ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Caso George Floyd: "Non importa che mi chiami Magic Johnson, potrebbe succedere anche ai miei figli"

AP Photo
AP Photo   -   Diritti d'autore  AP Photo
Dimensioni di testo Aa Aa

"Non importa se sono Magic Johnson o no. Mio figlio è sempre un nero, come lo sono io. Ho avuto con lui questa discussione, con entrambi EJ e Andre [due dei tre figli del cestista]. É importante averla avuta con entrambi. Se vi ferma la polizia, tenete le mani fuori dal finestrino, obbedite a quello che vi dicono. Ma considera il caso di George Floyd: ha fatto tutto ciò che gli hanno detto di fare, eppure questo poliziotto ha schiacciato con tutto il suo peso corporeo il suo collo per 8 minuti. Può succedere a George Floyd ma anche a EJ e Andre e a molti altri afroamericani. Siamo stanchi, questa storia deve finire".

A parlare ad Anderson Cooper, anchorman della CNN, è la leggenda del basket americano, Magic Johnson, che non ha fatto mancare il suo supporto al movimento di protesta contro le violenze della polizia negli Stati Uniti.

L'ex stella dei Lakers non è stato l'unico ad alzare la voce in questi giorni difficili per l'America.

Anche Michael Jordan - tornato prepotentemente sotto i riflettori dopo il successo della serie Netflix, The Last Dance - si è detto profondamente rattristato e arrabbiato dopo la morte di George Floyd.

"Sono al fianco di chi denuncia il razzismo radicato e la violenza contro le persone di colore nel nostro Paese. Ne abbiamo avuto abbastanza", ha scritto su Twitter in un comunicato la leggenda dei Chicago Bulls, noto per centellinare le uscite pubbliche dal giorno del suo ritiro.

Il suo ex compagno di squadra, Dennis Rodman, ha fatto appello su Instagram alla calma e alla protesta pacifica.

Gli sportivi di tutto il mondo hanno espresso in questi giorni la loro indignazione e hanno chiesto ai manifestanti di non aggiungere benzina sul fuoco con comportamenti violenti.

Un'inchiesta del New York Times ha ricostruito minuziosamente gli 8 minuti e 46 secondi dell'uccisione di George Floyd a Minneapolis da parte degli agenti di polizia.

L'uomo, 46 anni, era stato accusato dai dipendenti di un negozio di aver pagato delle sigarette con una banconota da 20$ falsa. Diciassette minuti dopo, l'arrivo della prima volante sul posto. L'agente Derek Chauvin, ora in carcere, non ha tolto il ginocchio dal collo di Floyd fino all'arrivo, troppo tardi, dei paramedici.