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Proteggere la biodiversità marina per proteggere noi stessi

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Proteggere la biodiversità marina per proteggere noi stessi
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Il nostro pianeta si trova attualmente di fronte a enormi sfide: non solo i cambiamenti climatici ma anche una crisi nel mondo naturale. Un milione di specie terrestri e marine potrebbero estinguersi, molte nel giro di decenni. Andiamo a scoprire che cosa sta uccidendo gli ecosistemi marini, e che cosa fa o potrebbe fare l'Europa per preservare e ripristinare la sua biodiversità marina.

I fondali di Creta, laboratorio del futuro del Mediterraneo

La biodiversità oceanica è in pericoloso declino. Secondo l'Unesco, in assenza di un deciso cambio di rotta, più della metà delle specie marine potrebbero trovarsi sull'orlo dell'estinzione entro la fine del secolo.

A Creta i biologi marini assistono già ai drammatici cambiamenti che potrebbero diffondersi nell'intero Mediterraneo. Thanos Dailianis, dell'Istituto di biologia marina, biotecnologia e acquacultura di Creta (Immbc), illustra la sconfortante situazione: "La biodiversità, in particolare negli ecosistemi poco profondi, sta cambiando rapidamente. Abbiamo meno specie di quelle che avevamo prima, e abbiamo anche nuove specie in arrivo e nuove specie che si insediano ogni anno".

Osservare la situazione da vicino per capire che cosa attendersi

Ci immergiamo per scoprire un fondale sempre più spopolato. Una specie protetta di vongola - la pinna comune o nacchera - negli ultimi due anni è stata sterminata da una malattia e dalla pesca di frodo. Scomparsa anche, per cause non chiare, la metà delle foreste marine, che costituiscono un habitat per altre specie.

I biologi prendono appunti, monitorando questi cambiamenti. "Per il nostro lavoro - spiega Dailianis - la cosa più importante è entrare in acqua e osservare quante specie ci sono. Così fra, diciamo, dieci anni sapremo qual era la situazione precedente, e questo è molto importante per capire che cosa sta accadendo".

L'intervento dell'Ue per la protezione degli ecosistemi marini

I ricercatori stanno raccogliendo dati per diversi progetti finanziati dall'Unione europea che puntano a proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini.

Le grotte sottomarine di Creta sono ricche di spugne e coralli, che possono essere soggetti a situazioni di stress. Osservandone le condizioni di salute, gli scienziati possono compilare una "cartella clinica" delle comunità marine. Le immagini scattate sott'acqua sono poi analizzate all'Istituto di biologia marina, biotecnologia e acquacultura: i ricercatori utilizzano software speciali per identificare e classificare le specie. "Il nostro obiettivo - ci svela l'ecologo Vasilis Gerovasileiou - è di poter rivisitare le grotte in futuro e vedere se ci sono cambiamenti nelle comunità bentoniche. Abbiamo prove storiche qui che mancano completamente in altre parti del mondo. In questo modo possiamo usare il mar Mediterraneo - con tutti questi cambiamenti dovuti alle attività umane, al turismo, al crescente numero di specie non indigene - come un buon esempio per capire che cosa sta succedendo in altre parti del mondo".

Vengono anche raccolti campioni per condurre analisi genetiche in grado di mostrare se le specie siano in buona salute oppure stressate e di svelare la presenza di organismi troppo piccoli per essere visti a occhio nudo.

Questi studi europei ci permetteranno di capire meglio le cause del declino della biodiversità, dall'inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo delle risorse marine al riscaldamento globale.

Simulare i cambiamenti climatici per prevederne gli effetti

Uno degli esperimenti di CretAquariumsimula i cambiamenti climatici a lungo termin**e**, mostrando l'impatto di un'acqua più calda e acida sulle lumache di mare. "L'esperimento che stiamo facendo qui ha a che fare con la crescita - sintetizza il biologo marino Panos Grigoriou -: studiamo il comportamento alimentare dell'animale, il suo comportamento riproduttivo, e studiamo anche le interazioni fra preda e predatore, e come saranno influenzate dalle mutate condizioni dell'acqua di mare".

Se la concentrazione di CO2 nell'atmosfera continuerà ad aumentare, i mari diventeranno più acidi, e quindi corrosivi per il guscio di molti organismi marini. Ma questo, chiarisce Eva Chatzinikolaou dell'Imbbc, avrà un effetto a catena: "Il cambiamento climatico è molto importante come fattore d'impatto sulla biodiversità, perché se è colpita una specie, cambia tutto l'equilibrio. Qui abbiamo un esperimento per un animale, ma è una base di riferimento per tutti gli animali marini".

L'acidità rende le conchiglie più sottili e più fragili. Questo significa che con il cambiamento climatico le lumache di mare avranno meno protezione dai predatori. I ricercatori utilizzano la tomografia computerizzata per visualizzare e misurare con precisione questi effetti. La biologa marina Niki Keklikoglou ne illustra il risultato: "Questo esemplare si trova in condizioni di basso ph. Potete vedere che ci sono aree trasparenti, che qui ci sono strutture meno dense. Il cambiamento climatico sta avanzando rapidamente, quindi gli animali potrebbero non avere il tempo necessario per evolversi e adattarsi a queste nuove condizioni, rischiamo di avere enormi tassi di mortalità".

Il problema delle nuove specie

Un elemento che influenza la biodiversità marina sono i porti, ci rivela l'ecologo bentonico Giorgos Chatzigeorgiou: "I porti agiscono come una porta d'ingresso per nuove specie. Le nuove specie si agganciano allo scafo delle barche, che le diffondono altrove. Quando si stabiliscono nel nuovo posto, entrano in competizione con le specie autoctone. E questo è un problema".

In assenza di predatori locali, le popolazioni delle specie cosiddette aliene possono moltiplicarsi, sostituendo la fauna indigena. Per monitorare questo e altri problemi, i ricercatori utilizzano pile di piastre speciali piazzate in 20 località in tutta Europa. Alcuni mesi dopo, una volta che le piastre sono state colonizzate da piccole specie marine, i ricercatori le analizzano utilizzando il sequenziamento genetico e altri metodi all'avanguardia.

I campioni raccolti a Creta possono servire anche ad altri ricercatori europei, come il biologo Pedro Vieira, che studia un particolare verme a rischio d'estinzione in alcune zone del Portogallo. "Alcuni habitat di questa specie stanno scomparendo - lamenta Vieira -, quindi potrebbe scomparire anche la specie. Naturalmente è importante monitorarli, perché forniscono cibo per i pesci, per altri animali, quindi l'intero ecosistema in teoria potrebbe collassare".

Il pericolo dell'inquinamento luminoso

Perfino l'inquinamento luminoso delle coste potrebbe danneggiare alcuni piccoli animali marini. Per studiare il problema i ricercatori hanno installato trappole speciali per attrarre le specie che subiscono maggiormente gli effetti delle sempre più onnipresenti luci elettriche. Ma qual è il pericolo in questo caso? Risponde Niki Keklikoglou: "Potrebbere mutare il comportamento alimentare degli animali, le relazioni fra le specie, le interazioni, perché influenziamo il normale comportamento diurno o notturno. Vogliamo proteggere il mare, abbiamo bisogno di proteggerlo, perché così proteggiamo noi stessi. Penso che sia molto importante per ogni biologo e per ogni essere umano".

Journalist name • Selene Verri