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Europa liberata dai nazisti 75 anni fa... ad eccezione di questa piccola isola della Manica

Europa liberata dai nazisti 75 anni fa... ad eccezione di questa piccola isola della Manica
Diritti d'autore  Il Brigadiere Snow e i membri della Task Force 135 ricevono le forze tedesche a Batterie Annes sulla Giffoine, Alderney, nel maggio 1945
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L'8 maggio 1945 segna ufficialmente la fine della seconda Guerra Mondiale in tutta Europa. Milioni di persone hanno festeggiato la fine delle ostilità tra le strade delle città bombardate.

La giornata della Vittoria si è celebrata ovunque... tranne che nella città costiera britannica di Plymouth. Qui un gruppo di soldati britannici è rimasto in caserma, in assetto da guerra. Erano i soldati della Forza 135.

Nonostante la capitolazione tedesca del 7 maggio 1945 a Reims, la loro missione non era ancora finita, non era ancora ora di riporre il fucile.

Il 9 maggio, alle prime luci dell'alba, i due reggimenti di artiglieria iniziano la navigazione verso sud, attraverso la Manica, per liberare le Channel Island ancora controllate dai nazisti.

Le Isole del Canale erano state occupate nel luglio del 1940, unico territorio britannico ad essere mai caduto in mano ai nazisti. La mattina del 9 maggio 1945, nonostante lo sbarco alleato in Normandia, la morte di Hitler, la caduta di Berlino e la resa nazista a Reims, erano rimaste in mano tedesca.

Il tenente colonnello Martiew, che comandava un plotone di 32 uomini, ricorda in un resoconto degli anni Ottanta che la Forza 135 non aveva idea della resistenza che qui avrebbe incontrato.

I nazisti in cinque anni di occupazione le avevano ben fortificate.

C'era una totale assenza di prove di una vita normale.
Tenente colonnello Martlew
Forza 135

"Speravamo che tutti i comandanti degli U-Boat in queste acque avessero sentito parlare del Giorno della Vittoria", scrive Martiew in un resoconto ottenuto dallo storico di Alderney Trevor Davenport e condiviso con Euronews.

La Forza 135 incontra poca resistenza da parte dei tedeschi nelle due isole più grandi, Jersey e Guernsey, che vengono liberate il 9 maggio. Sark viene liberata un giorno dopo. Martiew ricorda di "una bella mattinata" a Guernsey, con "tempo bello e soleggiato" e strade "affollate di gente".

Ma dopo alcuni giorni passati a dormire sulle dune di Guernsey, l'attenzione di Force 135 si rivolge verso nord, verso l'unica Channel Island ancora in mano ai nazisti: Alderney.

Nella più isolata e più settentrionale delle Isole del Canale - a sole otto miglia dalla costa della Normandia e situata in alcune delle acque più insidiose d'Europa - quasi tutta la popolazione era stata evacuata il 30 giugno, pochi giorni prima dell'arrivo dei nazisti.

Nel giro di due anni, l'isola era diventata una vasta base militare nazista, sede di quattro campi di lavoro tra cui il campo di concentramento SS Lager Sylt. L'isola era stata pesantemente fortificata, parte del progetto di "muro atlantico" di Hitler, una rete di difesa costruita tra il 1942 e il 1944.

Nel 1945, c'erano circa 3.200 soldati tedeschi di stanza sull'isola e circa 4.000 prigionieri. Dopo lo sbarco in Normandia dell'anno prima, erano stati in gran parte tagliati fuori dalle forze naziste in Europa.

La Forza 135 non sapeva cosa aspettarsi anche dopo la resa tedesca.

"Sapevamo poco di Alderney, tranne che tutti i civili erano stati evacuati e che i mari intorno all'isola potevano essere molto pericolosi", scriveva Martiew.

La forza salpa da Guernsey verso nord il 16 maggio, una settimana dopo la resa nazista. Sbarcando ad Alderney, Martiew ha l'impressione generale di grigiore, di quiete e di silenzio".

"C'era una completa assenza di prove di una vita normale".

Un ex bunker nazista sulla Alderney. Il paesaggio dell'isola è ancora disseminato di fortificazioni naziste. - Andree Stephan / CC

Noia e pericolo

Nonostante i timori, la forza britannica non trova alcuna resistenza da parte dei nazisti ancora presenti sull'isola.

Come prigionieri di guerra, i tedeschi vengono divisi in tre categorie - neri, grigi e bianchi - con i primi deportati immediatamente e gli ultimi due gruppi trattenuti per aiutare a sgombrare l'isola dalle mine.

