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Libia, la tregua è già finita

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Libia, la tregua è già finita
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Non c'è pace in Libia, ogni promessa di tregua non dura che il tempo di rifornirsi nuovamente di armi. E il ruolo dell'Unione europea, criticato da molti, non sembra spostare l'ago della bilancia nel conflitto tra Bengasi e Tripoli.

La Global legal action, un'organizzazione di avvocati per la difesa dei diritti umani, ha presentato un'istanza davanti alla Corte dei conti europea contro gli aiuti finanziari dell'Unione alla guardia costiera libica.

"I fondi europei stanno aiutando in modo decisivo la guardia costiere libica a riportare indietro illegalmente migranti e rifugiati in Libia - spiega Valentina Azarova di Global legal action - nonostante il sistema detentivo libico sia uno peggiori al mondo, dove le persone vengono sottoposte a tortura e schiavitù."

Violazione dei diritti umani

L'Unione europea ha finanziato con 90 milioni di euro un programma per il controllo delle coste e dei migranti che cercano di imbarcarsi puntando il timone verso la Sicilia o Malta. Un programma fortemente criticato dalla maggioranza degli eurodeputati i della Commissione delle libertà civili (LIBE), del Parlamento europeo. la Libia, secondo loro, non è un paese sicuro dove riportare indietro rifugiati e richiedenti asilo.

"Abbiamo le prove che le guardie costiere libiche violano i diritti umani dei migranti - denuncia Tineke Strik eurodeputata olandese del gruppo dei verdi europei e membro della Commissione delle libertà civili (LIBE) - L'Unione europea che aiuta e addestra queste guardie è complice di questi comportamenti illegali."

La missione IRINI

Tra i nuovi programmi europei in Libia c'è ora anche la missione IRINI, incentrata sull'applicazione dell'embargo sull'ingresso delle armi in Libia.

Navi militari e satelliti effettuano ispezioni a largo delle acque libiche per controllare cosa arriva. Ma non tutti gli Stati membri hanno preso parte alla missione, alcuni infatti pensano che non potrà essere un modo efficace di impedire davvero l'ingresso di armi nel paese nordafricano.

"L'Unione europea non poteva rimanere con le braccia conserte di fronte alla violazione continua dell'embargo - sbotta Nathalie Loiseau, eurodeputata francese nel gruppo dei Liberali (Renew Europe) –. L'operazione IRINI, che piaccia o no, inizierà, alcuni paesi si sono impegnati in prima linea e altri hanno giudicato in partenza che non fosse abbastanza efficace. Inviterei questi Paesi a farci vedere di cosa sono capaci loro."

I veri dubbi dei paesi critici della missione IRINI, come l'Austria e l'Ungheria, sono rivolti alla questione migratoria.Questi paesi infatti temono che la missione IRINI possa operare salvataggi in mare di migranti alla deriva, osservando l'obbligo internazionale di non potere far finta di nulla di fronte a chi rischia di annegare.