Covid-19: "Non è il festival Eurovision"

Covid-19: "Non è il festival Eurovision"
Diritti d'autore Manu Fernandez/AP
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Di Euronews
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Frenate e distinguo dal Regno Unito, sulle cifre che collocano i decessi per Coronavirus nel Paese, superiori a quelli in Italia: "Prematuro e inutile fare classifiche. Non è il festival Eurovision. I veri numeri sono però certamente peggiori"

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Peggio dell'Italia per numero di decessi, ma la triste contabilità del Covid non è il festival Eurovision. Da mondo accademico e politica britannici arrivano distinguo e limiti sui confronti che in termini assoluti ora pongono il Regno Unito appena dietro gli Stati Uniti, con oltre 29.500 vittime su più di 196.000 contagi. Se rapportato alla popolazione il dato lo farebbe già scendere anche dietro a Spagna e Belgio. Molto meno localmente concentrata che in Italia, inoltre, l'estensione geografica dei contagi, mentre più rapida è la progressione della curva.

Comunque la si veda una tragedia immane, il commento del Ministro degli esteri Dominic Raab, che ha poi puntualizzato: "I nostri numeri si riferiscono al totale dei decessi nei diversi contesti. E non tutti i paesi adottano lo stesso criterio. Non sono quindi certo che si possano fare paragoni. I numeri dipendono poi anche dalla capacità nel raccogliere questi dati statistici".

"Non è il festival Eurovision. Al momento è inutile e prematuro fare classifiche, ma il bilancio reale è di certo peggiore"
David Spiegelhalter
Professore di statistica, Università di Cambridge

Prolungare l'emergenza. Il premier spagnolo Sanchez alla prova di nuovi equilibri

In Spagna, intanto, il dibattito su un eventuale prolungamento dello stato d'emergenza per altre due settimane sta diventando un caso politico. In un Senato praticamente deserto, il premier Pedro Sanchez ha testato con il suo discorso gli equilibri che - senza i Popolari, ma grazie a Ciudadanos - dovrebbero garantire il sì alla misura.

Foto: Mariscal, Pool Photo via AP
Virus Outbreak SpainFoto: Mariscal, Pool Photo via APMariscal

La Germania allenta ma mette già in guardia: "Possibile anche una terza ondata di contagi"

La Germania invece accelera, ma si tiene sempre pronta a frenare. A spuntarla è qui la linea dei Laender, che recuperano più autonomia nell'allentamento delle misure. "Siamo di fronte a una pandemia - mette però in guardia il presidente del prestigioso Robert Koch Institut, Lothar Wieler - e in situazioni come queste i contagi finiscono per toccare tra il 60% e il 70% della popolazione. E' per questo che con ogni probabilità assisteremo a una seconda ondata di contagi. Ne è certa la maggioranza degi esperti e alcuni parlano già di una terza ondata".

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I dettagli della strategia tedesca dovrebbero emergere proprio in giornata. Osservato speciale che farà da bussola alla politica, sarà però il rapporto fra contagi e popolazione: ratio identificata come critica, quella dei 50 contagi ogni 100.000 abitanti a settimana. Una soglia, a partire dalla quale il paese si tiene pronto a invertire bruscamente la rotta e tornare a praticare più rigide misure di contenimento.

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