Era un lavoro pericoloso e vivere a stretto contatto con il nemico la rendeva una sfida psicologica, oltre che fisica, per i giovani soldati. Gli uomini della Forza 135 dipendevano addirittura da ex medici nazisti per le cure mediche e persino per le cure dentistiche.

"È difficile descrivere l'effetto prodotto da un'isola completamente deserta - case vuote, senza carattere, una cattedrale vuota [...] C'era noia, e pericolo", scriveva.

Nei sette mesi successivi, sia gli inglesi che i prigionieri di guerra tedeschi lavorarono per preparare l'isola al ritorno della popolazione civile. I campi minati furono bonificati, le case ricostruite, la città di Sant'Anna e la sua chiesa restaurate.

Sfide a calcetto e matrimoni con l'ex nemico

I soldati e i prigionieri di guerra vivevano vite separate, ricordava Martiew, con i loro cuochi, barbieri e sarti, e ciascuno organizzava concerti e spettacoli. Ma il senso di isolamento era condiviso, e forse ancora più acuto per i prigionieri che non sapevano quando sarebbero stati rilasciati.

"Era necessario ricordare a noi stessi che anche loro pativano l'isolamento di Alderney. E così li abbiamo sfidati a giocare a calcio e li abbiamo incoraggiati a organizzare delle loro attività", ha detto.

Alla fine, il 15 dicembre, gli abitanti dell'isola hanno potuto fare ritorno sfilando tra la guardia d'onore dei soldati. Questi ultimi si diressero a sud, verso Guernsey, mentre i prigionieri di guerra venivano spediti nel Regno Unito. Ne rimasero però una manciata che finirono per sposare donne del posto e stabilirsi ad Alderney.

Nel giugno del 1946, Martiew - che era stato il primo ufficiale britannico a sbarcare sull'isola nel maggio 1945 - fu l'ultimo a partire, a bordo di una veloce lancia per Guernsey, distante 41 chilometri.

Nonostante gli sforzi della 135, gli abitanti del luogo tornati nel dicembre 1945 trovarono la proprio isola profondamente cambiata, irriconoscibile: il suo paesaggio, battuto dal vento, era ora costellato di pesanti batterie di fucili e bunker di cemento che si insinuavano in profondità nei campi, sulle colline e sulle scogliere.

Come a Jersey e Guernsey, altre due isole pesantemente militarizzate, gli abitanti di Alderney continuano a vivere tra le reliquie dell'occupazione nazista ancora oggi. Ricordi sempiterni di un capitolo oscuro della storia dell'isola.

Ma di tutti gli ex siti nazisti di Alderney - se non in tutte le Isole del Canale - è il lager Sylt delle SS quello più certamente più controverso.

Costruito dall'Organizzazione Tolt nel 1942, ha ospitato prigionieri di guerra sovietici, dissidenti politici tedeschi e circa 400 ebrei europei.

Resa, non liberazione

Del campo oggi rimane ben poco, a parte tre pilastri di pietra che ne segnano il cancello d'ingresso e poche fondamenta. Nel 2008, le autorità locali hanno inaugurato una targa su uno dei pilastri per rendere omaggio ai "circa 400 prigionieri" morti nel lager Lager SS Sylt tra il 1943 e il 1944.

Una studiosa britannica, Caroline Sturdy Colls, ritiene che il vero numero di morti ad Alderney sia molto più alto.

Nel documentario Adolf Island del 2019, utilizza tecniche di indagine forense per stimare il numero dei decessi nel campo di prigionia a 700. Colls accusa il governo dell'isola di aver tentato di coprire quanto accaduto durante l'occupazione nazista. L'accademica non ha risposto alle richieste di commenti da parte di Euronews.

Davenport, presidente della Alderney Society e autore di un libro sulle difese tedesche della seconda Guerra Mondiale sull'isola, ritiene che la ricerca della Colls sia priva di ogni fondamento.

"Tentando di esagerare le cose, [si] denigrano quei poveri diavoli che sono morti qui e che sono stati trattati in modo così tremendo. La storia è stata in sé già abbastanza brutta: perché cercare di esagerare?"

Nonostante il 16 maggio sia il giorno ufficiale della liberazione di Alderney, non è celebrato come un evento sull'isola tanto quanto il 9 maggio a Jersey e Guernsey e il 10 maggio a Sark. Gli isolani festeggiano il 15 dicembre e il 30 giugno, giorno dell'evacuazione della popolazione prima dell'invasione nazista.

"Non si festeggia perché non siamo stati liberati, non c'era nessuno da liberare", conclude Davenport. "E' stata una resa".