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La Turchia invia mille soldati al confine greco

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Soldati turchi
Soldati turchi   -   Diritti d'autore  Screenshot del video diffuso dalle autorità greche
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Mille soldati turchi sono dispiegati sul confine con la Grecia per evitare i respingimenti di massa. Lo ha detto il ministro dell'Interno turco, che ha sorvolato le zone di confine per fare una ricognizione. Da quando a fine febbraio Erdogan ha aperto le frontiere sono migliaia i migranti che ogni giorno spingono letteralmente i confini per entrare in Grecia.

"A partire da questa mattina, abbiamo dispiegato 1000 soldati delle forze speciali completamente equipaggiati e abbiamo inviato anche dei gommoni - dice il ministro Suleyman Soylu - Non permetteremo a coloro che maltrattano queste persone di continuare a farlo. Abbiamo adottato le misure necessarie per evitare la violazione di norme internazionali e per salvare i nostri confini da un respingimento".

La Grecia aveva già accusato la Turchia di usare i suoi soldati per spingere i migranti verso l'Europa. Ha anche diffuso un video in cui si vedono soldati turchi lanciare bombolette a gas contro le forze dell'ordine greche.

La guerra di propaganda

Secondo le autorità greche nella sola giornata di mercoledì sono stati respinti quasi 7mila migranti e arrestati 24, molti provenienti da Pakistan e Afghanistan. Da sabato i respingimenti hanno sfiorato la soglia dei 35mila con oltre 240 arresti.

I numeri dati dalla Turchia sono molto più alti. Per il governo di Erdogan oltre 139mila migranti hanno già passato la frontiera. Numeri diffusi ad arte per spingere sempre più migranti verso l'Europa.

Di certo dal primo marzo la Grecia ha sospeso le richieste di asilo. I migranti che superano la frontiera non vengono proprio identificati, ma messi in centri di detenzione e poi rimandati indietro.

Cosa sta succedendo lungo il confine Grecia-Turchia

Nel marzo 2016 l'Unione europea stipula un accordo con la Turchia, in cui Erdogan si impegna a bloccare il flusso migratorio in cambio di 6 miliardi di euro. Molti di questi migranti bloccati sono siriani che scappano dalla guerra, guerra che Erdogan contribuisce ad alimentare sostenendo i ribelli contro Assad. I soldi dell'Ue non vanno nelle tasche del governo, come avrebbe voluto Erdogan, ma vanno alle organizzazioni non governative partner dell’esecutivo e a gruppi della società civile, chiamati a gestire l'emergenza. Erdogan rimprovera all'Ue un ritardo nei pagamenti. Inoltre non sono piaciute al leader turco le prese di posizione di alti esponenti dell'Ue contro la sua offensiva in Siria. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha fatto aprire le frontiere a fine febbraio è stata l'uccisione di 36 soldati turchi avvenuta a Idlib in Siria. Erdogan rimprovera l'Ue di averlo lasciato da solo nel conflitto.

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