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Giornata libertà stampa, sito per i 30 giornalisti uccisi

Giornata libertà stampa, sito per i 30 giornalisti uccisi
Ossigeno lancia giornalistiuccisi.it, le vittime dal '60 ad oggi
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(ANSA) – ROMA, 02 MAG – “Un’opportunità unica di vedere gli
esseri umani dietro ai professionisti. Per ciascuno di coloro
che sono stati uccisi perché cercavano la verità, il sito di
Ossigeno racconta la storia di quella persona, cosa lui o lei
stessero investigando – e cosa sia stato fatto per punire i
responsabili della loro uccisione”. Così Dunja Mijatović,
Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in un
messaggio inviato a Ossigeno per l’Informazione, saluta
l’iniziativa che celebra la Giornata Mondiale della Libertà di
Stampa lanciando un nuovo sito dedicato a tutti i 30 giornalisti
italiani uccisi dal 1960 ad oggi nell’esercizio del loro lavoro.
Il sito giornalistiuccisi.it sarà in rete da domani 3 maggio,
per celebrare così La Giornata Mondiale per la Libertà di
stampa, il World Press Freedom Day promosso ogni anno
dall’Unesco. Intitolato “Cercavano la verità”, il sito raccoglie per la
prima volta tutte insieme le storie dei giornalisti uccisi negli
ultimi 60 anni dalle mafie, dal terrorismo e dai conflitti
all’estero: da Cosimo Cristina a Carlo Casalegno, da Giancarlo
Siani a Fabio Polenghi e Andrea Rocchelli. E lo fa con l’intento
di collegare e valorizzare le diverse iniziative già avviate nel
tempo per ciascuno di loro e di rendere più accessibile
l’informazione esistente, coinvolgendo direttamente anche i
familiari delle vittime. Il sito avvia un processo di continuo
aggiornamento, volto a rendere sempre più completo il quadro
complessivo di conoscenza sull’enorme costo, anche in termini di
vite umane, che ha avuto la battaglia di tanti giornalisti
coraggiosi per affermare il diritto-dovere di informare. “Questo archivio, insieme al Pannello che ritrae i loro
volti, realizzato da Ossigeno – prosegue Dunja Mijatović – ci
permette di scoprire le loro vite e ci fa condividere i loro
sogni, interrotti improvvisamente e prematuramente. Ci fa
conoscere inoltre le loro famiglie e ci aiuta a comprendere cosa
abbiamo perso con la loro morte”. (ANSA).

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