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Londra rimuove la statua di un mercante di schiavi e avvia una revisione sui monumenti pubblici

La statua del proprietario di schiavi Robert Milligan rimossa da East London il 9 giugno 2020
La statua del proprietario di schiavi Robert Milligan rimossa da East London il 9 giugno 2020   -   Diritti d'autore  Copyright Flickr/Elliott Brow
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La statua di un importante mercante di schiavi è stata rimossa dall'esterno di un museo londinese; allo stesso tempo, le autorità locali hanno annunciato una revisione dei monumenti e dei siti che rappresentano "la parte più preoccupante" della storia del paese.

L'asportazione della statua di Robert Milligan, collocata fuori dal Museum of London Docklands, martedì scorso, è arrivata pochi giorni dopo l'abbattimento dell'effigie di un altro noto mercante di schiavi, Edward Colston, strappata dal suo piedistallo e gettata in un fiume a Bristol dai manifestanti.

I manifestanti Black Lives Matter ritengono che i monumenti e le statue di una nazione dovrebbero essere quanto più inclusivi, evitando di glorificare momenti del passato oscuri e venati di razzismo.

Il dibattito, rimasto sopito per anni, si è riacceso dopo la morte dell'afroamericano George Floyd a Minneapolis, negli Stati Uniti.

Il decesso di Floyd durante l'arresto, il 25 maggio scorso, ha scatenato proteste mondiali contro il razzismo e le violenze della polizia. In Europa, in Paesi come il Belgio, sono stati presi di mira monumenti legati al colonialismo e alla schiavitù.

Il Museo di Londra ha scritto che la statua di Milligan, mercante di schiavi scozzese che al momento della sua morte possedeva due piantagioni di zucchero e 526 schiavi in Giamaica, creava da tempo disagio per la sua collocazione al di fuori dei locali dell'istituzione nel quartiere londinese di Tower Hamlets, nella zona est.

"Anche il Museo è un'altra manifestazione fisica della schiavitù, situato in un vecchio magazzino di zucchero, e sfida costantemente il carattere conflittuale di questa storia", si legge in un thread su Twitter.

"Riconosciamo che il monumento faccia parte del problematico regime del white-washing [il termine significa “imbiancatura” e, in senso figurato, “mascheramento”, qui riferito al tentativo di rileggere la storia coloniale assolvendo le colpe dei bianchi], che non tiene conto del dolore di coloro che ancora lottano con le conseguenze dei crimini commessi da Milligan contro l'umanità".

Il Consiglio di Tower Hamlets ha reso noto che, nel frattempo, sta avviando una revisione di altri monumenti e siti del quartiere "per capire come dovremmo rappresentare i periodi più travagliati della nostra storia".

Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha commentato la rimozione della statua, scrivendo che "è una triste verità che gran parte della ricchezza della nostra città e della nostra nazione derivi dalla tratta degli schiavi - e questo non dovrebbe essere celebrato nei nostri spazi pubblici".

Khan aveva annunciato in precedenza la creazione di una Commissione per la diversità, incaricata di esaminare le statue e le attrazioni della capitale britannica per garantire che "riflettano adeguatamente i raggiungimenti e la diversità di Londra".

La Commissione, che prenderà in considerazione murales, arte di strada, nomi di strade, statue e altri monumenti commemorativi, "approfondirà la discussione su quali lasciti debbano essere celebrati e farà una serie di raccomandazioni".

Il dibattito è particolarmente acceso anche in Belgio, dove gli attivisti hanno chiesto di rimuovere le statue del re dell'epoca coloniale Leopoldo II.

Il ministro del Patrimonio di Bruxelles, Pascale Smet, ha indicato martedì a Euronews che il dibattito pubblico sull'argomento dovrebbe svolgersi il più presto possibile.

"Sapete che si tratta di un doppio dibattito. Se porti via la statua, la si dimentica; se la si lascia, bisogna contestualizzarla, come minimo".