazi urbani con foto di etiopi, sfigurati dalle armi chimiche italiane e così via.

"Per alcune strade è sufficiente aggiungere una chiosa o una piccola frase; ci sono invece altri odonimi, come quello di Almirante, che non dovrebbero proprio esserci", continua Wu Ming 2.

"Ci fa piacere vedere come in tante altre città d'Europa si prenda consapevolezza che lo spazio urbano non è neutro, è pieno di simboli dei quali spesso i cittadini non sanno nulla, sui quali non possono decidere e contro i quali spesso possono usare solo rabbia quando non se ne sentono rappresentati", dice lo scrittore. "É evidente che i tempi sono maturi, ci si rende conto ormai che non è più una questione secondaria, che colpisce solo il piano simbolico: influiscono su come le persone vivono una città e su come se ne sentono rappresentati".

Talvolta sono le stesse istituzioni a fare la prima mossa. A Londra, il sindaco Khan ha annunciato la creazione di una Commissione per la diversità, incaricata di riesaminare le statue e le attrazioni della capitale britannica.

Udine nel 2011 ha deciso di cambiare il nome di piazza Luigi Cadorna, "generale passato alla storia come un macellaio", in "piazzale Unità d’Italia".

A Madrid, grazie a una legge del governo spagnolo del 2007, sono stati sostituiti una cinquantina di odonimi dedicati a Franco, mentre a Berlino, dopo un percorso di tre anni, sono stati modificati i nomi delle strade connessi alle atrocità della conquista della Namibia, sostituiti con quelli dedicati ai combattenti della liberazione.

L'importanza di un percorso partecipativo insieme alla cittadinanza

Le commissioni toponomastiche sono un organo meramente consultivo ma non tutte le città ne sono dotate. La delibera della commissione viene posta al vaglio della giunta comunale e, infine, inviata per l’autorizzazione definitiva al prefetto.

Wu Ming 2 e la storica Califano sottolineano come la scelta di dedicare una statua o una piazza è spesso "calata dall'alto dalle amministrazioni, senza ascoltare la cittadinanza".

Come nel caso della statua di Montanelli, "la scelta se toglierla o meno dovrebbe essere il punto di arrivo di un percorso che bisogna fare e che all'epoca della sua collocazione non è stato fatto. Se un'amministrazione mette quello che vuole in un giardino della città, non ci si deve sorprendere se questa viene abbattuta".

"Lo spazio urbano è anche uno spazio di conflitto. Le statue sono sempre state erette, ma sono sempre state anche abbattute. Si possono fare azioni con le quali si possono coinvolgere il maggior numero di persone o azioni di rottura e di provocazione", conclude Wu Ming 2. "Ritengo sbagliato pretendere di insegnare a queste persone come dovrebbero protestare contro qualcosa che li violenta, che credono ingiusto".

"Sono un maschio bianco europeo, il fastidio che posso provare io è molto diverso da chi sa [che quella statua] è all'origine di un razzismo che ancora oggi colpisce. Alzare il dito e dire che in questo modo non si capisce o in questo modo si impone la propria volontà agli altri, mi sembra quantomeno fuori luogo. Sarebbe come andare a spiegare a una donna, che ha subito uno stupro, cos'è la violenza sessuale: non mi permetterei mai".